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Lavorare eccita

Schematicamente, se l’Artigiano e l’artista creano il loro lavoro, se il libero professionista, l’ imprenditore lo dirigono, tutti gli altri con miriadi di mansioni diverse e sono la maggioranza, da dipendenti lo eseguono, con tutte le diverse filettature legate a parametri inossidabili – il guadagno - la prospettiva nel senso di un progredire o l’ incertezza del rimanere - la soddisfazione - la fatica.
di Ornella Guidi - mercoledì 29 gennaio 2020 - 906 letture

La flessibilità del lavoro, introdotta dal 2003 dalla Legge Biagi nella mentale acquisita gerarchia lavorativa sociale italiana, ha mancato quella realtà dinamica che forse era negli intenti della buonafede del legislatore, e così, mentre prima il lavoro era polarizzato in massima parte, dalla ricerca di un posto fisso di diritto, dopo, orfani di questo diritto, l’unità di misura per qualificare il migliore dei lavori, è rimasto l’avvicinarvisi il più possibile.

Primo parametro fisso del lavoro flessibile – trovare la massima stabilità - .

Già questo concetto, il desiderio di aggirare l’agghiacciante legge e di riuscire a trovare le condizioni rassicuranti dello storico posto fisso, rende ragione nel sociale profondo, della sofferenza inflitta dalla legge Biagi, legge maturata sulla scia delle scelte liberiste della politica degli anni ’90, completamente assorbite ed avvalorate dalle forze politiche della sinistra; la stessa Sinistra che scegliendo di svendere i gioielli del nostro Stato Italiano sovrano come l’IRI e dando in concessione a poli privati, i nostri beni infrastrutturali più importanti, come tutta la rete autostradale italiana, con le conseguenze che tutti conosciamo, ha con nonchalance cambiato cappotto, adeguandosi alle richieste del grande capitale e della finanza mondiali attraverso la politica europeista – dal trattato di Maastricht in avanti.

Ci siamo trovati dall’oggi al domani, con un lavoro flessibile e dunque migliorativo sulla carta, tradotto nel vissuto quotidiano – precario - oggi sì domani chissà; nessuno è più al riparo, basta una fusione tra banche e splash, esuberi di bancari, cito i bancari in quanto il posto in banca è nell’immaginario collettivo e da sempre nel reale, l’assioma del posto protetto insieme a quello nel comparto della pubblica amministrazione. L’ultimo scempio che per fortuna forse non è riuscito, era il proposito di Renzi di voler abolire le Province – ultimi guardiani del territorio insieme ai Comuni. Sono comunque riusciti a smantellare il Corpo della Forestale, senza che i Cittadini riuscissero ad impedirlo.

Personalmente trovo persino vergognoso che siano state ridotte le pensioni degli ex Parlamentari, il risparmio, un’inezia, un gesto di abbruttimento di cattiveria populista; semmai mi concentrerei sugli stipendi dei politici regionali che mi sembra poco, definire eccessivi; ma andare a decurtare di oltre il 50% le pensioni anche di anziani deputati e senatori, con effetto retroattivo, è stato un gesto vile, offensivo, se vuoi cambiare i famosi parametri, fallo da lì in poi, non dargli un valore retroattivo, delegittimante di una parte di vita, indipendentemente da tutto; rendi valida la nuova legge per quelli che ne andranno ad usufruire da lì in poi.

Ma già dagli anni novanta sono cambiate le regole a tutti i livelli. Vedi il mondo del calcio, prima di quegli anni i giocatori, anche i grandi, i Rivera, i Mazzola, i Riva, erano come una sorta di soldatini, guadagnavano un po’ ma non più di tanto, nonostante la loro carriera durasse di meno, guadagnavano solo benino, però il Calcio era lo stesso appassionante. Oggi, i calciatori, moderni gladiatori, in Italia, con i primi effetti degli acquisti calcistici di Berlusconi, di rimbalzo, sono diventati delle star assolute e ragazzotti di talento ma non più di talento di quelli di prima, si sono trovati a guadagnare milioni di euro, vecchi miliardi delle vecchie lire.

Questo si è trasformato in un terremoto culturale nei modelli da seguire, con ripercussioni nel sociale, si sono voluti creare dei miti, si è cercato attraverso il ludico di distogliere le persone dall’importanza, dal valore del vivere di ogni giorno; loro guadagnano milioni perché sono loro, te sei niente, è già un miracolo che tu abbia ottocento - mille euro al mese, l’importante è che paghi l’abbonamento a Sky per vedere la Champions … per poi un domani, magari scoprire che i fenomeni non esistono, vedi Lance Armstrong, ma intanto lo show business ha prodotto i suoi ricavi.

Proprio perché il mestiere del calciatore, anche con l’amplificazione dei social è divenuto l’oggetto del desiderio in una società che ritiene superflua la cultura ai fini di una carriera economicamente vincente, accade che già dalle prime società calcistiche per bambini e per ragazzi, questi ultimi vengano instradati dai genitori stessi, verso comportamenti assolutamente competitivi e bullizzanti nei confronti magari di un piccolo compagno talentuoso. Lo Sport, anziché essere maestro di vita, è diventato lo specchio di un degrado e nel degrado si insegna al proprio figlio a non passare la palla, perché qualsiasi potere anche le democrazie istituzionali, temono la squadra nel senso dell’unione, ognuno per sé.

La società umana, concreta, è diventata come una via dalle vetrine più belle in cui specchiarsi, poi si varca la soglia, si entra all’interno dei negozi e si trova la muffa, gli scarafaggi, perché alla fine tutti viviamo in una bolla, perché la crisi non è stata per niente superata, ci siamo solo adattati.

Quando nel 1966, in Cina, scoppiò la Rivoluzione culturale, estremo e riuscito tentativo di Mao Tse Tung di riaffermare il proprio potere dopo la catastrofe del “grande balzo in avanti” della politica economica fallimentare del partito comunista, furono spazzati via, mandati a lavorare nei campi e nei campi di rieducazione politica popolare, gli intellettuali, gli insegnanti, tutta una generazione di persone, della cui fine la Cina si è macchiata, attraverso le azioni violente delle indottrinate Guardie Rosse e sono stati commessi grandi crimini umanitari ed ingiustizie, ma sono state perse anche grandi competenze e ricchezze umane.

Poi i cinesi sono andati avanti, si sono ripresi, ma è rimasto un buco, una voragine, una perdita vera di intelligenze - sopravvivere ad un tragico errore, non significa sempre averlo superato ; lo sviluppo impressionante anche selvaggio di oggi, se non prendono provvedimenti, sta creando problemi a tutto il pianeta, per la loro frenesia economica, per la loro responsabilità ai disastri globali dell’inquinamento, riproducono più che creare, operano sulla base iniziale di modelli importati e di strategie commerciali di stampo capitalistico, senza molta attenzione ai diritti dei lavoratori.

Anche in Italia, dopo il 2003, complice la crisi economica che da lì a pochi anni è sopraggiunta e si è insediata, si è creato un vuoto, una voragine, uno spazio generazionale, si è persa gran parte della forza lavoro depositaria di significative competenze, ma che il mercato improvvisamente ha ritenuto preferibile ignorare, ritenendo quei lavoratori non più validi, perché quarantenni cinquantenni ed oltre.

Giuseppe Verdi compose l’ Otello all’età di settantacinque anni, ma allora ritorniamo all’inizio – l’ artista crea il proprio lavoro, il dipendente lo esegue. Perdere il know how della generazione centrale, ha determinato un impoverimento abissale del paese Italia, perché in molti settori non c’è stato quel passaggio graduale di consegne, non c’è stato un inserimento progressivo delle forze più giovani; anzi proprio in virtù della possibilità data, dopo un periodo in cui un lavoratore ha maturato un’esperienza, spesso non gli viene fatto un contratto duraturo perché andrebbe ad incidere troppo sui costi dell’azienda, e si preferisce ripartire da zero con altri lavoratori seguendo una logica più da bottegai che da imprenditori.

Anni indietro, un giovane aveva l’obbligo di leva, dapprima della durata di 18 mesi, poi passati a 10 o 12 a seconda del Corpo nel quale veniva prestato il servizio, lunghi periodi dedicati allo Stato, formativi a loro modo; ora al posto della leva obbligatoria, ironicamente possiamo dire che per molti ragazzi ci sono gli Stage - non pagati – sottopagati – o nei casi più bizzarri a pagamento – poi nella massima parte dei casi – ciao - avanti un altro.

Differenze: la leva era un dovere solo per i maschi…una volta tanto!…gli stage, che non sono obbligatori precisiamo, non contemplano differenze di genere. Chissà alla fine tra stage e leva sia pure quest’ultima, essere stata spesso inquinata da episodi di nonnismo, quale il più adatto, alla vita che verrà, pardon alla giungla che verrà, dove imparare tecniche di sopravvivenza, può avere una motivazione.

Non parliamo poi di tutti i settori dell’ Artigianato – dal tessile all’ebanisteria – tutti quei mestieri alla base del Made in Italy, che non è uno slogan, ma il fulcro del nostro paese, basato sulle competenze creative di vere e proprie miniere di ingegno, che sono la vera ricchezza italiana e che, ora squartata dalla crisi, ha subìto in ragione delle famose leggi del lavoro, riassetti sociali lavorativi che hanno centrifugato eccellenze, espellendole, sulla base di una miopia anagrafica.

Ogni giorno, si leggono notizie sui giornali, dei soliti furbetti che percepiscono il reddito di cittadinanza, pur avendo di che vivere lautamente in barba al fisco, ma io vorrei sapere quanti onorati lavoratori, sono stati costretti a chiedere questo aiuto sociale, perché emarginati da un mondo del lavoro, a sua volta impoverito da queste volute perdite. Le aziende preferiscono i giovani, ma non se ne comprende appieno il motivo, se poi non li tengono, poi se la flessibilità è la regola prioritaria, flessibilità per flessibilità, io imprenditore, vorrei anche persone con esperienza maturata sul campo e ragionare sulla base di qualche migliaia di euro risparmiati, non solo è svilente ma diventa a lungo termine, antieconomico.

Molte aziende, scelgono collaborazioni a costo zero, come nel caso dei lavoratori che collaborano con partita Iva, ma proprio il fatto che il costo di quel lavoratore è pari a zero, genera un piccolo disastro, perché il lavoratore a partita Iva, viene considerato una forza lavoro di minor significato, se lavora – bene – se non rende abbastanza, ne viene preso un altro.

Spesso, le aziende meno preparate, perdono l’opportunità di instaurare collaborazioni veramente proficue con risorse lavoro a costo nullo, cercando invece di sfruttare solo la situazione con superficiali turn over, scegliendo una girandola di collaboratori, che pur sottolineando la differenza con il lavoro dipendente, per dare il meglio, necessitano comunque di una intrinseca stabilità e di un rispetto ed attenzione continua.

I costi non sostenuti da parte dell’azienda, per quella tipologia di collaboratori, generano un equivoco: che quella risorsa lavoro per la quale non vengono versati i contributi, non costi nulla; in realtà quel lavoratore ha ugualmente un peso per l’azienda, anche se ha un costo “nascosto”, perché non venendo riconosciuto come merce di pregio, spesso rischia di essere considerato una risorsa di serie B da cui pare normale attendersi minor ricavi per lui e per l’azienda stessa. Il lavoratore diventa una sorta di merce regalata, mentre dovrebbe essere percepito il contrario - Affermare che tutto quello che una partita Iva porta, è comunque un di più, rivela un’altra miopia aziendale che può nel tempo mettere a repentaglio il futuro di quell’azienda; mentre

monitorare la crescita delle singole forze collaboratrici sia pure protette da una loro autonomia, incanala l’azienda in un binario di espansione futura.

Quando un’azienda di questo secondo tipo, incontra un collaboratore motivato, l’unione sia pure tra due singole e separate entità, diventa un’occasione di mutua crescita tanto da poter parlare in quei casi di lavoro stimolante carico di stress positivo, così da far dire - Lavorare eccita, perché mette in moto a 360° tutte le motivazioni più profonde, le capacità più recondite, affina le abilità comunicative e di transazione, fa cercare le migliori soluzioni, vincenti ma non incaute. Questo è il rapporto che dovrebbe legare ogni lavoratore, dipendente od autonomo, al lavoro di qualunque tipo sia, solo allora può essere superata ogni forma di alienazione per raggiungere quella pienezza di stampo Olivettiano, che altri inseguono facendo ricorso alla ricchezza dell’intelligenza emotiva, come il grande psicologo del lavoro, Daniel Goleman, ci ha insegnato.

In sostanza, credo che in generale, l’unica via per sottrarsi in ambito lavorativo, da ogni ricatto ed infelicità, sia quella di muoversi; in questo senso mi pare debba intendersi il giusto significato del concetto di flessibilità, che allora diventa autentico arricchimento - portarsi dietro il meglio, per non arrendersi ad esperienze ormai sterili.


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