La poesia della settimana: Mahmud Darwish

Cosa ne sarà del popolo palestinese, dopo quanto stiamo assistendo inorriditi in questi giorni a Gaza? Il popolo eletto ha dato una nuova interpretazione della storia e della religione. Ma è davvero quella giusta?
di Piero Buscemi - martedì 20 novembre 2012 - 1843 letture

Si tratta di un uomo

Incatenarono la sua bocca
 legarono le sue mani
 alla roccia della morte
 e dissero : “sei un assassino “.

Gli tolsero il cibo, gli abiti, le bandiere
 lo gettarono nella cella dei morti
 e dissero : “sei un ladro “.

Lo rifiutarono in tutti i porti
 portarono via la sua piccola amata
 e dissero : “sei un profugo “.

O tu, dagli occhi e le mani sanguinanti!
 la notte è effimera,
 né la camera dell’arresto
 né gli anelli delle catene
 sono permanenti.

Nerone è morto, ma Roma no,
 lotta persino con gli occhi!
 e i chicchi di una spiga morente
 riempiranno la valle di grano.

Maĥmud Darwish nacque ad al-Birwah, un villaggio presso la città di Ăkka, in Galilea, Palestina, nel 1941. All’età di sette anni, nel 1948, visse la tragedia del suo popolo, quando il suo villaggio fu attaccato dai sionisti e la popolazione si disperse in altri luoghi. La famiglia Darwish lasciò la Galilea e si trasferì in Libano, sfuggendo alla situazione che si era venuta a creare dopo l’occupazione militare israeliana. Il padre di Darwish, però, rifiutò di diventare profugo e preferì ritornare nella sua patria. Al rientro in Palestina, un anno dopo, la famiglia trovò il suo villaggio completamente distrutto, ed al suo posto un insediamento ebraico. Così, si stabilrono in un villaggio di nome Deir el-Asad: il senso dello smarrimento entra nella vita del poeta in tenera età, e da quel momento in poi, Darwish si sentirà sempre “un profugo nella sua patria”.

Darwish scrisse la sua prima poesia quando frequentava la scuola elementare, nel villaggio di Deir el-Asad. All’età di 18 anni, ancora studente nella scuola secondaria di Kufr Yasif, Darwish componeva già delle belle liriche. A causa dei suoi scritti e della sua attività patriottica, fu lungamente detenuto nelle carceri israeliane, e molte volte fu costretto agli arresti domiciliari; ciò non gli permise di frequentare l’Università. Nutrita dalla prigionia, dalla fame, dalle privazioni e dai tormenti, la lirica di Darwish acquista il suo squisitissimo aroma. In diverse poesie egli canta con toni appassionati il suo amore per la patria perduta. Darwish iniziò a pubblicare i suoi scritti su quotidiani e riviste, acquistando importanza nel movimento poetico palestinese, poiché i suoi componimenti attirarono l’attenzione dei lettori e dei critici. Dopo aver terminato la scuola superiore, lavorò nella redazione giornalistica del partito comunista e si stabilì nella città di Ĥaifa, dove fu redattore del giornale “al-Etteĥad; L’Unità”, poi della rivista “al-Ĝad; Il Domani”, in seguito divenne direttore della redazione della rivista “al-Jadid; La Novità”. Negli anni sessanta, il movimento letterario palestinese subisce una notevole trasformazione, con il contributo evidente dei giornali e delle riviste sopra citate.

Gli anni da lui vissuti ad Ĥaifa non furono facili, a causa delle condizioni di povertà che lo costrinsero a dividere una sola camera con il poeta Samiĥ al-Qasim. Entrambi subirono la persecuzione dell’autorità israeliana e furono costretti alla permanenza obbligatoria in casa dal tramonto al sorgere del sole; dovevano, inoltre, recarsi a una postazione di polizia cinque volte al giorno per dimostrare la loro presenza. Darwish si aggregò alle fila del movimento comunista israeliano, facendo parte di qualche missione del partito nell’ Europa dell’Est. Durante questi viaggi poté conoscere molti scrittori e poeti di questi paesi, e anche diversi letterati del mondo arabo. Nel 1970, dopo una breve permanenza a Mosca, decise di trasferirsi in Egitto, al Cairo , al suo arrivo trovò una buona accoglienza da parte dei mass media; dopo un breve periodo di residenza, si trasferì in Libano dove si unì all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). A Beirut contribuì alla pubblicazione della rivista stagionale “al-Karmel”, che è il nome di un monte in Palestina.

Durante l’invasione dell’esercito israeliano nel Sud del Libano e l’assedio alla capitale Beirut, il poeta rimase fra la sua gente per incitarla con le sue parole forti, che infondevano speranza e fiducia nella propria forza. Solamente dopo l’accordo raggiunto fra le parti, Darwish lasciò Beirut insieme ai combattenti e al comando superiore dell’OLP per un altro luogo d’esilio, la Tunisia, dove si stabilì per un periodo di tempo. A Tunisi rimase a svolgere attivamente il ruolo assegnatogli come membro del comitato esecutivo dell’OLP e a continuare la sua produzione nel campo della prosa e della poesia. Darwish non accettò fin dall’inizio gli accordi di Oslo fra l’OLP e il governo israeliano perché secondo lui non avrebbero mai risolto la questione totalmente. Questi accordi avrebbero messo fine al sogno palestinese, alla cui realizzazione molti, il poeta compreso, avevano dedicato la vita. Quindi decise di lasciare Tunisi e di trasferirsi a Parigi, la città dove alloggiò e dove scrisse numerose poesie che risvegliarono i sentimenti del popolo arabo, lasciandovi una ferita aperta, come una finestra dalla quale si può dare uno sguardo alla coscienza del mondo.

Durante la sua residenza a Parigi, Darwish ebbe uno scambio di corrispondenza con il poeta Samiĥ al-Qasim, rimasto a vivere nel suo villaggio di ar-Ramah, in Galilea; le lettere scambiatesi dai poeti furono chiamate da qualche letterato “Lettere fra le due metà di un’arancia”. Dai seguenti estratti di queste lettere, come ha commentato lo scrittore palestinese Emil Habibi, si nota che, così come gli uccelli avvertono l’arrivo della tempesta, così i due poeti ebbero il presagio dello scoppio della prima Intifada.

I suoi libri sono stati tradotti in più di venti lingue e diffusi in tutto il mondo. Solo una minima parte della sua produzione letteraria è stata tradotta in italiano. È scarsa anche la traduzione in lingua inglese della sua opera. E’ morto a Houston il 9 agosto 2008.


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