La pipì

Licenziato un professore. L’aveva fatta in un cespuglio
di Adriano Todaro - mercoledì 17 febbraio 2016 - 4191 letture

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Pipì

Avete mai provato essere per strada e sentire un bisogno estremo di fare la pipì? Certo che avete provato. E cosa avete fatto? Vi siete guardati attorno nella speranza di vedere un bar e, probabilmente, ci siete andati stringendo le gambe. Avete ordinato un caffè e poi domandato con timore e speranza: “Posso usare i servizi?”. Probabilmente la faccia del barista non era entusiasta ma a voi scappava, non ce la facevate più a trattenerla e il barista poteva fare tutte le facce che voleva, l’importante era, diciamolo con franchezza, pisciare, liberarsi di quel torrente che sentivate di avere nel basso ventre.

E, mentre quel torrente defluiva dalle vostre viscere, il vostro viso si era disteso, eravate avvolti in una pace celeste, un godimento senza fine. Ahhh! Finalmente.

Invece Stefano Rho (come leggo sul Corriere), non ha fatto come voi o non è stato fortunato come voi nell’intravvedere un bar in lontananza. Stefano con un amico si era fatto una ricca mangiata, poi si era diretto verso la sua abitazione. Improvvisamente, un bisogno impellente di fare pipì. Si è guardato attorno, ma non c’erano locali pubblici. Era sera tarda e tutti dormivano ad Averara, in Valle Brembana (Bergamo) di 182 abitanti. Che fare? A portata di mano (e di occhio) c’era un bel cespuglio che sembrava facesse proprio il caso di Stefano e in quel cespuglio Stefano, si era liberato con una bella pipì lunga lunga.

Sul più bello, ecco palesarsi i carabinieri, vigili e attenti, usi a obbedir tacendo. In quel caso hanno invece parlato e hanno intimato a Stefano (e al suo amico) di non farla più nei luoghi aperti. Tutto finito? Beh, no perché Stefano finisce davanti al giudice di pace. Risultato: 200 euro di multa e un decreto penale di condanna. Mi sembra giusto nel senso che mica possiamo permettere a tutti di pisciare quando scappa. Anche perché, come tutti sanno, i nostri marciapiedi sono immacolati, puliti e splendenti come fossero passati con Spic & Span. Non c’è una piccola pisciata di cane o deiezione, sembrano marciapiedi svizzeri.

Da quell’episodio passano 11 anni e nel frattempo Stefano Rho è diventato professore di filosofia, si è sposato ed è padre di tre figlie. Oggi ha 43 anni ed stato licenziato dalla scuola dove insegna. Che cosa ha combinato Stefano, non avrà mica pisciato in classe? Macché! Quando è stato assunto, ha compilato l’autocertificazione dichiarando di non aver “reati”. E la pisciata non è forse reato? Ed è reato anche una pisciata filosofica come la sanno fare solo i professori, appunto, di filosofia che mentre la fanno pensano a Kierkegaard.

Genitori, studenti e docenti sono scesi in piazza, a Bergamo, in solidarietà con il professore Stefano Rho. A mio parere hanno fatto male perché la loro manifestazione è diseducativa. Se tutti i professori cominciassero a pisciare nei cespugli, dove andremo a finire? Già i nostri giovani sono in balìa dei bulli, delle coppie di fatto, della droga, dei gay. Ah, signora mia non ci sono più valori ecc.

Come forse avrete capito, io parteggio decisamente per i carabinieri, la Procura e con tutti coloro che hanno brigato per licenziare il filosofo pisciatore. Colpirne uno per educarne cento. Nel nostro Bel Paese è tutto messo bene, pulito. Non ci sono discariche abusive, le popolazioni non muoiono di tumore, le grandi aziende non inquinano e l’Ilva è diventata un posto di villeggiatura molto ambito, non c’è corruzione. Insomma va tutto bene. Non possiamo certo rovinare tutto questo con i filosofi che si mettono a pisciare nei cespugli.

Ora non c’entra nulla con la vicenda del professore inquinatore ma io ve la voglio raccontare ugualmente. Ho visto un filmato sul Parlamento a proposito del dibattito sulle unioni civili. A un certo punto la telecamera ha ristretto su due grandi pensatori, seduti uno accanto all’altro: Giovanardi e Formigoni. Quando parlava uno, l’altro, quello più intelligente, lo guardava in tralice; quando parlava questo, l’altro, quello meno intelligente, pendeva dalle sue labbra. Ora non vi voglio svelare chi è il più intelligente dei due ma guardandoli mi sembrava proprio una coppia di fatto, amanti teneri, affettuosi e timorati di Dio.

D’altronde, come dicono i siciliani nuddu si pìgghia si ‘un si rassumìgghia. Poi il Formigün ha chiarato con solennità: "L’odore della sconfitta sul ddl Cirinnà sta procurando crisi isteriche gravi su gay, lesbiche, bi-transessuali e checche varie. Non è bello, poverini". Allora ho capito chi è il più intelligente.

All’improvviso, però, mi è venuto in mente che tempo addietro, il pensatore-carabiniere Carletto ce l’aveva con le donne che si baciano in pubblico. Non solo. Anche con “chi fa la pipì per strada”. Ecco, di nuovo il dubbio. Chi è il più intelligente fra i due Ric e Gian del Parlamento italiano?

Vi pongo, però, anche un’altra domanda: secondo voi inquina più la pipì del filosofo o quei due?

Sì, mi ripeto: lo so che non c’entra nulla con il professore bergamasco, ma chissà perché a guardare quei due mi è venuta una grande voglia di pisciare e non solo. Se trovo un bel cespuglio, ne approfitto.


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