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La rosa bianca c’è già stata, anzi c’è già, anzi è di tutti.

La svendita della memoria ovvero: come prendere a prendere un nome, mescolando a caso tra i fogli della storia, possa contribuire a cancellare la memoria.
di Francesco Chiantese - martedì 12 febbraio 2008 - 4303 letture

Apprendo in questi giorni, con quello strano stupore che lascia le labbra secche e le mani umide, che un nuovo partito politico nasce in Italia. Anzicheno, da tempo, ne sentivo parlare con il nome di "cosa bianca". La "cosa bianca" ne convengo, assieme a chi ne fa parte, è un nome proprio insulso. Nell’epoca del "non so" che nascano partiti "cose" appare da una parte sintomatico dall’altra sfacciato. Mostrare la propria pochezza, per quanto esistente, non è mai cosa da orgoglio. Apprezzo, quindi, il pudore con cui si è voluto dare un nome meno vacante a questa realtà politica di cui, come accade, solo i fondatori sentivano il bisogno. Che si scelga un nome. Che un nome si scelga.

Ma perchè prendere a manciate dalla storia un nome che ha una sua storia, propria ed appartenente?

La rosa bianca Die Weiße Rose è un movimento di ispirazione cristiana attivo nella Germania nazista i cui componenti, opponendosi pacificamente e sotto l’egida della nonviolenza, dapprima alla belligeranza del nazionalsocialismo in politica estera, e successivamente all’oppressione nazista in politica interna e nella vita quotidiana dei cittadini, andarono in processo e furono decapitati.

Tutti.

Disse di loro Theodor Heuss "contrapponevano la purezza degli intenti e il coraggio della verità, alle frasi vuote e alla menzogna".

Rifulgevano appunto, come si legge dai loro volantini (atto che basto a farli considerare colpevoli), da quelle rivoluzioni sociali volute soltanto dai leader dei movimenti; cercarono, per tutto il loro breve periodo di attività, l’approvazione popolare, il risveglio delle coscienze, l’unione tra le forze libere di un paese non libero ma ancora non totalmente schiavo.

Cosa accomuna questo pezzo di storia europea, con questa manciata di politici italiani, in cerca più o meno lecita, di una collocazione?

Poco; davvero poco. Non mi interesso della dignità di questi, ma vorrei che si tuteli la dignità di "quelli".

Tra l’altro, in Italia, da tantissimi anni (1979) esiste già "la rosa bianca" che è una associazione (molto nota in ambiente cristiano) di secondo livello, cioè che ha il compito esclusivo e difficile, di far dialogare i cristiani dei vari movimenti ed associazioni su tematiche comuni, sulla nonviolenza, sulla libertà.

Sul sito dell’associazione "rosabianca.org" si legge una lettera della presidentessa che, appresa la notizia di questa omonimia (evitabile tra l’altro) ci tiene a sottolineare che "Tantissimi persone di tutte le generazioni da tempo identificano il nome della Rosa Bianca con il lungo cammino di questa associazione. Confidiamo, pertanto, che nelle scelte future si tenga conto della preesistenza della Rosa Bianca italiana e della possibile confusione che potrebbe ingenerarsi proprio oggi, quando viene auspicata da parte di tutti, anche dai promotori di questa nuova formazione politica, una maggiore trasparenza e "un fiore di speranza per la politica italiana. Grazia Villa. Presidente della Rosa Bianca italiana"

E’ umiliante che, non riuscendo a ricreare della identità contemporanee, si stupri così la storia (questo è solo il caso più evidente) alla ricerca di identità passate che, appartenendo alla storia, appartengono a tutti.

“La rosa bianca” è, inoltre, una meravigliosa canzone, poco conosciuta, della faccia politica e comunista di Endrigo, ispirata da una poesia del cubano Josè Martì. “Coltivo una rosa bianca - dice la canzone, anche questa bellissima e poco conosciuta - in luglio come in gennaio, per l’amico sincero che mi dà la sua mano franca. Per chi mi vuol male e mi stanca questo cuore con cui vivo, cardi né ortiche coltivo. Coltivo una rosa bianca”.

Vorrei ricordare ai politici di oggi, quanto possa portar sciagura, a noi e non a loro di certo, darsi un nome di cui non si è degni; ma ciò che è fatto è fatto, si cerchi almeno, di averne rispetto. Per quanto sia possibile.


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La rosa bianca c’è già stata, anzi c’è già, anzi è di tutti.
14 febbraio 2008

"La Rosa Purpurea Del Cairo (LRPDC)". Qualcuno ci ha già pensato? Nel mezzo c’è anche la sigla DC; si tratterebbe di un optimum vero e proprio.
La rosa bianca c’è già stata, anzi c’è già, anzi è di tutti.
18 febbraio 2008

In perfetto accordo sulla necessità di preservare la genuinità della memoria storica, mi chiedo però se l’utilizzo di un simbolo per soli scopi di accaparramento del potere politico risponda alla premessa di partenza.

Ai lettori la risposta!