La nostra Lista per la Città

Eravamo con un gruppo di amici e amiche mentre la notte s’illuminava...

di Leandro Piccolo - venerdì 25 dicembre 2020 - 1150 letture

Eravamo con un gruppo di amici e amiche mentre la notte s’illuminava delle luci delle stelle. Tutti distanziati e con mascherine. Anche il mio cane, Ambrogio, aveva la sua brava mascherina. Solo il gatto Tobia aveva rifiutato la mascherina ma si sa che i gatti remano sempre contro l’ordine costituito e le libere democrazie.

Gli ultimi fuochi del cufuni [1] si ammosciavano. Avevamo cenato abbondantemente: carni e pesci di varia provenienza, cacoccili arrustute, patate alla carbonella, verdure grigliate, ma anche zuzzo detta anche gelatina di carne, cudduruni [2]. Il tutto annaffiato di vino e liquori. E già qualcuno, dalla dubbia buona educazione, stava già pensando all’amaro.

E mentre vedevamo le stelle accendersi una dopo l’altra sopra di noi, e il vino dentro di noi faceva il suo effetto, immaginavamo: una città diversa, una città a misura d’uomo e di donna - anzi di bambino, perché solo una città che sia vivibile per un bambino è una città degna di questo nome. Immaginavamo strade pulite, menti pulite, rapporti umani puliti. Un posto dove era possibile per le famiglie vivere, una città fatta di trasporti pubblici e senza auto, in cui i ragazzini potevano tornare a giocare per le strade sgombre di auto, in cui si poteva lavorare il giusto ma tutti, in cui non c’era la frenesia del consumo e dell’acquisto. Una città in cui tutti contribuivano per la loro parte e non ci si sospettava gli uni con gli altri. In cui si poteva pronunciare la parola mafia senza abbassare la voce. In cui ci si poteva guardare negli occhi gli uni con gli altri, senza che nessuno dovesse abbassare lo sguardo - per la vergogna o per l’umiliazione quotidiana.

La realtà della nostra città invece era la malattia. Come se un morbo, molto più potente e endemico del covid-19, avesse preso il sopravvento delle coscienze. Come se questa pervasiva, devastante malattia, avesse per sempre rubato tutte le forze ai suoi abitanti, riducendoli a larve o a zombie.

Tobia, acciottolato vicino a uno dei fucuni miagolò la sua: "Voi parlate parlate, ma poi non fate niente per la vostra città. Siete patetici, meritate il degrado e la malattia". E tornò a socchiudere gli occhi, perché si sa che i gatti stanno bene comunque.

Fu allora che il mio cane Ambrogio abbaiò.

E per noi tutti fu chiaro come una rivelazione. Dovevamo fare una Lista. Per la nostra amata città, per la nostra gente, per noi stessi. Urlammo tutti assieme, felici. Un urlo liberatorio e deciso.

Quella sera, passata la mezzanotte dopo interminabili ed entusiastiche discussioni - sul nome della Lista, su chi doveva fare il Consigliere e su chi doveva mettere i soldi - arrivammo anche alla decisione finale. Dovevamo chiedere a Luigi Boggio di diventare il nostro candidato sindaco per le prossime elezioni amministrative. E fu così.

[1] per chi è di Francofonte: fucuni; per chi è di Malta: barbecue

[2] per chi non è di Lentini: focacce ripiene


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