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La perdita dell’indipendenza

di Sergej - giovedì 11 marzo 2021 - 607 letture

Con la Seconda guerra mondiale l’Italia perdette l’ "innocenza" (se mai ne ha avuta una), che era poi connessa al pensiero nazionalistico e risorgimentale (tutti gli "eroi buoni" del Risorgimento).

Diventata Stato d’occupazione, Stato occupato a libertà vigilata, democrazia senza libere elezioni dato il divieto di almeno un partito (Il PCI) all’accesso alla "stanza dei bottoni" [1]; anche la sua economia (oltre al suo territorio: vedi Sigonella e le altre basi di occupazione) era a regime vincolato. C’è però un punto della nostra storia recente che è particolarmente indicativo.

Nel giro di pochi mesi si giocò l’indipendenza industriale dell’Italia nata dalla Grande Sconfitta; sembrerebbe quasi ci sia stato un attacco concentrico contro la possibilità di uno sviluppo autonomo industriale da parte dell’Italia: l’uccisione di Mattei, la defenestrazione di Ippolito (e del piano nuclearista italiano), la morte di Mario Tchou di Olivetti… Da allora non mi sembra che l’Europa sia mai riuscita a risollevarsi (Olof Palme docet) a parte inginocchiarsi al pensiero unico del neoliberismo.

Se ne parla anche in un articolo di Lucio Russo pubblicato ora su Anticitera. E nel video che come protagonista la deputata dell’europarlamento Manon Aubry.

Articolo che segue La pandemia quale perduta occasione.


[1] Espressione di Nenni, leader del PSI, quando lo stesso limite fu posto al PSI prima dei governi di centro-sinistra.


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