La morte di Naval’nyj e la propaganda

di Salvatore A. Bravo - venerdì 23 febbraio 2024 - 425 letture

L’Occidente destoricizzato e nichilistico è alla ricerca di identità e archetipi valoriali da trasformare in catalizzatori di senso. Individualismo e irrazionalità da decenni divorano l’Occidente capitalistico. L’economicismo e l’autopromozione sono diventati i capisaldi del cittadini-suddito del mercato. Si va dove spira il mercato e dove il consenso costruito ad hoc permette di restare in scena. In questo clima di irrazionalità si producono come fossero merci nuove archetipi e nuovi pubblici nemici. Il fine è elaborare obiettivi che hanno la funzione di divergere dai reali problemi. La società liberale affonda nell’atomistica del “non senso”. Il fascismo sempre alle porte comincia a non funzionare più, poiché notoriamente i governi occidentali sostengono sistemi politici fortemente sospetti di essere vicini a forme ideologiche di fascismo. L’Ucraina ha come eroe Stepan Bandera; lo stesso Aleksej Anatol’evič Naval’nyj eletto a eroe della democrazia è fortemente sospettato di essere stato un “fervente nazionalista”. Ogni omicidio provato dev’essere condannato e su questo non vi devono essere dubbi.

Le ambiguità dell’Occidente sono tali che le eterogenee alleanze in nome del dominio non possono che comportare un momentaneo abbassamento della retorica del nazi-fascismo alle porte, tanto più che è in corso un “ipotetico genocidio” in Palestina. In questo clima diventa più difficile controllare le masse con l’appello al fascismo incipiente, in quanto sono presenti contraddizioni sempre più palesi nella gestione della politica internazionale. Il nemico interno è così divenuto il “maschio”. La campagna a tamburo battente condiziona, è difficile sottrarsi criticamente a tale clima.


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