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La scuola non è in (s)vendita!

E per questo l’Università trasloca in strada.

di Ivonne Carpinelli - giovedì 16 ottobre 2008 - 2249 letture

Oggi esco dalla sede di Scienze Politiche di Torino e mi trovo di fronte a file di sedie stipate sul marciapiede. Innanzi a questa platea il professore col microfono che, noncurante del via vai curioso di studenti e non, dà vita ad una lezione universitaria fuori dal normale. Un ritorno al Peripato di Aristotele? No, “semplicemente” protesta.

E per questo l’Università trasloca in strada.

Oltre agli Atenei, tutto il mondo dell’istruzione pubblica sguaina striscioni e cori di disapprovazione per la contro-riforma Gelmini: dalle elementari alle scuole medie inferiori, dalle scuole medie superiori alla ricerca. Le lezioni all’aperto sono solo una mossa sulla scacchiera delle opposizioni. Rilevanti e minacciose sono, ad esempio, le proposte di interruzione dell’anno accademico in corso avanzate da docenti e ricercatori contro i tagli dell’istruzione.

Riguardo l’università i temi caldi dell’indignazione di studenti, professori, ricercatori concernono l’articolo 66, comma 7 e comma 13 della Costituzione Italiana: il primo relativo al taglio del fondo di finanziamento ordinario (si stimano 1 miliardo e 441,5 milioni di euro in meno in cinque anni); il secondo inerente il turn over limitato al 20% per il personale docente e tecnico-amministrativo. Consentendo solo una nuova assunzione ogni cinque pensionamenti si delimita il ricambio del personale, la continuità di corsi di studio, di interi percorsi formativi e di branche dell’amministrazione non permettendo a lavoratori precari e ai ricercatori ( anch’essi precari! ) di avere un contratto rinnovato e proseguire nella loro carriera universitaria.

Altro punto dolente è la legge 133 (Facoltà di trasformazione in fondazione delle università) la quale prevede il sorgere di un’università privata dalle non-ceneri in fiamme di una università pubblica che non vuole rinunciare al proprio ruolo. Chiaramente rifacendosi al modello dell’università-impresa anglo-sassone e americano, con una semplice e distruttiva votazione del Senato Accademico per maggioranza assoluta si valuta la possibilità di trasformare un Ateneo in un’istituzione a carattere privato. Dobbiamo aspettarci dunque il passaggio ad una Fondazione fatta di privatismo del sapere, costi elevatissimi e abolizione del comune diritto allo studio? Intanto i promotori delle iniziative di protesta contro la legge 133 cominciano già a registrare gli effetti di queste "scosse" nel mondo accademico: anticipazione a gennaio delle sessioni di laurea, totale cancellazione del futuro dei ricercatori, didattica sempre più dequalificata e frammentata, vertiginoso aumento delle tasse universitarie.

Fin’ora abbiamo assistito all’occupazione del Polo Carmignani e del rettorato dell’università di Pisa, alla lezione dei duecento sul Ponte Vecchio a Firenze, a Palazzo Giusso occupato e, successivamente, all’ interruzione del normale svolgimento del senato accademico all’Orientale di Napoli, al presidio alla Statale di Milano, al gruppo dei duemila ragazzi che ha manifestato all’interno della cittadella universitaria a Roma.

Nel frattempo si attende con ansia in tutto il Paese lo sciopero generale della scuola convocato per il 30 ottobre che vede il suo fulcro nella grande manifestazione nazionale a Roma, approvata all’unisono da tutte le Organizzazioni sindacali.

Cos’altro ci aspetta? Lo scopriremo solo…ribellandoci!


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