La pacifista Olga Karash aderisce all’appello di padre Alex Zanotelli sulla pace
L’ILLUSTRE PACIFISTA OLGA KARACH ESPRIME IL SUO SOSTEGNO ALL’APPELLO "PER LA PACE NEL CUORE D’EUROPA" PROMOSSO DA PADRE ALEX ZANOTELLI E DA LUISA MORGANTINI
L’illustre pacifista bielorussa perseguitata Olga Karach, costretta a vivere attualmente fuori del suo paese, esprime il suo sostegno all’appello "per la pace nel cuore d’Europa" promosso da padre Alex Zanotelli e da Luisa Morgantini.
Riportiamo di seguito due sue lettere inviate ai promotori dell’iniziativa, delle quali la ringraziamo ancora.
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Cara Luisa Morgantini, caro padre Alex Zanotelli,
vi scrivo dopo aver letto con grande attenzione e profonda stima il vostro appello "Per la pace nel cuore d’Europa". Desidero ringraziarvi sinceramente per questa iniziativa cosi’ necessaria e coraggiosa. Condivido pienamente il senso di responsabilita’ morale e civile che attraversa il testo e ritengo, come voi, che oggi sia urgente unire le voci della societa’ civile europea per fermare la guerra, prevenire nuove escalation e costruire percorsi concreti di pace. Mi presento brevemente: sono Olga Karach, difensora dei diritti umani originaria della Bielorussia, oggi attiva in Europa nel campo della protezione dei rifugiati, della documentazione delle repressioni transnazionali e del lavoro per la pace. Da molti anni sono impegnata anche nella promozione del disarmo - in particolare del disarmo nucleare, che considero una priorita’ assoluta per la salvaguardia della vita umana e della dignita’ dei popoli. Il vostro appello mi ha profondamente toccata, perche’ credo che soltanto una pace disarmata e disarmante possa proteggere l’umanita’ dal rischio - sempre piu’ concreto - di una catastrofe irreversibile. Oggi piu’ che mai e’ necessario un fronte etico, umano e civile capace di rimettere al centro la vita, la compassione e la responsabilita’ collettiva. Per questo motivo mi farebbe molto piacere p oter entrare in contatto con voi e con le altre persone promotrici dell’appello, per riflettere insieme su possibili forme di collaborazione. In particolare, mi starebbe a cuore discutere:
il rafforzamento del movimento europeo per il disarmo nucleare;
il sostegno alla societa’ civile nei paesi colpiti da guerra, autoritarismo e repressione transnazionale;
la costruzione di iniziative comuni di pace dal basso, fondate sulla nonviolenza e sulla dignita’ umana.
Se per voi fosse possibile, sarei davvero lieta di organizzare un primo incontro online (Zoom), cosi’ da conoscerci e condividere idee, esperienze e prospettive. Sarebbe per me un grande onore potervi ascoltare e valutare insieme eventuali passi futuri.
Vi ringrazio ancora, dal profondo, per il vostro instancabile impegno per la pace e per la giustizia. Spero che questa mia lettera possa essere l’inizio di un dialogo e - se lo riterrete opportuno - di una collaborazione. Con stima sincera e cordiali saluti,
Olga Karach
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Caro Peppe,
ho letto con grande attenzione la Sua lettera aperta "Quante persone debbono ancora morire in Ucraina?" e ne sono rimasta profondamente colpita per la forza, il dolore e la lucidita’ con cui difende il diritto fondamentale alla vita - e, in modo altrettanto chiaro, il diritto delle persone a non morire in guerra, oggi in Ucraina.
Come Lei sa, io vengo dalla Bielorussia. Per noi la guerra in Ucraina e’ una ferita particolarmente lacerante. La viviamo come una tragedia fratricida: tre popoli - ucraino, bielorusso e russo - che per decenni hanno vissuto intrecciati da relazioni umane, culturali e familiari profonde, oggi travolti da una violenza che appare sempre piu’ come una follia senza senso. Questa guerra ci tocca da vicino, ci riguarda intimamente, e genera un’angoscia costante per il presente e per il futuro di tutta la nostra regione e dell’Europa intera. Desidero ringraziarLa sinceramente per la Sua iniziativa, per la coerenza del Suo impegno e per il lavoro instancabile che porta avanti da anni a favore della pace, del disarmo e della difesa della vita umana. In un tempo in cui la normalizzazione della guerra sembra avanzare pericolosamente, voci come la Sua sono essenziali.
Vorrei condividere con Lei, in risposta, alcuni punti che considero particolarmente importanti. Ritengo fondamentale rafforzare al massimo il sostegno ai renitenti e agli obiettori di coscienza bielorussi, russi e ucraini. Si tratta di persone che rifiutano di partecipare alla guerra per ragioni etiche e di coscienza, e che oggi si trovano in una condizione estremamente vulnerabile: spesso non sono accolte ne’ protette da nessuna parte, esposte a persecuzioni, repressione e isolamento. Difendere il loro diritto a non uccidere e a non essere uccisi e’, a mio avviso, una parte imprescindibile di una politica di pace autentica.
Allo stesso tempo, sento molto forte l’urgenza di parlare anche di una campagna per il disarmo nucleare dell’Europa in senso ampio, senza confini politici selettivi: includendo le armi nucleari russe, britanniche e di tutti gli altri Stati che continuano a fondare la propria sicurezza sulla minaccia dell’annientamento. Il nesso tra guerra, riarmo e rischio nucleare e’ oggi evidente e drammatico.
Credo sinceramente che sarebbe molto importante unire le forze anche su questi fronti. Mettere in rete le iniziative per la pace, il sostegno agli obiettori di coscienza e il disarmo - convenzionale e nucleare - puo’ rafforzare il nostro impatto comune. Insieme, con perseveranza e coerenza, possiamo contribuire a creare le condizioni politiche e morali perche’ questa guerra terribile venga finalmente fermata.
La ringrazio ancora per il Suo lavoro e per la Sua voce. Resto con grande interesse in attesa di sapere se e quali risposte ricevera’, e spero che questo dialogo possa continuare e approfondirsi.
Con stima e gratitudine,
Olga
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Riproponiamo qui di seguito l’appello "per la pace nel cuore d’Europa".
Il tragico silenzio di noi pacifisti dinanzi alla guerra nel cuore d’Europa. Umile un appello
Mentre ci sembra che in solidarieta’ con il popolo palestinese per chiedere la pace e un accordo che metta fine ai massacri e alle violenze a Gaza e in Cisgiordania il movimento pacifista italiano si sia mobilitato e continui a mobilitarsi, e questo e’ un bene, invece in solidarieta’ con il popolo ucraino per chiedere la pace e un accordo che metta fine ai massacri e alle devastazioni in quel martoriato paese il movimento pacifista italiano sembra riuscire a fare purtroppo ben poco, veramente troppo poco, e questo e’ un male. Ci sono diversi motivi per questa incapacita’ di mobilitazione, e non ci sembra necessario enunciarli ed interpretarli qui.
Qui e adesso ci sembra necessario chiedere a tante persone amiche sinceramente impegnate per la pace di esprimere pubblicamente un corale persuaso appello per la pace nel cuore d’Europa.
Abbiamo gia’ argomentato nei giorni scorsi perche’ ci sembri assolutamente necessaria e urgente una mobilitazione della societa’ civile e delle istituzioni democratiche per chiedere la cessazione immediata della guerra in Ucraina, ed in calce alleghiamo per chi fosse interessato quel che abbiamo gia’ scritto. Il nostro tragico silenzio favorisce la folle e scellerata prosecuzione della guerra e delle stragi, favorisce il delirio bellicista e riarmista dei governi di tutta Europa dall’Atlantico agli Urali, favorisce il sempre piu’ evidente pericolo che dal focolaio ucraino possa scatenarsi un incendio di dimensioni sempre piu’ ampie e sempre piu’ incontrollabili, ovvero che da una guerra locale si passi a una guerra continentale e poi mondiale, col rischio di trascinare l’umanita’ intera nel baratro.
Chiediamo coralmente la fine immediata della guerra nel cuore d’Europa. Chi condivide questa opinione ci aiuti a far circolare questo appello.
padre Alex Zanotelli
Luisa Morgantini
Olga Karach
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