La poesia della settimana: Pier Paolo Pasolini

Poeta, giornalista, regista, sceneggiatore e scrittore italiano. Il massimo interprete della comunicazione del Novecento. Dal 2 novembre 1975, data della sua scomparsa, l’Italia sta ancora provando a ricostruirsi un’immagine di cultura.
di Piero Buscemi - martedì 28 febbraio 2012 - 1801 letture

Canto civile

Le loro guance erano fresche e tenere
 e forse erano baciate per la prima volta.
 Visti di spalle, quando le voltavano
 per tornaree nel tenero gruppo, erano più adulti,
 coi cappotti sopra i calzoni leggeri. La loro povertà
 dimentica che è il freddo inverno. Le gambe un po’ arcuate
 e i colletti consunti, come i fratelli maggiori,
 già screditati cittadini. Essi sono ancora per qualche anno
 senza prezzo: e non ci può essere niente che umilia
 in chi non si può giudicare. Per quanto lo facciano
 con tanta, incredibile naturalezza, essi si offrono alla vita;
 e la vita a sua volta li richiede. Ne sono così pronti!
 Restituiscono i baci, saggiando la novità.
 Poi se ne vanno impertubati come sono venuti.
 Ma poiché sono ancora pieni di fiducia in quella vita che li ama,
 fanno sincere promesse, progettano un promettente futuro
 di abbracci e anche di baci. Chi farebbe la rivoluzione -
 se mai la si dovesse fare - se non loro? Diteglielo: sono pronti,
 tutti allo stesso modo, così come abbracciano e baciano
 e con lo stesso odore nelle guance.
 Ma non sarà la loro fiducia nel mondo a trionfare.
 Essa deve essere trascurata dal mondo.

Pier Paolo Pasolini nasce a Bologna il 5 marzo 1922, lo stesso anno dell’avvento di Mussolini nella politica italiana e mondiale, con la marcia di Roma. Fu uno dei maggiori osservatori e critici del suo tempo, negli anni delle contestazioni giovanili che sfociarono nelle violenze di piazza e degenerarono nel terrorismo. Precoce intellettuale, a soli diciasette anni si iscrisse alla Facoltà di Lettere di Bologna per meriti scolastici, riconosciuti al Liceo Galvani.

Appassionato di letteratura e di qualsiasi manifestazione artistica, fu anche un appassionato di politica, una passione che esercitò subito dopo la guerra, iscrivendosi al Partito comunista nel 1948. La svolta della sua carriera artistica è l’incontro con Sergio Citti nel 1951 e poi nel 1953 con Giorgio Bassani, che lo coinvolge nella stesura della sceneggiatura del film La donna del fiume, di Mario Soldati.

Nel 1955 pubblica il libro rivelazione Ragazzi di vita, ambientato nelle borgate romane, con il quale sarà incriminato per contenuti pornografici, ma verrà assolto, vantando la testimonianza a favore di Carlo Bo e di Giuseppe Ungaretti. Dopo la collaborazione con Moravia e Fellini, nel 1961 gira il suo primo film da regista, Accattone. Faranno seguito Mamma Roma, Uccellacci e uccellini con Totò e Ninetto Davoli, Medea con Maria Callas, Il Decameron, I racconti di Canterbury, Il fiore delle Mille e una notte, Salò o le 120 giornate di Sodoma.

Notevole anche la sua produzione letteraria. Tra i tanti titoli, Alì dagli occhi azzurri, Teorema; tra le opere teatrali Calderòn, Orgia e Bestia da stile. Anche la morte, per Pasolini, sarà motivo di discussione e mistero non ancora risolto. La mattina del 2 novembre 1975, il suo corpo verrà ritrovato all’Idroscalo di Ostia. Per questo omicidio si autoaccuserà Pino Pelosi, che sconterà sette anni di carcere. Recentemente, alla fine del 2011, lo stesso Pelosi confesserà che l’omicidio dell’artista era stato commissionato per screditare la sua figura di intellettuale, ma in modo particolare di giornalista.


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