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La strage di via Maqueda a Palermo nell’ottobre 1944

Un corteo di gente civile,disarmata, che andava a dialogare con le autorità di allora, a Palazzo Condomiti, sede della Prefettura.
di enza - mercoledì 24 marzo 2010 - 2892 letture

A Palermo, in via Maqueda, nell’ottobre del 1944 ci furono ufficialmente 24 morti e 158 feriti. Dopo mezzo secolo è stata posta una lapide a Palazzo Condomiti per ricordare le vittime, per lo più giovani,della strage avvenuta in Via Maqueda, una via centrale di Palermo. Davvero poco, per la Sicilia e per quelle povere vittime che ci ricordano quali fossero i metodi della polizia di allora, in una Sicilia che in quel 1944 reclamava il diritto all’autodeterminazione. Metodi durissimi per i Siciliani e per la Sicilia,se si tiene conto che i militari della Divisione Sabauda, facenti funzione di polizia, erano dotati di mitra e bombe a mano.

Si vedeva il popolo siciliano come un nemico da tenere sotto controllo con qualsiasi mezzo. Perchè se così non fosse stato non avrebbe avuto luogo quella strage, a conclusione di una manifestazione pacifica contro il caro vita, dopo che era stato revocato uno sciopero dei dipendenti comunali. Un corteo di gente civile,disarmata, che andava a dialogare con le autorità di allora, a Palazzo Condomiti, sede della Prefettura. Nell’Ottobre del 44, tutti i partiti italiani(di destra,di centro e di sinistra)ricostituitisi e riconosciuti dal Comitato Nazionale di Liberazione, erano rappresentati nel Governo italiano a capo del quale c’era Ivanoe Bonomi.Il maggior partito in Sicilia, anche se non rappresentato nel Governo,era il Movimento indipendentista siciliano che aveva un alto numero di consensi e più che altro rappresentava meglio i bisogni puù urgenti del popolo siciliano;bisogni di pane, giustizia, lavoro, libertà e progresso.

In quel triste e famigerato giorno del 19 Ottobre 1944 i dirigenti indipendentisti non erano a Palermo, in quanto partecipavano al loro primo congresso che si teneva a Taormina. I cittadini di Palermo,già semidistrutta dai pesanti bombardamenti,erano al limite dell’esasperazione e della disperazione, perchè stremati dalle sofferenze della guerra, da 20 anni di regime fascista e da sessant’anni di governi unitari, centrali e filonordisti che avevano inciso sulla vita politica e massacrato l’economia dell’isola.Se non fosse stata questa la realtà di quei tempi, non si spiegherebbe l’ostinazione delle forze politiche e delle istituzioni contrarie ad ogni valutazione storico-politica di quegli avvenimenti, a ogni monumento in memoria di quel sangue innocente di cittadini siciliani.

Ufficialmente vennero dichiarati 24 morti e 150 feriti, ma una stima credibile parla di 90 morti e 180 feriti; la cifra esatta dell’eccidio non si saprà mai in quanto tanti morirono negli ospedali o nelle loro case. Vennero falciati soprattutto giovani e ragazzi che si trovavano in prima fila. La città venne militarizza e in serata vennero chiamati i vigili del fuoco per lavare il sangue dalle strade. Non è stato fatto nessun processo, nessuna inchiesta giudiziaria e questa terribile vicenda senza colpevoli e senza responsabili è stata dimenticata dalla Storia e sepolta. L’unica lapide esistente è stata collocata all’interno di Palazzo Condomiti dopo 50 anni.

A chi bisogna attribuire il silenzio di tanti decenni, il silenzio dei libri scolastici? Il modo migliore per onorare le vittime innocenti della strage di via Maqueda e la memoria storica del popolo siciliano è quello di lottare per il recupero di tutta la verità riguardante quei tristi fatti. Bisogna smantellare il muro del silenzio su tutte le vicende che hanno insaguinato la Storia della Sicilia e chiedere giustizia.


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