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La tassonomica dei mirabili

La tassonomica dei mirabili / di Alessandro Ciacci. - Fano : Aras, 2020. - (Stile rana). - ISBN 9791280074010.
di Alessandro Castellari - mercoledì 16 dicembre 2020 - 522 letture

Arsenio, un otorinolaringoiatra di Pordenone, ritiene possibile l’archeofonia: è uno Schliemann dei suoni che vuole rintracciare nei siti archeologici e negli antichi palazzi i suoni del passato. Il suo piacere sommo sarebbe quello di ritrovare il suono dello schiaffo che ad Anagni Sciarra Colonna affibbiò a Bonifacio VIII.

Alois dialoga in strada con una grondaia e le porge un fazzoletto commosso dal suo pianto. No, non è pazzo: sta parlando, dice lui, con il vecchio Helizondo, una persona senza corpo. Ambito dal controspionaggio dell’Esercito, ma abbandonato dalla moglie a causa della sua evanescenza, ora da vecchio trascina per le strade la sua stanca e sola Assenza. Igor vuole innalzare il livello di spettacolarità delle disgrazie più commoventi, palazzi in fiamme, incidenti d’auto, suicidi. La sua società fornisce anche pianista e pianoforte a coda per accompagnare l’evento con le musiche più appropriate.

Minna, accattona senza casa, è degna di vincere il Nobel per l’economia con la sua Teoria del Guadagno Casuale, che sconfiggerà il caposaldo capitalista “Lavori tot, ti pago tot”: le disparità provocate dalla mercificazione saranno spazzate via dal Caso, quello che ti può far trovare una valigetta di preziosi o un portafoglio gonfio di denari. Non più divisioni in classi sociali: la società sarà divisa fra Distratti Elargitori (DE) e Fortunati Riceventi (FR).

Queste sono alcune delle storie paradossali che Alessandro Ciacci mette in scena ne La tassonomica dei mirabili. Certo: si possono ricordare le Vite brevi di idioti di Ermanno Cavazzoni, si può risalire ad Achille Campanile, ad alcuni spunti della nostra Scapigliatura e, ancor più indietro, ad alcune immagini e ad alcuni episodi del Gargantua per trovare gli antecedenti di questa scrittura iperbolica e parodica. E il paradosso (Pará, “contrario”; Docsa, “opinione, norma comunemente accettata”) determina anche il linguaggio dei Mirabili. Si tratta di un pastiche plurilinguistico, miscidiato, pieno di nuove formazioni lessicali che dà forma a questi “incredibili” personaggi: vagitifero per “neonato”; scappellofilo per “non amante dei copricapi”; avanzofaga per “colei che si accontenta di mangiare avanzi di cibo”.

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Copertina del libro La tassonomica dei mirabili, di Alessandro Ciacci

Avventurarsi in questa dimensione espressionistica significa trovare la necessaria corrispondenza fra l’espressione linguistica e il senso del racconto, come avviene, tanto per citare un esempio inimitabile, nella Cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda. Alessandro Ciacci questa corrispondenza a volte la trova. Fra tutti i racconti basta citare quello di Lefcadio Pappanegri. Qui il gioco è esilarante. Dopo l’invettiva iniziale contro quei lettori che non conoscono questo grande poeta, si racconta la storia di Lefcadio il quale a causa di un grave incidente rimane “sediorotellato”. A questo punto inizia il suo opus poeticum, costituito dai bigliettini che egli lascia sotto i parabrezza delle auto parcheggiate davanti al suo cancello di invalido. Qui il pastiche linguistico è assolutamente pertinente anche nell’esegesi delle sue poesie, come quella iniziale ed epigrammatica “Non vedi il divieto / di sosta merda?”, con tanto di enjambement fra il primo e il secondo verso.

Altre volte però il pastiche linguistico sovrabbondante tende a rallentare e a rendere faticosa la lettura: come se, di fronte ad un panorama, l’occhio fosse concentrato a distinguere e decifrare piccoli particolari, perdendo il gusto della bellezza dell’insieme.

Belle e sempre appropriate sono le sedici tavole di Anna Bertozzi per ognuno dei sedici racconti; tavole ispirate, credo, all’immaginario surrealista di Salvador Dalí e René Magritte.


L’autore

Alessandro Ciacci è un giovane ma già ben noto stand up comedian, attore teatrale, regista e drammaturgo. Nel 2017 ha debuttato il suo primo spettacolo, “Sillygismi”, cui hanno fatto seguito “A.C.U.M.E. – Another Ciacci’s Unnecessary Marasmus Entertainment” (2018) e “Salamoia per intenditori” (2019). 


Sinossi editoriale

La tassonomica dei mirabili è una serie di 16 racconti di genere squisitamente “letterario” tra narrativa fantastica (sono nell’aria il Borges della Storia universale dell’infamia e il Bolaño de La letteratura nazista in America) e quella saggistica dal sapore arcaico e barocco, nello spirito di Athanasius Kircher. Vite surreali, bizzarre, improbabili, quando non eventi minimi, minuscoli, di uomini e donne (ma anche animali, navi da guerra…) comuni e immaginari, che si sono distinti dalla moltitudine e smarcati dall’anonimato per i motivi più eccentrici. Soggetti prodigiosi, eccezionali, mirabili per l’appunto, secondo la concezione dei medievali mirabilia.

La scrittura di Ciacci deve ai Dossi, agli Imbriani, ai Gadda, ai D’Arrigo, dove sperimentalismo e linguaggio ricercato, reinventato estrosamente e arricchito di neologismi, divengono la cifra stilistica di tutto il libro. Una narrativa che sembra uscita da un Plutarco folle, esilarante e postmoderno.

Prefazione di Diana Sinigaglia



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