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La politica come spettacolo elettorale

Come si concluderà questa crisi? Persino i professionisti della conoscenza politica (politologi, sociologi) non hanno le idee chiare. Non comprendono i riferimenti degli attori politici in scena...
di Massimo Stefano Russo - mercoledì 4 settembre 2019 - 563 letture

La politica come spettacolo elettorale attrae i media, si presenta semplice, entusiasmante e riesce a spostare l’attenzione dai veri problemi politici. La convinzione, spesso falsa, è che basti cambiare governo per ottenere un cambiamento politico. Nell’arte di governare bisogna ricorrere all’astuzia e alla doppiezza e seguire gli insegnamenti di Machiavelli che disprezzava il governo dei ricchi? Come ridurre il potere della proprietà privata?

Alexis de Tocqueville in La democrazia in America (1835) ebbe modo di osservare che la maggioranza meno ricca del paese sfrutta il proprio potere per espropriare la ricchezza. E’ questo il pericolo principale della democrazia. Karl Marx ha teorizzato la necessità di espropriare la proprietà privata e affermare la “dittatura del proletariato”, per contenere il potere dei capitalisti.

Doveva trattarsi di una fase temporanea sulla strada verso il vero comunismo, ma gli esperimenti di marxismo del Ventesimo secolo si sono rivelati fallimentari, mentre la Cina ha sviluppato un modello di capitalismo statale con le principali leve di intervento nelle mani del governo.

Siamo sicuri che la colpa sia sempre della classe politica? La partecipazione politica dovrebbe educare il cittadino e difendere la democrazia. Il senso di comunità emerge dalla comune interazione sociale.

Nel mercato si incontrano domanda e offerta, si soddisfano i bisogni, si scelgono i beni da produrre.

Come riformare lo Stato?

La gratuità è un aspetto fondante della vita e la sostenibilità sociale passa attraverso il rispetto dei diritti umani. Ci vuole più sensibilità sociale. Una nuova visione del mondo e della società. Ci può essere una nuova economia, una economia per l’essere umano?

Occorre soprattutto riconquistare l’onestà morale. Rendere responsabile il consumatore e motivarlo.

C’è bisogno di una nuova economia fondata sulla corresponsabilità, la giustizia sociale, il rispetto degli altri e la fiducia reciproca.

Se le soluzioni sono chiaramente identificabili perché non vengono applicate? Un discrimine, un fattore molto importante è il livello d’istruzione di un Paese. La scienza che ha abbracciato la produzione genera nuovi problemi. Possiamo dare per scontata un’accelerazione della crescita incontrollata? Come affrontare la criticità demografica che nel contesto italiano si prospetta nel medio-lungo ciclo di sviluppo?

Ci si aspetta chiarezza, onestà intellettuale, sentimento di responsabilità soprattutto nel richiamarsi al dovere di servire la patria, considerata come la famiglia il luogo primario dell’identità.

Ma cosa vuol dire servire la patria? L’amor di patria è concreto e selettivo. Per suscitare l’amore patrio c’è bisogno della frontiera, dello straniero, del nemico e distinguere tra noi e gli altri. E’ il limite che definisce e garantisce la realtà; non a caso il comunismo in quanto comunità assoluta lo si è sempre voluto senza confine.

Se teniamo al processo del voto non solo è perché si tratta di una procedura, ma anche perché pensiamo che conduca a un esito giusto.

L’ignoranza dell’elettore deve preoccuparci, ma come fare per risolverla e arrivare alla “saggezza collettiva”?

I politici in generale tendono a promettere alle persone quello che chiedono. Chi ci crede? Come dobbiamo immaginare lo sviluppo economico e sarà possibile realizzare una vera crescita?

Le persone vanno incoraggiate e permettere loro di difendere i propri diritti. E’ la partecipazione democratica che porta allo sviluppo morale e intellettuale delle persone.

Bisogna deliberare in modo razionale ciò che è bene non solo per noi ma anche per gli altri e in particolare quelli che verranno dopo. Le politiche del governo hanno effetti anche su chi non vota: le generazioni future e gli stranieri i cui interessi non sono rappresentati .

Bisogna fornire più opportunità e spazi significativi di partecipazione politica, invogliando i cittadini attivi politicamente a deliberare. I cittadini hanno il diritto di venire governati da persone competenti e in modo competente. Il paese va guidato da chi ha più talenti, il carattere migliore e scelto per merito, con l’élite che dirige, pianifica e controlla il potere nell’interesse del popolo?

L’idea basilare della meritocrazia politica è che tutti dovrebbero avere uguali opportunità di essere istruiti e di contribuire alla politica. La società dovrebbe fondarsi sul merito e l’impegno, non sulla ricchezza e sul privilegio per nascita.

La politica ha il compito di elaborare giudizi politici consapevoli, di individuare le abilità superiori alla media e fare in modo che servano la comunità. Come arruolare e promuovere i leader politici? L’abilità intellettuale verifica l’integrità, l’impegno, le doti di leadership e l’intelligenza emotiva. Ma rimane una contraddizione fra meritocrazia e democrazia, soprattutto sotto l’egemonia ideologica dello Stato. La nozione di merito portata all’esasperazione comporta la perdita dell’autorità morale della meritocrazia.

Riconoscere come scegliere o promuovere i talenti politici è importante, in particolare oggi che i divari tra i lavoratori qualificati e non aumentano, con un numero sempre maggiore di persone impiegato in lavori a breve termine o autonomi.

Come si concluderà questa crisi? Persino i professionisti della conoscenza politica (politologi, sociologi) non hanno le idee chiare. Non comprendono i riferimenti degli attori politici in scena (I. Diamanti). Li vedono impegnati a inseguire esclusivamente i propri elettori.

Ma più che in tempi liquidi, nella possibilità di accomunare il Movimento 5 stelle alla Dc (M. Serra), oggi viviamo in “tempi di liquidazione”, dove tutto è svenduto al ribasso.

Come si auto-percepiscono i grillini che aprono e chiudono di continuo le porte nello sforzo di adeguarsi a un modello contorto e deviante di democrazia? Possiamo definire, una volta dichiarate scomparse le classi, il Movimento 5 stelle interclassista? Non è un’illusione ottica avere un occhio di riguardo per una Lega a cinque stelle, glissando sulle sfide della società?


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