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La mira dei Coloni

"Prendiamo un autobus arabo, che da Gerusalemme va a Betlemme, non ci sono autobus diretti da Gerusalemme per i palestinesi...". Dal nostro inviato in Palestina.
di Roberto Castronovo - mercoledì 19 aprile 2006 - 3246 letture

Cari amici in ascolto... torno a scrivervi su Hebron... martoriata citta’ nella west Bank.

Domenica mattina ci sono tornato, accompagnavo un mio amico italiano anche lui volontario per l’unione europea, che sta in un progetto in un villaggio a sud di Hebron. Prendiamo un autobus arabo, che da Geruaslemme va a Betlemme, non ci sono autobus diretti da Gerusalemme per i palestinesi, perche’ arrivati a Betlemme, bisogna fermarsi e passare dal controllo israeliano, e poi da li continuare per Hebron...questa e’ la via palestinese... Arrivati a Betlemme, il pulmann ci lascia fuori dal muro, ed io in un primo momento stento a credere a cio’ che vedo...il muro altissimo che isola e circonda la citta’...ed un grande check point organizzato in piu’ strati di barriere. Ci avviamo increduli ad uscire dalla barriera, accompagnati da un signore anziano palestinese che ci guarda con un aria sconsolata e notando in noi il disappunto e la meraviglia ci risponde con lo sguardo... quasi a dirci: vedete cosa siamo costretti a fare? Passiamo il controllo, altra non comunicazione non verbale, stavolta con la soldatessa che sta dietro il vetro antiproiettili della cabina di guardia... e’ una ragazza della nostra eta’ e ci getta uno sguardo interessato... poi l’interesse si muta in meraviglia e ci guarda con disappunto quasi a dirci : “ ma voi che diavolo ci fate qua’ perche’ non passate dalla strada israeliana...?” comunque senza neanche dare uno sguardo ai passaporti ci fa passare e mi sembra come di uscire dai cancelli di una prigione... questo check point e’ dall’aspetto terribile (qualora ce ne fossero dall’aspetto gradevole), pieno di torrette di controllo e di militari ; una prigione a tutti gli effetti, dai colori tristi e dalla squallida e caratteristica architettura militare. Questo e’ il gusto edilizio israeliano di moda nei territori occupati, penso con un po di ironia, l’espressione soddisfatta e consapevole del gusto architettonico di questo folle stato. Ad ogni modo, dopo alcuni minuti di contrattazione d’obbligo con i tassisti, che aspettano fuori le barriere, prendiamo un taxi che ci porta ad una altra stazione di autobus dove prendiamo finalmente, un taxi colletivo per Hebron.

Arrivati in citta’ un corteo di macchine e di gente accoglie, i pellegrini tornati dalla Mecca, e’ una grande festa, piena di bandiere e slogan islamici, con qualche militante di Hamas, ma cio’ che mi stupisce di piu’ e’ vedere una macchina del corteo con due bandiere verdi (il colore dell’islam) con su scritta la shahada (non c’e’ altro Dio all’infuori di Allah e Muhammad e’ il suo profeta) condotta da una donna velata, accompagnata da una altra donna velata al posto del passeggero, anche le donne hanno il loro ruolo dunque in una manifestazione islamica. Il cenro della citta’ nuova di Hebron e’ il tipico crogiolo di gente, macchine, autobus e bestie, nel tipico stile arabo, e subito mi riporta ai suq dei vilaggi egiziani, o delle citta’ siriane. Una folla urlante e viva, una quantita’ impressionante di bancarelle e merci, i colori della frutta e delle vurdure, e l’immancabile mistura di odori, vari tipi di spezie e profumi. Attraversando in pieno (con un certo gusto tralaltro) questa folla ci inoltriamo verso la zona vecchia, verso il vecchio mercato delle verdure teatro da cinque anni di scontri tra i coloni che vi si sono stabiliti e la popolazione araba. Hebron e’ considerata dai coloni ebrei un posto importante perche’ si trovano le tombe dei patriarchi e quindi alcune famiglie si sono stabilite al centro della citta’ cacciando via i vecchi abitanti, provocando la chiusura dei negozi e aggredendo i fedeli musulmani che vanno a pregare nella moshea di Abramo dove si trovano le tombe contese.

Il vecchio mercato e’ un posto molto bello o almeno lo era, perche’ ora e’ completamente vuoto. Intricate stradine che dalla via principale si intrecciano nel gioco di vicoli della casba araba, ora la maggior parte di quelle case sono disabitate a causa della presenza dei coloni. Si perche’ la loro presenza non si limita ad occupare ma anche a perpetrare ogni tipo di violenza possibile sulla popolazione araba. La strada sembra deserta e un mercante ci sconsiglia di andare alla moschea perche’ la situazione e’ tesa, in quanto Sabato. Lo stesso mercante ci invita invece nel suo negozio convincendoci a comprare qualcosa : stiamo al gioco e dopo la debita contrattazione ho comprato una bella kefya di fine tessuto proveniente da Falluja. Restiamo un po nel negozio del mercante, scoraggiati e indecisi se continuare la visita, perche’ non possiamo renderci veramente conto della pericolosita’ della situazione, ma quando vediamo passare un incredibile gruppo di bambini coreani in gita ad Hebron accompagnati dalla loro insegnante che per la sua statura si confonde tra loro, decidiamo di unirci a loro...e che cavolo i bimbi si e noi no !

I coreani mandano in gita i loro bambini in un posto come Hebron...ma che concezione hanno questi del turismo penso, che sia questo l’effetto della nascita di un nuovo tipo di interesse per i luoghi di conflitto che i media ci mostrano sempre piu’ frequentemente, inizia l’era del “war tourism”. Lasciate queste considerazioni personali vi racconto ora cio’ che ho visto dentro la citta’ vecchia, da un paio di giorni volevo scrivere questa esperienza ma fino ad ora ho esitato, per il bisogno di realizzare lo shock. Alla fine della strada del mercato si trova la moschea di Ibrahim (nome arabo di Abramo) il luogo conteso, per entrarvi si passano altri orribili check points con grosse sbarre di metallo, e appena fuori queste barriere il deserto. Una citta’ vuota e abbandonata, militari israeliani ovunque ti fanno sentire in guerra, e scritte in ebraico ( per la maggior parte insulti agli arabi ) sulle saracinesche dei negozi e delle case che erano arabe danno l’impressione del sopruso in corso nella citta’.

Ci aggiriamo per le strade vuote e incontriamo nuovamente il gruppo di bimbi coreani, e dopo una sosta in un altro negozio arabo un po piu’ distante dalla zona della moschea, dove ci viene offerto del caffe’ e ho l’opportunita’ di registrare una intervista in dialetto hebronita (khalili) torniamo indietro e visitiamo la moschea. Tuttavia cinque minuti prima dell’inizio della preghiera di mezzodi’ dobbiamo tornare indietro ed uscire dalla zona vecchia. Cosi’ percorriamo di nuovo la stessa strada ma ad un tratto delle grida e un vociare dal fondo alla strada....una folla di palestinesi per lo piu’ donne e bambini che si stanno recando in moschea per la preghiera, e’ bloccata sotto le tettoie del suq perche’ dall’alto piove la sassaiola dei coloni...l’incredibile..dei balordi coloni in passamontagna nero, tirano pietre su questa pacifica gente che si reca a pregare, stento a crederci. Ci avviciniamo cautamente sempre sotto il riparo delle tettoie mentre piovono attorno a noi i sassi, e la gente urla, attimi di panico. Avvicinandomi mi rendo conto della posizione dei coloni e riesco a vederli in alto, dietro la parete di una casa che domina la strada del mercato... mi decido a fare delle foto..e mi avvicino ad altri due fotografi , due giornalisti palestinesi. Per questo proposito (fotografare i tiratori) mi espongo e mi metto al centro della strada, accanto ai due fotografi e riesco in pochi secondi a scattare un buon numero di foto a questi inquietanti soggetti mentre lanciano pietre.

A questo punto i coloni si accorgono che li stiamo fotografando e mirano a noi, faccio appena in tempo a scansarmi da un sasso lanciato in mia direzione e a realizzare il tutto....meravigliato ma con un puntiglio di soddisfazione per aver documentato il sopruso....Sfogo la mia rabbia commentando con alcuni palestinesi il fatto, ma poi realizzo che per loro questa e’ la quotidianita’....Per fortuna la mira dei coloni non e’ buona come quella dei bibmbi palestinesi...

La sera sono tornato a Gerusalemme e ho preso appunti su cio’ che avevo visto ma non sono stato capace di scrivere niente..ho avuto bisogno di digerire un po’... La situazione ad Hebron in questi giorni non e’ migliorata, era previsto lo sgombero della citta’ vecchia da parte dei coloni, ma ovviamente non e’ avvenuto, anzi ci sono stati scontri tra la polizia e i fanatici coloni, e ho visto tanti autobus carichi di coloni provenienti da altri insediamenti arrivare ad Hebron per rafforzare la loro presenza sul posto....


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il tuo articolo si commenta da solo
20 aprile 2006

il tuo articolo si commenta da solo quando dici che per fortuna questi coloni ebrei non hanno una mira buona come quella dei bimbi palestinesi. Per quanto tu possa credere non è molto edificante che dei bimbi siano usati come soldati per quanto buona sia la loro mira. Gli arabi non se ne rendono conto, ma tu, occidentale istruito dovresti ! Pochi giorni fa un kamikaze palestinese arabo e musulmano di 16 anni ha fatto numerosi morti a Tel Aviv e quegli psicopatici di Hamas ora addirittura al governo non hanno condannato, ma anzi giustificato, e loro, arabi, non se ne rendono conto, ma tu occidentale e colto dovresti !
    Chiarificazione di un autocommento mancato
    20 aprile 2006, di : Roberto |||||| Sito Web: La mira dei Coloni

    Caro ignoto commentatore, intanto grazie per ogni critica o commento, che sono sempre un aiuto e un invito al dialogo, quindi con piacere le rispondo, che non mi sembra di parlare nel mio "articolo" delle prodezze di eroici bambini palestinesi tiratori di fionda. A quanto pare questa usanza, da tempo diffusa in questa terra ( si ricordi l’arma con cui il giovane re Davide futuro re di Israele sconfigge il filisteo Golia ),viene ancora utilizzata da entrambi i popoli nel moderno conflitto. Infatti quel giorno per la strada della citta’ vecchia di Hebron a tirare delle pietre erano degli ebrei israeliani. Comunque lasciando perdere questa piccola precisazione, le consiglio se ha voglia di concentrarsi di piu’ sul resto della storia, che vuole essere semplicemente il resoconto di una esperienza vissuta, dove, che vuole, qualche sentimento personale viene fuori in forma ironica. Per quanto riguarda il seguito invece mi sa che bisognerebbe capirsi su cosa intende lei con tutte queste generalizzazioni, quanti sono gli "arabi" che non se ne rendono conto, e’ proprio sicuro che tutti i genitori "arabi" come li chiama lei, mettano al mondo i loro figli per mandarli a tirare pietre ?? i bimbi che lanciano pietre alle camionette della polizia o dell’esercito israeliano, a malappena scalfendoli, sono i ragazzi di strada che esprimono la rabbia di un popolo costantemente sotto stato di guerra e di assedio, di cui i media non ne palrlano se non quando qualcuno di loro in gesti di estrema tragicita’ compie atti disperati e inumani, tralaltro per chi lo ignorasse, proibiti da buona parte della tradizione islamica . Per quanto riguarda le baggianate dei leaders di Hamas, stupida propaganda , siamo daccordo, non si puo’ giustificare un atto di violenza contro la popolazione civile israeliana, anche se dietro il radicalismo del nuovo governo palestinese c’e’ una verita’ di questi ultimi mesi di cui si sa poco perche’ se ne parla poco o niente, ed e’ quella delle citta’ della West Bank, e di Gaza, i cosidetti Territori Palestinesi dove l’esercito israeliano continua da tempo a fare incursioni che provocano inevitabil scontri, a volte feriti a volte morti tra la popolazione civile palestinese. L’incompletezza delle informazioni che abbiamo nei nostri paesi, a volte di sospetta faziosita’ puo’ influenzare il nostro giudizio, quindi come "occidentale" che prova a stare al di sopra delle parti e "informato", piu’ che "colto", penso che l’unico nemico da combattere in questa terra e’la violenza reciproca che assume forme diverse in entrambi i popoli.