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La morte dell’informazione

A Gaza due corrispondenti e tre operatori di Al Jazeera, oltre a un freelance palestinese sono stati ammazzati dall’esercito israeliano...

di Salvatore A. Bravo - giovedì 14 agosto 2025 - 979 letture

A Gaza due corrispondenti e tre operatori di Al Jazeera, oltre a un freelance palestinese sono stati ammazzati dall’esercito israeliano, il quale secondo l’ultima versione orwelliana del governo Netanyahu sta “liberando” Gaza occupandola, radendola al suolo e trasferendo gli abitanti sopravvissuti. La morte della verità e della razionalità è il presupposto della morte dell’uomo. Il sistema vorrebbe sostituirlo con un essere generico privo di logica e di capacità valutativa etica e politica. Un uomo che crede a tutto e si adatta a ogni verità del sistema e sempre disponibile ad adattarsi per essere resiliente.

Tale genere di uomo potrebbe credere che Gaza sta per essere liberata. Siamo ad un passo da questo abisso in cui verità e menzogna non sono più categorie oggettive, ma prodotti ministeriali e burocratici. In questo clima di “rivoluzione antropologica” il giornalismo libero e di denuncia rappresenta un baluardo contro il Ministero della verità e pertanto è oggetto di attacchi e di censure. I giornalisti durante il raid erano in una tenda, fra di loro anche Anas al-Sharif, giornalista notissimo per l’impegno nella denuncia dei crimini che si consumano a Gaza da sempre. Il giornalista era il vero obiettivo, era accusato di essere capo di una cellula terrorista. Israele lo ha eliminato, gli effetti collaterali, la morte di altre cinque esseri umani sono considerati effetti irrilevanti in tale logica di “occupazione-liberazione”. Anche questo è un altro passo verso l’abisso della disumanità, per raggiungere l’obiettivo non si calcolano gli effetti. Gli esseri umani sono presenze superflue di nessun valore.

Amnesty International nel 2008 denunciava:

“La morte di così tanti bambini e di altri civili non può essere semplicemente liquidata come ‘danno collaterale’, come sostenuto da Israele. Gli attacchi contro Gaza sono stati senza precedenti: almeno 1400 palestinesi uccisi dalle forze israeliane comprendono circa 300 bambini e altre centinaia di civili che non stavano minimamente prendendo parte al conflitto. Amnesty ha riscontrato come le vittime degli attacchi su cui ha condotto le indagini non siano rimaste uccise nel fuoco incrociato tra miliziani palestinesi e soldati israeliani e non stessero nascondendo miliziani o altri obiettivi militari. Molte sono state uccise durante il bombardamento delle loro case, nel sonno, mentre sedevano in cortile o stendevano il bucato. I bambini sono stati colpiti mentre giocavano sul letto. Personale medico e mezzi di soccorso sono stati presi di mira mentre cercavano di soccorrere i feriti o recuperare le vittime”.

Siamo giunti al genocidio del popolo palestinese, ma tale logica era in grembo da decenni. Nessun genocidio avviene improvviso, ci può essere la causa accidentale o voluta che può metterlo in moto, ma esso ha una lunga gestazione che porta al “parto della morte”. Ciò a cui oggi assistiamo è l’effetto finale di una lunga sequela di complicità che hanno rafforzato nello stato d’Israele un senso di impunità coniugato ad un senso di onnipotenza. Le condanne ONU (69) non hanno sortito mai nessun effetto e nessuna sanzione è stata mai posta in atto. Israele è la proiezione degli interessi imperiali degli Stati Uniti in Medio Oriente e avamposto del declinante occidente assediato dai BRICS. Ciò gli consente di agire al di là del bene e del male e del diritto internazionale.

Giornalismo e democrazia

Gli anticorpi della democrazia sono le informazioni, per cui in questi decenni di declinante democrazia l’informazione è sotto attacco con modalità diverse. I giornalisti si uccidono, certo, ma normalmente non sono posti nelle condizioni di svolgere la loro professione etica. In Italia sono precarizzati, e i precari sono ricattabili o sono trasformati in esecutori di ordini. Ben 45.000 giornalisti risultano con “contratti atipici” e con retribuzione bassissime, mentre 15000 sono strutturati. Il precario come l’etimologia della parola suggerisce prega il padrone e colui che “prega” non è libero, ma si pensi, anche, alla TV di stato italiana nella quale i giornalisti informano su spettacoli, concerti e canzonette.

Ci sono tanti modi di “eliminare l’informazione”, la quale ha il compito di svelare interessi inconfessabili e disumanità del potere, e in tal modo contribuisce a disinnescare ciò che è in grembo ad un sistema. La violenza non è un destino e non è voluta da divinità malvagie, essa è l’effetto di un sistema che non coltiva nei cittadini la mediazione della ragione la quale valuta criticamente i fatti e nel porli in relazione. Tutto questo non trova spazio nell’occidente, pertanto il male può continuare a proliferare, poiché non vi sono limiti all’avanzare della disinformazione.

L’informazione è concretezza, riporta il soggetto nella storia e lo responsabilizza; la disinformazione è l’astratto, in quanto nella mente del cittadino disinformato i fatti deflagrano, sono frammenti irrazionali e bugiardi che conducono al disimpegno. Si uccide il giornalismo in una miriadi di modi per coltivare la “pubblica stupidità” che tutto tollera, in quanto non ha gli strumenti cognitivi ed emotivi per comprendersi e capire il mondo. Ci si comprende, solo se si riflette sulla propria posizione e responsabilità verso la storia, se questo è inibito sopraggiunge la “stupidità”. Il divertimento è la cifra della tragedia dell’occidente. Ci si diverte sempre, ovvero secondo l’etimologia della parola “si cambia strada da se stessi e dalla verità dei fatti”.

La stupidità è nell’incapacità di porre in relazione logica i fatti e nel confrontarsi con essi. Personalità solide e adulte sono normalmente capaci di questo. Nel nostro tempo la “disinformazione e l’informazione spettacolo” hanno contribuito alla stupidità di massa, pertanto i fatti sono accolti con superficiale distanza e, se contraddicono, le proprie stereotipate convinzioni sono rimossi con l’applauso generale. Gli slogan che tempestano le menti degli uomini nel tempo della stupidità invitano a fuggire per godere senza limiti. Il resto del mondo può oscurarsi. Dietrich Bonhoeffer ha decritto la stupidità nella sua genesi inquietante:

“Per il bene la stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità. Contro il male è possibile protestare, ci si può compromettere, in caso di necessità è possibile opporsi con la forza; il male porta sempre con sé il germe dell’autodissoluzione, perché dietro di sé nell’uomo lascia almeno un senso di malessere. Ma contro la stupidità non abbiamo difese. Qui non si può ottenere nulla, né con proteste, né con la forza; le motivazioni non servono a niente. Ai fatti che sono in contraddizione con i pregiudizi personali semplicemente non si deve credere - in questi casi lo stupido diventa addirittura scettico - e quando sia impossibile sfuggire ad essi, possono essere messi semplicemente da parte come casi irrilevanti. Nel far questo lo stupido, a differenza del malvagio, si sente completamente soddisfatto di sé; anzi, diventa addirittura pericoloso, perché con facilità passa rabbiosamente all’attacco. Perciò è necessario essere più guardinghi nei confronti dello stupido che del malvagio. Non tenteremo mai più di persuadere lo stupido: è una cosa senza senso e pericolosa” [1].

Ai giornalisti, come ad ogni uomo e donna di buona volontà politica, spetta il compito di informare per ricostruire il principio etico e il principio di realtà senza i quali immense tragedie torneranno ad affacciarsi nel nostro quotidiano. I giornalisti che muoiono sul campo per testimoniare il senso della loro professione devono essere ricordati, in quanto dimostrano che l’umanità soverchia la stupidità del male anche in condizioni estreme. La stupidità della guerra e delle ingannevoli complicità dei poteri finanziari e della politica non è l’ultima parola.

Continuare a tenere desta l’attenzione su tali tragedie è uno dei modi per difendere la democrazia e la libertà d’informazione. La potenza delle oligarchie ha prodotto il “totalitarismo della stupidità”.

La stupidità con i suoi slogan e con le sue frasi fatte vive nella mente e nei corpi degli uomini e delle donne, per questo l’informazione è oggi invisa, poiché essa potrebbe risvegliare l’umanità sopita dalla coltre dei dicitur del potere. Contro tale onnipotenza ci troviamo a combattere ed è sicuramente una delle battaglie più difficili che l’umanità ha mai affrontato.

Dobbiamo armarci di fiducia e di tenace pazienza, in quanto se la natura dell’essere umano ha nel logos la sua essenza nessuna cappa di potere potrà mai deformarla in modo assoluto.

[1] Da una delle ultime lettere dal carcere, 3 agosto 1944; citato in Rosino Gibellini, La teologia del XX secolo, Queriniana, Brescia, 1999, p.126).


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