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La sentenza di condanna della paga di 3,96 euro l’ora non è storica: è drammatica

L’ultimo pronunciamento viene dal giudice del lavoro di Milano, il quale ha stabilito che una paga oraria effettiva di 3,96 euro l’ora costringe un lavoratore a vivere sotto la soglia di povertà

di Redazione Lavoro - mercoledì 12 aprile 2023 - 1659 letture

Sono centinaia le sentenze che condannano in maniera pressoché ricorrente l’insufficienza della retribuzione prevista dal contratto collettivo nazionale per i lavoratori dei Servizi Fiduciari sottoscritto da quei sindacati che si proclamano “maggiormente rappresentativi”.

Da anni, infatti, le aule dei Tribunali di mezz’Italia sono inondate dai fascicoli delle cause nella quali si chiede l’accertamento e la condanna dell’insufficienza della retribuzione prevista da questo CCNL in relazione ai principi sanciti dall’articolo 36 della nostra carta costituzionale: la paga è insufficiente a garantire una vita dignitosa.

L’ultimo pronunciamento viene dal giudice del lavoro di Milano, il quale ha stabilito che una paga oraria effettiva di 3,96 euro l’ora costringe un lavoratore a vivere sotto la soglia di povertà – che l’Istat fissa a 840 euro – ritenendo per questo il compenso anticostituzionale. Il caso riguarda la dipendente della società di vigilanza Civis, che nonostante l’applicazione del contratto nazionale di settore percepiva uno stipendio inferiore al reddito di cittadinanza, intorno ai 640 netti.

Con una certa ciclicità, in occasione di una pronuncia giurisprudenziale, le testate giornalistiche, il mainstream e i politici più attenti alle tendenze dedicano qualche titolone o dichiarazione virale che garantisce risalto alla notizia per poi, puntualmente, dimenticarsene il giorno dopo abbandonando decine di migliaia di lavoratori nell’incostituzionalità contrattuale ormai accertata.

Al di là dei titoloni, che assicurano il tran tran all’interno delle chat e dei gruppi di messaggistica, quello che davvero manca da parte della stampa è una precisa denuncia contro le organizzazioni sindacali di Cgil Cisl Ugl e Uil (per il meno citato SAFI) che mettano in evidenza la responsabilità di questi soggetti nella sottoscrizione di questi assurdi contratti.

Il CCNL dei Servizi Fiduciari e il SAFI, entrambi con paghe inferiori ai 6 euro lordi l’ora non si sono scritti da soli. Non sono stati determinati unicamente dalle associazioni datoriali. Sono il frutto di una contrattazione (evidentemente debole da parte sindacale) e di asseverazione, accettazione e sottoscrizione da parte dei sindacati dei lavoratori.

La vittoria della singola lavoratrice, come in questo caso, è un importante risultato e va promosso perché incoraggi tanti altri lavoratori a farsi avanti nella battaglia contro le ingiustizie, ma quello che ancora oggi manca è la chiara condanna nei confronti di chi ha la piena responsabilità di questo scempio contrattuale.

I responsabili dell’impoverimento della classe lavoratrice, in particolare di questo settore, sono i sindacati confindustriali che hanno avallato retribuzioni incostituzionali e che oggi, in spregio ai lavoratori, cercano di smacchiare la loro immagine imbastendo paradossali class action contro se stessi.

La lotta contro l’incostituzionalità della paga prevista dal CCNL dei Servizi Fiduciari è iniziata molto tempo fa e come USB abbiamo da subito sostenuto la lotta nel rivendicare una paga giusta ed equa. È grazie all’instancabile lavoro degli Uffici Vertenze, degli avvocati e dei giuristi impegnati con noi in questa battaglia che la condanna di questa retribuzione è divenuta un consolidato orientamento.

Invitiamo tutti i lavoratori e le lavoratrici a perseguire con decisione questa strada affinché questo contratto collettivo vergognoso venga del tutto disapplicato.

Restituiamo dignità al lavoro.

USB Vigilanza


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