La poesia della settimana: George Best

Nella vita si è dedicato ad altro, e non solo al calcio, purtroppo. Ma questa poesia è la prova della sua grande sensibilità.
di Piero Buscemi - martedì 11 giugno 2013 - 4379 letture

Un tempo per

Ogni cosa ha il suo tempo

e c’è un tempo per ogni azione sotto il sole

Un tempo per nascere e

un tempo per morire

Un tempo per seminare e un tempo per raccogliere

ciò che è stato seminato

Un tempo per uccidere e

un tempo per guarire

Un tempo per distruggere e un tempo per edificare

Un tempo per piangere e un tempo per ridere

Un tempo per soffrire e un tempo per ballare

Un tempo per conservare

e un tempo per buttare via

"Ho speso gran parte del mio denaro per donne, alcol e automobili. Il resto l’ho sperperato". Basterebbe questo aforisma per rendersi conto della vita condotta da questo calciatore nordirlandese che, precursore dei nostri giorni, ha trasformato la figura del campione di calcio in personaggio pubblico con le vicende della sua vita privata.

Sul sito della Fondazione a lui dedicata, tre aggettivi cercano di riassumere le caratteristiche caratteriali, umane e sportive di George Best: Unbelievable, Unplayable, Uncatchble. Un tentativo forse non del tutto riuscito, ma sicuramente significativo per le generazioni successive, che non hanno avuto modo di apprezzarlo.

Nato a Belfast il 22 Maggio 1946, dimostrò sin dall’infanzia le sue doti calcistiche, confermate dalle dichiarazioni della madre, che nel ricordare la breve vita del figlio, affermò qualche anno fa, come il ragazzo avesse con sè sempre un pallone da calcio.

Ma non è della sua carriera sportiva che vogliamo occuparci. Una carriera, oltretutto, che ha ispirato le fantasie e i paragoni con altri leggendari e maledetti personaggi dello sport, Maradona su tutti, e trasposizioni cinematografiche.

E’ il ruolo di uomo che George Best è stato costretto ad interpretare, davanti alle telecamere di mezzo mondo, agli occhi invidiosi dei calciatori a lui contemporanei e alla folle macchina da soldi che la sua figura mise in moto, davanti la quale nessuno osò mettere freni, pur essendo davanti a tutti la lenta autodistruzione che le nottate affogate nell’alcol, negli incontri sessuali occasionali e in una profonda solitudine che attanagliò tutta la sua vita.

I versi di questa poesia riassumono, più di qualsiasi ricostruzione biografica, il dramma e la contraddizione di un uomo ricco e famoso, nell’ammissione di un continuo errare tra ipocrisia, abusi, perdizione ed un’accennata voglia di vivere.


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