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La mancata occasione della Covid-19

di Gaetano Sgalambro - mercoledì 20 maggio 2020 - 445 letture

Io credo che la classe politica e con essa i media, i quali dovrebbero informare l’opinione pubblica degli effetti concreti che discendono dai fatti politici narrati, vogliano disconoscere l’irrecuperabile destino verso cui gli stessi (sia quelli del passato che del presente), ogni volta, indirizzano il futuro del paese.

Se è naturale il lasciarsi prendere dalle preoccupazioni della crisi dovuta alla pandemia del coronavirus, non è politicamente razionale dimenticare che questa si è sovrapposta alla non meno grave crisi strutturale endemica.

La prima non ha scacciato la seconda, tant’è che questa seconda ha reso gravissimi gli effetti immediati della prima, per mancanza delle minime riserve strategiche di salvaguardia. Per non dire degli effetti a distanza della prima sulla ripresa economica: vuoi per l’entità dei danni diretti arrecati al sistema produttivo, vuoi perché questi si sono aggiunti a quelli da inefficienza del sistema strutturale del paese.

Inevitabilmente, la giusta paura della Covid-19 -che subito ha colto il sistema sanitario nazionale totalmente privo di risorse di riserva e la medicina di base in netto contropiede diagnostico e metodologico, poi eroicamente rifattasi- ha costretto a mettere in opera drastici provvedimenti di tutela dal contagio (quarantena nazionale e quant’altro), i quali di fatto hanno spento tutte quelle piccole e medie imprese che la politica avrebbe dovuto da tempo riqualificare e non solo.

Questa situazione è la prova inoppugnabile, assieme a quella dell’immane debito accumulato dallo Stato, che il nostro sistema politico non sia capace di produrre sicurezza per la salute dei cittadini, così come il nostro economico non sia capace di produrre ricchezza dagli investimenti economici, ma solo debiti.

Pertanto, se non si provvede a mettere mano alla seria soluzione di questo doppio stato critico del paese non sarà possibile realizzare la futura sana ripresa del suo tessuto produttivo e sociale. Tenuto anche conto delle poco promettenti condizioni geo-sanitarie imposte dalla pandemia. Occorrerà molto tempo prima che si possa tornare alle normali condizioni di vita quo ante la pandemia.

Alla luce di quanto sopra, mi pare economicamente suicida la ratio del "Decreto Rilancio", appena approvato dal CdM, che dissemina a pioggia 55mld (a ulteriore incremento del debito dello Statto) per recuperare alla vita un sistema produttivo che non cresce più da decenni.

Sarebbe stato più saggio fare di necessità virtù e investire efficacemente solo su alcuni progetti strategici, prioritari per la ristrutturazione del paese: tracciare gli indirizzi di riqualificazione del tessuto produttivo e dei servizi del paese (sfruttando la bruta selezione fattane dalla pandemia); l’efficientamento coraggioso del sistema bancario, possibile solo mettendo sul mercato un concorrenziale esempio di banca pubblica; la semplificazione della burocrazia; la riforma fiscale.

Solo così sarà possibile dare libero sfogo all’impiego delle potenziali risorse sane del paese. Nel frattempo si dovrà avere cura di tenere sotto un valido ombrello di protezione sociale quei tanti lavoratori che, rimasti senza lavoro, dovranno attendere il loro reimpiego.

Non dimentico i fondamentali problemi sia del rilancio della scuola, come fonte della conoscenza, del sapere e del vivere civico, sia della ricerca scientifica. Questi sono problemi che, aldilà di ogni velleitaria rivendicazione di strada, abbisognano di cospicui investimenti economici e progettuali, dei quali non potremo mai disporre al di fuori del risanamento dei fondamentali politici del sistema paese.


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