La lunga notte del dottor...scrittore
La lunga notte del dottor Lo Cascio (romanzo, Morellini Editore, 2026, 290 pagine - ISBN 979-1255273950), il nuovo romanzo del siciliano Giuseppe Pellizzeri
Lo avevamo lasciato tre anni fa a didascaliare i quadri dell’artista Frank Denota con l’opera "Quadri dalla stanza di un medico", poco meno di 40 racconti brevi, raccolti in un artbook, dove la parola si era accostata alle immagini.
Lo ritroviamo tre anni anni dopo con la sua vera prima pubblicazione editoriale dal titolo che richiama immediatamente reminiscenze gotiche di altri tempi, quando il mistero della notte era l’argomento segreto nel quale rifugiarsi dopo l’ora del buio.
"La lunga notte del dottor Lo Cascio" di Giuseppe Pellizzeri è un’opera che sorprende, sin dalle prime pagine. Non è solo una manifesta sensibilità che l’autore con innata spontaneità aveva già mostrato come marchio di fabbrica nella precedente produzione. In questo romanzo c’è qualcosa di più.
Una singola notte della provincia siciliana in un grande specchio dell’animo umano, che metafora una vita intera. Edito da Morellini Editore, il romanzo si distingue per la sua capacità di calibrare ironia e malinconia, offrendo un ritratto autentico e privo di stereotipi della vita di provincia.
Il punto di forza del libro risiede nella sua narrativa temporale, quella che riesce a riassumere i ricordi di una vita dentro una fredda notte invernale in un paese di provincia che rappresenta tutto il mondo.
Pellizzeri sceglie l’unità di tempo — una notte sospesa alla vigilia della festa patronale — per unire in un unico destino i personaggi apparentemente distanti. Il ritmo iniziale, compassato e quasi parsimonioso, da ricordarci le narrazioni di George Simenon nel suo indimenticabile Maigret, un ritmo che si accosta perfettamente al paese in cui è ambientato, accelera progressivamente man mano che i fili delle storie di Totò, Marco e Saverio si annodano attorno all’episodio chiave della trama, il furto di un’auto di lusso, per soddisfare la sana follia adolescenziale che, spesso, porta a commettere ingenuità (cazzate, come l’autore preferisce descriverle con maggiore realismo).
L’espansione del tempo narrativo funziona alla perfezione. Il trascorrere della notte cadenza il corso della vita dei personaggi, costringendoli a soffermarsi sull’inventario delle proprie scelte che hanno, inevitabilmente, condizionato il loro essere nel presente.
Il dottor Antonio "Totò" Lo Cascio è il protagonista principale, così sembra ad una larvata lettura, sostenuto in questa impressione dal posto occupato nel titolo del libro. Rappresenta l’antieroe burbero per eccellenza. È il personaggio che spontaneamente manifesta i gusti letterari dell’autore. Come non pensare al dottor Pasquano di Camilleri nel suo Commissario Montalbano, interpretato dal compianto Marcello Perracchio? Lo stesso titolo del libro, poi, è un forte richiamo a "La lunga notte del dottor Galvan" di Daniel Pennac.
Un uomo, un professionista che ligio al dovere, prova a nascondersi dietro la maschera del satiro goloso, cedevole alla tentazione del profumo dei cornetti del forno di Vincenzina, saggia conoscitrice della vita vissuta nel sacrificio, che l’ha aiutata a saper leggere l’animo umano dei personaggi protagonisti del libro con i quali, per svariati motivi, ha condiviso parte della propria vita. La golosità si arrenderà al dovere professionale e, dopo un breve sonno tormentato, capitola immediatamente davanti al richiamo del giuramento di Ippocrate e della memoria, recandosi in piena notte a visitare il marito malato della sua vecchia maestra Anna.
L’autore utilizza questo bizzarro medico di paese e le incertezze degli altri personaggi, per risaltare gli argomenti cardini del suo messaggio letterario. Le scelte del passato che ritorna prepotentemente a chiedere il conto in modo inaspettato. La provincia come gabbia e rifugio, dove provare a sfuggire una cruda e scomoda realtà. Un microcosmo dove tutti si conoscono e nessuno dimentica, come un esercizio masochistico della memoria, che non sfugge i ricordi ma li esalta come scudi di difesa a giustificare le proprie discutibili azioni. E poi, il contrasto costante e impietoso tra il desiderio di fuga e l’illusorio tentativo di porre rimedio ai propri errori che, sottovalutati, hanno condizionato anche la vita degli altri.
La prosa di Pellizzeri è fluida, suggestiva e carica di una forte impronta cinematografica. L’autore passa da una sequenza all’altra con la disinvoltura di un regista esperto, dove la Sicilia rustica fa da sfondo, cadendo all’occorrenza nel folklore spicciolo, che identifica da sempre l’isola. La sua terra che diventa un personaggio aggiunto, un labirinto di strade senza una meta ben precisa, che riflette la confusione interiore dei protagonisti.
Il legame tra i protagonisti, un caposaldo dell’intera narrazione. Compagni d’infanzia, il dottor Antonio "Totò" Lo Cascio e la sua raggiunta posizione di spicco in società, Saverio Repici che, da quell’infanzia condivisa, ha sviluppato l’ambizione spicciola di chi insegue il sogno di un successo, convinto che solo il talento naturale sia sufficiente per farlo diventare un campione sportivo di successo. La sua comparsa improvvisa nel paese riattiva nel medico una serie di flussi di memoria e vecchi ricordi legati alla giovinezza.
Il passato la fa da padrone, attraversando la trama e accompagnando i personaggi in un percorso obbligato al quale è sempre più difficile sottrarsi. Saverio Repici, che condivide il ruolo principale del romanzo, viene descritto come un’ex promessa del calcio. Incarna il classico talento che, grazie a un dono non richiesto, ha l’occasione per fuggire dalla provincia e che avrebbe potuto svoltare e cambiare vita. Un sogno infranto, dove le responsabilità è un eufemismo provare a contrapporre al fato avverso. Si trasformerà in un carnefice senza scrupoli, sfruttando le debolezze umane per finire anche lui, vittima predestinata di scelte sbagliate.
Se il dottor Lo Cascio rappresenta il dovere morale e la rassegnazione della routine quotidiana, Saverio Repici è il suo esatto opposto. La deriva causata dalle scelte sbagliate e dall’illusione di poter fuggire per sempre dalle proprie responsabilità. La sua presenza nel romanzo serve a Pellizzeri per indagare come il destino possa presentare il conto tutto insieme, proprio nel momento in cui ci si sente più vulnerabili.
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