La linea del colore
Lo sfruttamento della razza : Le nuove gerarchie della segregazione / di Oiza Q. Obasuyi. - Bologna : DeriveApprodi, 2025. - 142 p., [2] : br. ; 23 cm. - (Hic sunt leones). - ISBN 978-88-6548-596-5.
C’è una linea sottile, tagliente come lama, che separa chi viene umanizzato da chi viene schedato, tollerato, sorvegliato, contenuto. In altre parole: razzializzato. È la linea del colore, quella che attraversa le democrazie europee sotto mentite spoglie: carte dei diritti, trattati internazionali, retoriche sull’inclusione. Ma basta poco per vedere il sangue sotto l’inchiostro. Lo mostra senza sconti Oiza Q. Obasuyi, giovane sociologa afrodiscendente, intellettuale femminista e voce potente del Sud globale trapiantato in Italia, nel suo libro Lo sfruttamento della razza. Non oggetto passivo di studio né vittima da compatire: è soggetto analitico, protagonista politica, studiosa radicale. E con lei, parlano in coro voci nere che non chiedono spazio: se lo prendono. Frantumano il vetro spesso che le vuole sempre “altre”, sempre “da integrare”, mai pienamente parte.
Se parole come “razza” e “colore” continuano ad alimentare da un lato la percezione della differenza, dall’altro confermano la necessità di farne una bandiera politica a difesa dei valori dell’equità e della democrazia. Proprio in questo stesso anno è stata pubblicata una raccolta dei lavori di William E. Du Bois a cura di Sandro Mazzella, Sulla linea del colore. Razza e democrazia negli Stati Uniti e nel mondo (Il Mulino), e ricordiamo naturalmente anche il romanzo di Igiaba Scego, La linea del colore (2020).
Obasuyi apre con una citazione di Aimé Césaire: il nazismo come colonialismo tornato a casa. E da lì, una lunga dimostrazione: la razzializzazione non è un incidente del sistema, è il suo pilastro. Diritti? Universali solo a parole. Come dimostra l’Ucraina: nel pieno dell’esodo dalle bombe russe, i neri vengono lasciati a terra, fermati da visti che improvvisamente contano più della vita. Non è burocrazia. È gerarchia razziale. Pagina dopo pagina, la sociologa smonta il mito di una società giusta ma imperfetta. Ci mostra che la giustizia non esiste quando la clandestinità è un reato non di azione, ma di esistenza; quando le operazioni di soccorso diventano, come a Cutro, operazioni di polizia perché la minaccia non è il mare, ma chi lo attraversa.

- Copertina di Lo sfruttamento della razza, di Oiza Q Obasuyi
E poi c’è la questione di genere. Il femminismo mainstream, bianco, liberale, parla di empowerment e carriere, ma non vede la segregazione delle 3C – cooking, cleaning, caring (cucinare, pulire, accudire) – che incatena le donne razzializzate a ruoli servili. Laureate, professioniste, madri, eppure relegate a fare le pulizie, a badare, a scomparire. Non è scelta: è imposizione. È mercato del lavoro come macchina coloniale. È cittadinanza negata come forma di controllo. È violenza legale, quando l’articolo 18bis del TUI impone che la violenza sia “continuativa” per diventare reato – ma solo se a subirla è una donna straniera. Perché la loro sofferenza, si sa, pesa meno.
E allora basta parlare di “paura del diverso”: il razzismo non è paura, è progetto. È costruzione sistemica dell’alterità per legittimare lo sfruttamento. “Ci rubano il lavoro” è una menzogna, ma prima ancora è una condanna: crea un nemico utile, su cui scaricare il peso di un sistema che produce esclusione, poi la punisce. Obasuyi ci costringe a guardarci allo specchio, ma non per piangere. Per capire da che parte stiamo. Perché l’unica neutralità possibile, di fronte a questa linea del colore, è dalla parte del carnefice. Questo libro non chiede empatia. Esige complicità nella lotta. Non vuole carezze, ma alleanze. Non è una lettura comoda. È necessaria.
Da novembre 2024 Oiza Q. Obasuyi è dottoranda in Sociologia e Ricerca Sociale presso l’Università degli Studi di Bologna. La sua area di ricerca comprende la decostruzione del razzismo istituzionale e sistemico nei confronti delle persone razzializzate e le migrazioni. Il suo progetto di dottorato riguarda lo studio della partecipazione politico-culturale delle persone afrodiscendenti in Italia, con uno sguardo specifico sullo spartiacque delle mobilitazioni Black Lives Matter 2020. Ha conseguito la laurea in Relazioni Internazionali (LM-52) presso l’Università di Macerata con una tesi in International Human Rights. Focus principale: diritti delle persone migranti soccorse nel Mediterraneo; normative italiane, europee e internazionali in tema immigrazione. Scrittrice freelance per varie testate giornalistiche su temi quali migrazioni e razzismo sistemico, collabora con la CILD (Coalizione Italiana Libertà e diritti Civili) dove svolge attività di supporto a progetti nelle aree immigrazione e diritti umani.
Lauriana Sapienza è funzionaria della Regione Emilia-Romagna, attualmente Dottoranda in Sociologia e ricerca sociale in Unibo con una ricerca sulle Smart City. Laurea in Lettere Classiche, Master Executive in Public Management and Innovation presso BBS Bologna Business School, eletta nel 2024 per il secondo mandato, è assessora al Welfare di comunità e famiglia, Innovazione digitale, Cittadinanza attiva nel comune di Castenaso (BO). Si occupa in particolare di digitale inclusivo e women’s empowerment, perché le donne siano consapevoli delle loro qualità e possano dispiegarle nella vita. Da sempre impegnata nel sociale, crede fermamente nell’autodeterminazione delle persone con background migratorio, a dispetto di tanto assistenzialismo e razzismo sistemico.
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