La poesia della settimana: Annie Vivanti

Una donna dell’Unità d’Italia, che ha attraversato la storia da un secolo di speranze a due guerre mondiali di disillusione.
di Piero Buscemi - mercoledì 2 gennaio 2013 - 3367 letture

Aut aut

Io voglio il sole, io voglio il sole ardente
 Che l’ebbrezza mi dia del suo splendore,
 O pur la buia notte ed il fragore
 Forte de la tempesta alta e furente.
 La grigia nebbia il core la detesta:
 Datemi il cielo azzurro o la tempesta.
 Voglio la libertà! la sconfinata
 Intera libertà la voglio mia!
 O pur la tetra e stretta prigionia
 Di quattro travi e la cassa inchiodata.
 Oh, se non m’è concesso l’infinito,
 Ch’io, l’ali infrante, giaccia seppellito
 E voglio l’amor tuo; l’intero ardente,
 Illimitato amore, o l’odio intenso.
 Ma sia l’odio o l’amor, lo voglio immenso!
 Io non sopporto un guardo indifferente.
 L’amor che tutto soffre e tutto dona
 O l’odio che non piega e non perdona.
 O tutto o nulla io voglio: il riso o il pianto,
 Il sole d’oro o l’uragano nero,
 la stretta bara o l’universo intero,
 E dallo sguardo tuo martirio o incanto!
 Tutti i tuoi baci dammi e tutto il core,
 O la croce sublime del dolore!

Annie Vivanti (Norwood, 7 aprile 1866 – Torino, 20 febbraio 1942) è stata una poetessa e scrittrice italiana, celebrità della vita intellettuale di Italia, Inghilterra, Svizzera e Stati Uniti. Anche sua madre Anna Lindau fu scrittrice tedesca, sorella anch’ella di celebri letterati.

Suo padre era seguace degli ideali politici di Mazzini, per questo trovò rifugio politico in Italia. Ha esordito nel mondo letterario con la raccolta poetica Lirica pubblicata in Italia con la prefazione di Giosuè Carducci.

Le sue opere furono accompagnate sempre da un notevole successo internazionale, tradotte in tutte le lingue europee e recensite da grandi nomi della cultura quali Benedetto Croce e Giuseppe Antonio Borgese. Nel 1941 un provvedimento fascista la colpì in quanto cittadina britannica ma fu presto liberata grazie all’intercessione di Mussolini.

Tornò quindi a Torino, ma le sue condizioni fisiche e la notizia della morte di sua figlia Vivien, suicidatasi, precipitarono la situazione ed ella morì. È sepolta al Cimitero monumentale di Torino e sulla sua semplice tomba sono scritti i primi versi della più celebre fra le poesie che Carducci le aveva dedicato: “Batto alla chiusa imposta con un ramicello di fiori. Glauchi ed azzurri come i tuoi occhi, o Annie”.


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