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La storia come malattia

“Non poteva morire prima di aver letto e corretto tutti i necrologi che lo riguardavano” (Elias Canetti, Il libro contro la morte, p. 25)
di Victor Kusak - giovedì 23 aprile 2020 - 676 letture

Se la storia umana fosse l’insieme dei fatti che riguardano la specie umana, dovrebbe riguardare l’unico fatto che è stato veramente importante per gli esseri umani, ovvero quando per la prima volta prese il morbillo. O la varicella, O la lebbra, il dengue, il morbo del legionario, la malaria, il raffreddore, il vaiolo, il tifo, la pertosse, l’herpes, la candidosi, la tubercolosi, lo scolo. Insomma, quando si ammalò. La storia dell’uomo è la storia della malattia. È l’unico motivo per cui gli uomini hanno l’impulso di viaggiare: per portare le proprie malattie a colonizzare nuovi luoghi, a diffondersi; per cui esistono le guerre: sono scontri tra diversi ceppi virali che, usando gli umani come mezzi di trasporto, locomotori, si affrontano per espandersi territorialmente quando il territorio risulta troppo densamente abitato e occupato da uomini che hanno altri ceppi virali o batterici. In realtà siamo sempre stati dominati, come specie, dal controllo e dal predominio dei batteri e dei virus che abbiamo dentro. Anche nel cibo che mangiamo, scegliamo solo il cibo che fa bene ai ceppi virali e batterici presenti nei nostri stomaci.

L’agricoltura, che è stata il modo con cui una parte dell’umanità si è moltiplicata più di tutte espandendosi e prendendo il sopravvento sulle altre specie umane (e sui relativi ceppi virali e batterici) è stato l’avvento di nuovi ceppi, particolarmente vitali. Provenienti probabilmente dal mondo animale, hanno fatto il salto di specie; si sono “evoluti” come si dice, ovvero adattate a un altro ospite. In ciò mostrando una dose di volontà di vivere e un desiderio di espansione prepotente. È la "volontà di potenza" che è dentro di noi.

Già le comunità di cacciatori-raccoglitori avevano scoperto una cosa interessante: che spostandosi da un luogo ad un altro, periodicamente, si evitava che virus e batteri divenissero tanto virali da sterminare la comunità stessa. In altre parole, i virus e i batteri hanno addomesticato gli umani spingendoli a trasmigrare, per evitare di essere sterminati dalla propria stessa virulenza. "Non si gioca con la cacca", viene insegnato. Appunto.

Alcuni gruppi di umani (spinti dai loro ceppi virali e batterici) hanno costretto altri gruppi di umani a vivere concentrati nelle città. Ciò ha permesso ai primi di controllare meglio i secondi, schiavi. Nello stesso tempo ha permesso di concentrare maggiormente in uno stesso luogo gli animali umani, permettendo a virus e batteri di proliferare. Gli storici recenti dell’antichità sono concordi nel ritenere che proprio concentrandosi nelle città è aumentata enormemente la mortalità per malattia; ma ha permesso di avere a disposizione più cibo, che ha significato un aumento della fertilità degli agricoltori concentrati nelle città rispetto ai raccoglitori e cacciatori sparsi nel territorio: alla lunga hanno vinto gli agricoltori, che hanno infettato tutto il pianeta.

Essi si sono espansi. Si sono messi in viaggio “per esplorare nuovi territori”. Ovunque sono andati, hanno portato le loro malattie, che prima hanno sterminato le popolazioni umane altre con cui venivano in contatto; poi hanno finito il lavoro con le armi. È quanto è successo nelle Americhe, ad esempio - ma è solo il caso più recente e noto di questa storia.

Ma a comandare, a decidere di volta in volta, sono sempre loro. Quando abbiamo l’insorgere di una qualche malattia virale o batterica, il nostro primo impulso è quello di andare in giro per spargere la nostra malattia. Abbiamo il raffreddore? Vogliamo starnutire in faccia agli altri. Sono gli altri, che detengono altri ceppi di virus e batteri, che impediscono ai contagiati con la forza di infettare; è una guerra tra ceppi virali e batterici.

Se oggi la Cina è diventata il “nemico numero uno”, fonte di nuovi ceppi virali e di contagio, significa solo che i ceppi lì prodotti vogliono espandersi; se prima non lo facevano e ora lo fanno è perché hanno accumulato abbastanza forza per essere espansivi e non solo endemici; che le altre colture virali e batteriche (cioè umane) che gli stanno attorno hanno perso capacità di contenimento e subiscono l’espansione di questi ceppi. La Cina è una potenza economica, ma lo è grazie ai suoi ceppi; così come prima lo era l’Inghilterra, o la Francia, o gli Stati Uniti.

La storia recente, quella che viene chiamata “storia dell’industrializzazione” nasce con il dominio che alcuni ceppi virali e batterici sono riusciti a elaborare su altri ceppi batterici e virali. Scoprire ad esempio che la vitamica C poteva essere usata contro lo scorbuto, che decimava gli equipaggi marinai inglesi, diede all’Inghilterra un grosso vantaggio competitivo nell’espansione, nel mondo, dei suoi batteri e dei suoi virus; la scienza così come la conosciamo ha avuto un grande impulso nel settore biologico grazie al colpo di fortuna di Pasteur che ha individuato il sistema dei vaccini. Con tale sistema si è potuto controllare la viralità deleteria di alcuni ceppi, intervenendo nella battaglia tra batteri e virus. Purtroppo non sempre i colpi di fortuna capitano, per cui non per tutti i ceppi di virus e di batteri si è trovato un “rimedio”.

Ma attenzione, quello che si è individuato è un rimedio provvisorio. Virus e batteri evolvono e mutano, stanno cercando di trovare un modo per aggirare anche le vaccinazioni. Non solo gli antibiotici (che diventano sempre meno efficaci, ed è bastato solo un centinaio d’anni d’uso di queste sostanze per renderle sempre di più inefficaci). I corpi umani rimangono quello che sono sempre stati: luogo in cui virus e batteri banchettano, e guidano la baracca. Come per le “invasioni barbariche” della storia (anche questa, una storia di scontro tra ceppi virali e batterici diversi) l’unico modo reale rimane sempre quello di assimilare dentro di sé il nuovo virus o il nuovo batterio, sfruttarne per quanto è possibile le caratteristiche positive - insomma, farsi contagiare -. Alla fine, eleggere imperatore il barbaro. I barbari sono sempre l’unica novità che può permettere a una organizzazione sociale stantia di rivitalizzarsi. In Cina, per fuoriuscire dal dominio occidentale delle droghe e delle cannoniere hanno dovuto importare i “barbari comunisti” e utilizzarli per ricostruire il Paese. Abbiamo bisogno di nuovi ceppi virali e batterici, essi sono per le nostre organizzazioni sociali, come la droga. I nuovi virus e batteri ci mutano, noi diventiamo altro. Effetto collaterale: muoiono in tanti. Se esistesse una macchina del tempo e qualcuno di noi potesse “tornare indietro”, si ritroverebbe in un mondo popolato da virus e batteri diverso: verrebbe subito ucciso da questi, oppure porterebbe in quel mondo i nostri virus e batteri, e quel mondo verrebbe sterminato - impreparato ai nostri ceppi virali e batterici. Fine della storia.

Quando noi mandiamo nello spazio i nostri satelliti, o vogliamo andare a popolare altri pianeti, lo facciamo spinti da una forza di volontà che è dentro di noi. Appunto. Nei virus e nei batteri che ci portiamo dentro, che vorrebbero tramite di noi espandersi nell’universo. Essi sanno che espandersi significa moltiplicare le speranze di sopravvivenza. Essi usano noi per fare la storia, la loro storia. La storia come malattia.


PS. Pare che gli americani riprenderanno a mandare astronauti nello spazio con propri velivoli. Vuoi mettere che tutto questo pandemonio della pandemia è nata dal desiderio di covid-19 di andare a vedere come si sta a gravità zero all’interno di una capsula americana?



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