Ladri di futuro

Lo scempio della Legge 133

di Alberto Giovanni Biuso - mercoledì 29 ottobre 2008 - 3016 letture

Oggi il Senato ha varato la Legge 137, che applica alcune delle norme contenute nella Legge 133 con la quale arriva a compimento il cammino di privatizzazione dell’Università pubblica iniziato con il ministero Berlinguer (centrosinistra). E il deputato di Forza Italia Valentina Aprea ha depositato una proposta di legge per trasformare in Fondazioni anche le scuole secondarie.

È vero che sono decenni che si banchetta privatamente sull’Università, disconoscendo il merito e imponendo nepotismi e baronie; ne so qualcosa (molto) anche personalmente. E dunque? Soluzione insensata è privare gli Atenei dei finanziamenti pubblici per trasformarli in Fondazioni controllate dalle aziende e dalle banche, che in Italia -si sa- sono espressione di un capitalismo virtuoso e scandinavo, come possono confermare le vicende Parmalat, Cirio, Alitalia, Mediobanca e numerose altre. A quel punto saranno i Consigli di amministrazione di tali aziende ad assumere e a controllare i docenti, che -certo- saranno scelti tra i più saggi, studiosi, onesti e intelligenti, invece che tra i parenti e amici dei Dirigenti di tali imprese. Chi può dubitarne? Nel frattempo, comunque, le rette per iscriversi a tali Università- Fondazioni dovranno essere decuplicate (questo mi piace: così imparano i tanti poveracci che hanno votato per Berlusconi-Tremonti-Bossi!) Una soluzione che somiglia alla seguente: se il paziente è malato allora uccidiamolo, così non proverà più alcuna sofferenza. Su questo, effettivamente, non ci sono dubbi.

Io, che dieci anni fa ho pubblicato un libro dal titolo Contro il Sessantotto, ora sostengo in modo convinto (con la presenza e con gli scritti) le manifestazioni degli studenti. Un movimento, il loro, che va oltre gli schieramenti politici e che si sta muovendo non per difendere i baroni, i raccomandati, gli inetti che pure popolano gli Atenei italiani; non per lo status quo ma perché ci sia ancora la possibilità di un futuro, che speriamo sia diverso da quello che troppo spesso ha ridotto l’Università a un luogo di nepotismo e di squallore. Si stanno muovendo per la polis, per loro stessi, per il sapere. È un loro diritto, certo, ma è soprattutto un dovere. Di questa lezione di educazione civica la Ministra Gelmini dovrebbe essere contenta.


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