La poesia della settimana: Ignazio Buttitta

Una delle espressioni più alte della sicilianità manifestata in versi, figlia della tradizionale Scuola Siciliana che contribuì alla nascita della letteratura italiana.
di Piero Buscemi - martedì 31 luglio 2012 - 2148 letture

Cumpagni di viaggiu

Stasira li cimi di l’arbuli
 chi mòvinu la testa e li vrazza
 parranu d’amuri a la terra
 e io li sentu

Sunnu li paroli di sempri
 chi vui scurdastivu,
 cumpagni di viaggiu
 nudi e pilusi,
 in transitu dintra gaggi di ferru.

Unn’è chi ghiti a càdiri
 si nuddu v’accumpagna
 e la scienza è in guerra contru l’omu?

Cu vi jetta li riti
 mentri u marusu munta;
 siddu i nostromi da puisia
 un tempu piscatura di baleni,
 ora piscanu a lenza
 nni l’acqua marcia di li paludi?

Cumpagni di viaggiu,
 si pirdistivu u cori pa strata;
 turnati nnarreri a circallu
 si non siti già orbi.

Si u suttirrastuvu chi morti
 nte campi di battagghia;
 jiti a svrudicallu
 si non feti nto sangu.

Si ristò a bruciari
 nte càmmiri a gas;
 curriti a cogghiri a cìnniri
 e mittitila a cuvari nto pettu.

Lu me straziu è pi vui stasira,
 e li paroli d’amuri
 càdinu nterra
 comu stiddi astutati.

Non vurria chi mai turnassi
 una sira la stissa.

Ignazio Buttitta. Bagheria (PA) 19/09/1899 - 05/04/1997

Autodidatta, fece molti mestieri: garzone di macellaio, salumiere, grossista in alimentari, rappresentante di commercio. Il 15 ottobre 1922, alla vigilia della "marcia su Roma" capeggiò nel suo paese una sommossa popolare. Nello stesso anno fondò il circolo di cultura "Filippo Turati", che settimanalmente pubblicava il foglio "La povera gente". Fino al 1928 fu condirettore del mensile palermitano di letteratura dialettale "La Trazzera", soppresso dal fascismo. Dopo aver pubblicato Sintimintali (1923) (molte liriche con prefazione di Giuseppe Pipitone Federico, scrittore, letterato e critico letterario morto quando Buttitta aveva 41 anni. Insegnò storia e geografia nella Scuola normale maschile e successivamente letteratura italiana presso la R. Università di Palermo) e il poemetto in lingua siciliana Marabedda (1928) il poeta ufficialmente tacque, ma le sue poesie continuarono a circolare clandestinamente. La sua prima poesia antifascista fu pubblicata, nel 1944, sul secondo numero di "Rinascita". Solo nel 1954, con Lu pani si chiama pani, Buttitta ricominciò a pubblicare le sue opere, che gli diedero fama internazionale.

Nel 1943 Bagheria era stata bombardata e Buttitta, per allontanare la famiglia dai pericoli della guerra, - moglie e quattro figli, di cui uno, Antonino, insegnante di Antropologia alla Facoltà di Lettere dell’Università di Palermo, in qualità di studioso delle tradizioni popolari siciliane; e un altro, Pietro Antonio, famoso giornalista e scrittore, morto il 14 agosto 1994 a Bagheria- si trasferì a Codogno (Milano). Ritenne di poter tornare da solo in Sicilia, ma lo sbarco degli Alleati gli impedì di attraversare lo stretto di Messina. Durante la permanenza in Lombardia, Buttitta partecipò alla lotta clandestina e venne arrestato due volte dai fascisti. Quando, dopo la Liberazione, tornò in Sicilia, trovò i suoi magazzini di generi alimentari saccheggiati. Per vivere (aveva già quattro figli) fu costretto a ritornare in Lombardia e a intraprendere l’attività di rappresentante di commercio. Questo fu un importante periodo di approfondimento per il poeta, che potè incontrare e frequentare quasi ogni sera Quasimodo e Vittorini. Nel 1960 si stabilisce definitivamente a Bagheria fino al 5 aprile 1997 data della sua morte, nella casa affacciata sul mare di Aspra.


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