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La nuova distanza sociale

"La nostra epoca, senile e cancerogena, è la deviazione multipla di tutti i grandi propositi, opposti o confluenti, dal cui fallimento è sorta l’era con cui sono falliti" (Fernando Pessoa)
di Sergej - venerdì 28 agosto 2020 - 725 letture

L’ipotesi è questa: la distanza tra plessi scolastici e luoghi di abitazioni sono aumentate. Nelle grandi come nelle piccole città. A fronte di questo, non c’è stato un aumento dei collegamenti pubblici (è noto il deficit di numero di autobus in servizio a Roma rispetto al numero medio occorrente, comparato con la media delle capitali europee). La deregulation in atto a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso che ha favorito nei trasporti il privato rispetto al pubblico (e l’auto rispetto agli altri mezzi di trasporto) ha scaricato sulle famiglie l’onere del trasporto. Le famiglie hanno dovuto dotarsi della doppia auto, anche perché il restringimento degli stipendi ha favorito l’obbligo del doppio lavoro in famiglia: mentre alla metà del Novecento bastava ancora uno stipendio per far vivere la famiglia, ora sono necessari due stipendi almeno - e la donna ha dovuto sobbarcarsi anche l’onere del lavoro esterno.

Le famiglie hanno dovuto sobbarcarsi il tempo di trasporto (sottrazione del tempo di vita ai genitori obbligati all’uso dell’auto), la fatica del trasporto (le energie fisiche e in termini di carburante, di energia, che significa guidare un’automobile), le risorse finanziarie del trasporto (acquisto dell’auto, tasse, manutenzioni, carburante…).

Le case sono diventate tendenzialmente (ma la cosa non è così distribuita come sembrerebbe) più grandi e accoglienti rispetto alla situazione generale esistente prima (anni Cinquanta del Novecento). Fermo restando che il 20% delle famiglie non ha accesso Internet, e non ha spazi di vista familiari “minimi” ecc_. La centralità del mezzo televisivo e poi della connessione Internet, attorno cui avviene la socialità del tempo libero delle persone - tempo che viene sottratto ad altre attività di svago, intrattenimento e formazione o studio -, ha portato a un cambiamento dei luoghi di aggregazione delle nuove generazioni: dal parco o dal “muretto”, alle case dei genitori: alcune case diventano luogo di aggregazione, cui confluiscono i “compagnetti” e gli “amichetti”. In fase puberale, sono i genitori che si spostano e vanno a trovare gli altri genitori, formando aggregazioni amicali di diverso tipo rispetto a quelle “tradizionali” precedenti. In fase adolescenziale, viene data ai singoli maggiore autonomia: “da soli” vanno a trovare i compagni.

Ora però è in atto una trasformazione psicologica diffusa: la paura di lasciare soli i propri figli. Ora in minor numero - crisi della natalità, precarietà e pessimismo sul futuro -, l’apprensione sulla propria prole è aumentata a dismisura. I bimbi non vengono più lasciati soli ad andare a scuola, ma vengono accompagnati dai genitori; non vanno più da soli a trovare gli amici, ma vengono accompagnati dal genitore di turno. È una cosa che ha investito un po’ tutto l’Occidente e su cui si sono avviate sperimentazioni diverse [1]. La psicosi del bimbo investito dall’auto è invece in aumento nelle città in cui si portano in auto i bimbi a scuola - certamente la televisione e i film americani incidono su questa psicosi, ma questa da sola non basta a spiegare il fenomeno.

Sottraendo tempo di vita alla propria famiglia, parallelamente alla riduzione del valore degli stipendi in atto con l’avvento del neoliberismo, i genitori si sentono in colpa rispetto ai propri bimbi. Accompagnarli a scuola o dagli amichetti diventa un momento compensativo, e uno dei pochi “tempi” realmente a disposizione per stare accanto ai propri figli.

Ciò porta a un ulteriore peggioramento della qualità di vita dei genitori, aggravati da nuovi compiti e da una ulteriore sottrazione del tempo e delle energie. Le capacità autonome dei figli diminuiscono, dipendendo dai genitori anche per gli spostamenti e modificando i rapporti psicologici esistenti con i propri genitori-schiavi.

Le strutture sociali si adattano e trovano soluzioni (provvisorie) che incidono sulla qualità di vita delle collettività. Nel momento in cui:

- viene a mancare la costruzione sociale imposta dall’alto, dalle strutture sociali amministrative, a causa del passaggio dallo Stato keynesiano allo Stato neoliberista; i consultori familiari sono decostruiti, l’ultimo residuo di “governo” sociale a questo livello rimane quello dei tribunali dei minori e gli assistenti sociali che intervengono (peraltro sempre più parzialmente) solo per fenomeni marginali e legati agli aspetti “penali”, non nella normalità del tessuto sociale;

- l’altro polo di cura sociale esistente, quello caritativo e proveniente dal mondo cattolico subisce nel contempo un processo prima di smantellamento poi di ridefinizione (dopo il Giubileo del 2000);

la famiglia, abbandonata a se stessa, deve provvedere a misurarsi con i mutamenti provenienti dalla modernizzazione in atto. È un tipo di risposta che non può che essere debole, di rimando, limitata. Testimonia ed evidenzia la fragilità della struttura sociale profonda della società in cui ci troviamo. Le ideologie “forti” continuano a parlare di “difesa della famiglia” o di “centralità della famiglia” nei loro discorsi; come sottoprodotto, questi temi formali rientrano nella propaganda politica spicciola [2]. Ovviamente niente di tutto questo incide sul mutamento reale in atto. Non basta istituire una “ministero della famiglia” e metterci a capo un ministro che ha fatto la scelta religiosa della castità, per avviare - all’interno del neoliberismo reale, politiche “a favore della famiglia” [3].

Alla “vita di strada” e ai “ragazzi di vita” degli anni Cinquanta del Novecento, si è sostituita la “vita da condominio” degli anni Settanta e seguenti. Negli anni Novanta hanno cominciato ad apparire i complessi blindati, in cui la nuova borghesia che già propendeva per l’uscita dai condomini e per l’entrata nelle nuove ville monofamiliari, ora tende ad accorpare le ville all’interno di un perimetro difensivo comune: una comunanza di ceto e non di rapporti sociali, in cui il muro (e le telecamere, le guardie di sicurezza, i sistemi d’allarme ecc_) separa i ceti sociali, nella nuova società in cui la sperequazione tra ricchi e poveri si è fatta abissale. Il nuovo ecosistema ha ritualità e modi di vivere completamente diversi dal mondo precedente. La tecnologia viene utilizzata non per migliorare la qualità della vita quotidiana, ma per soddisfare i bisogni di protezione, militari, del nuovo ceto dominante.

È una intera società che è cambiata e sembra ora di nuovo cambiare.

La nuova psicosi della "distanza sociale" post-epidemica avrà certamente effetti di medio periodo che sono per ora non facilmente prevedibili.

[1] Ad es_ in Svezia si calcola che il numero di incidenti automobilistici (bimbi investiti da auto) in città in cui si sperimenta o si ha l’abitudine di non accompagnare i bimbi a scuola con le auto private è minore rispetto alle altre città, perché gli automobilisti stanno più attenti quando guidano - e fanno parte di queste città, sapendo che ci sono bimbi che circolano e traversano le strade

[2] si pensi ai difensori della “famiglia tradizionale” che sono divorziati ecc_, senza che tutto questo influisca minimamente sulla percezione che le persone hanno sulla cosa in sé: chi è di destra rimane di destra e appoggia questi politici ma rafforza le caratteristiche delle proprie convinzioni, chi di sinistra no

[3] e infatti un ministero come quello di Rosi Bindi qualche anno fa, non risulta abbia benché minimamente inciso sui processi in atto


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