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La mafia ringrazia

E’ un periodo particolarmente fortunato per le organizzazioni criminali di stampo mafioso: da un lato la crisi economica e dall’altro una politica del tutto assente rispetto ai problemi del paese

di Emanuele G. - martedì 1 ottobre 2013 - 4532 letture

Non c’è solo Berlusconi ad esser nato con la camicia. Anche altri si possono vantarsi per aver raggiunto l’invidiabile condizione di essere molto amici della fortuna. Ad esempio, le organizzazioni criminali di stampo mafioso. Su questo versante regna in Italia un tragico silenzio. A parte l’incessante opera di polizia e magistratura e l’organizzazione di qualche sparuta manifestazione anti-mafia, dobbiamo registrare un generale calo di attenzione rispetto al fenomeno mafioso. Tant’è che diverse inchieste realizzate nelle scuole danno risultati più che inquietanti: o bisogna convivere con la mafia oppure la mafia ha delle connotazioni positive. Allora si può arguire che tutti i morti per mano mafiosa sono stati dei fessi. Gente per lo meno sprovveduta, pervasa da idee bislacche e originali. Possibile che siamo arrivati a questo punto?

Le organizzazioni mafiose oggi hanno due grandi alleati: la crisi economica e una politica assente. Ciò permette loro di radicarsi ancora meglio sul territorio adottando una strategia non militaresca, ma di persuasione silenziosa. Se ci fate caso oramai nelle regioni che esprimono le principali mafie (Calabria, Campania e Sicilia) non si spara più. Per paradosso si uccide più al nord per mafia che qui. Gli omicidi di stampo mafioso nel sud sono diventati col tempo merce rara. Ciò indica che la situazione all’interno delle cosche è stabile e regna ovunque una sorte di “pax mafiosa”. Pace mafiosa aiutata da alleati molto disponibili che ho ricordato ad inizio paragrafo.

La crisi economica apre infinite porte alle mafie. E trova come punto di partenza il rifiuto da parte degli istituti bancari di concedere credito sia alle famiglie che alle imprese. Orbene quando un capofamiglia oppure un imprenditore hanno un disperato bisogno di liquidità e si vedono sbattere la porta in faccia dalla banca dove credete che queste persone andranno a cercare i soldi necessari? Dalla mafia che aprirà loro benevolmente le braccia per ingabbiarli in una cintura opprimente che li renderà schiavi per tutta la vita. Può succedere che una famiglia che ha una necessità disperata di denaro si trasformi in corriere di droga oppure mano territoriale del pizzo. Accade che un imprenditore faccia entrare nel capitale societario dell’azienda la mafia che alla fine la rileverà del tutto. Oppure sapendo – la mafia- che un’impresa è in difficoltà la rileva tout court senza bisogno di prestare soldi al titolare. Operando sul versante famiglie e su quello del mondo dell’impresa la mafia occupa in maniera silenziosa il territorio. Senza dare nell’occhio. Rendendo il lavoro di polizia e magistratura molto più complesso e arduo poiché il muro di omertà da scalfire è davvero più che resistente.

Venendo alla politica bisogna registrare che il tema mafia è scomparso dal dibattito politico. Non se ne parla proprio. Qualcuno ogni tanto presenta interrogazioni parlamentari oppure organizza l’ennesimo convegno. Però tutto finisce lì. Il tema non attrae. Soprattutto in termini di consensi elettorali. Forse è colpa del sistema elettorale? Visto che non esiste con il c.d. “porcellum” il voto di preferenza i deputati e i senatori vengono eletti quasi per cooptazione e non hanno più l’obbligo di rendere conto ai territori e agli elettori. Credo che il tema ritornerà in maniera preponderante allorquando saranno reintrodotte le preferenze. Ciò – è un auspicio – costringerà i partiti politici a costruire liste elettorali scevre da qualsiasi contaminazione mafiosa. Ma sarà così? Esprimo forti dubbi in merito. E’ che la politica non vuole affrontare la questione delle mafie in quanto sarebbe costretta a spiegarci perché non ha fatto nulla per il Meridione. Nel senso dovrebbe finalmente spiegare come mai questo benedetto/maledetto Meridione continua a rappresentare un bubbone di sottosviluppo e arretratezza. Per evitare spiacevoli confronti la politica ha deciso di stendere un velo pietoso su entrambe le tematiche in quanto strettamente connesse fra di loro. Anzi si scoprirebbe che le frequentazioni mafia e politica sono un fenomeno rincorrente e costante.

La lotta alla mafia è oggi poca cosa. C’è il senso di abnegazione delle forze di polizia e della magistratura, ma sembrano isolate rispetto al paese. Abbiamo una Procura Nazionale Antimafia che ogni anno che passa ha sempre meno mezzi finanziari e logistici a disposizione. Ci sono delle organizzazioni della società civile che cercano di svegliare le coscienze con esiti non del tutto positivi. Tutto qui. Come si può combattere un fenomeno sì pericoloso con questo “poco”? Solo se gli istituti di credito ritorneranno a supportare le famiglie e le imprese; e la politica sarà capace di essere più proba della moglie di Cesare avremo motivi di essere sufficientemente ottimisti sul versante delle mafie. Ma la crisi economica e politica che soffoca l’Italia permetterà tutto questo? E la mafia ringrazia…


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