La gallina Rosita è per il Sì

Sofferta riunione del Pd con il guru Jim Messina
di Adriano Todaro - martedì 7 giugno 2016 - 3081 letture

La convocazione per la riunione era arrivata da tempo. Al primo ed unico punto c’era “Discussione e proposte per vincere il referendum di ottobre. Strategie, big data, door to door per convincere gli italiani a votare Sì. La relazione sarà tenuta da Jim Messina”.

E, infatti, quella mattina c’erano tutti al Nazareno, quelli che in campo comunicativo contano qualcosa nello staff del Democristiano con i Nei. C’era Filippo Sensi, già portavoce di Francesco Rutelli e oggi spin doctor del Presidente Mai Eletto, c’era il potente Luca Lotti, il biondo angelo che veglia sulla giornali e Tv, c’era il nuovo arrivato, Alessio De Giorgi, fondatore di Gay.it, Francesco Nicodemo, due ex comunisti di Rifondazione, Pilade Cantini e la moglie Elena Ulivieri a dimostrazione che la rivoluzione non è un pranzo di gala, Francesco Bonifazi, altro ex comunista di rito dalemiano, Alessia Rotta di Tregnano in provincia di Verona, Tiberio Barchielli, direttamente da Rignano sull’Arno, titolare del sito Gossip Blitz, che fa le foto istituzionali, Erasmo D’Angelis, direttore della fu Unità e altri E, naturalmente, c’era il boy scout e Elenuccia, la Madonna dei Boschi Fioriti.

Ma, soprattutto, c’era lui, Jim Messina il guru della comunicazione Usa, l’uomo che aveva fatto rivincere le elezioni a Barack Obama nel 2012. Non solo. Aveva fatto vincere le elezioni anche al conservatore David Camerun in Gran Bretagna nel 2013.

Come si vede, l’uomo giusto al posto giusto. Solo una mente eccelsa come quella del nostro presidente poteva andare a pescare un uomo di simil taglia. In realtà Messina ha una taglia, diciamo così, un po’ “paciarotta”, un biondino sciapito e paffutello, nato nel 1969 a Denver, Colorado. Messina era guardato da tutti i presenti con ammirazione ma anche timore. Vedi mai, si chiedevano, che ora arriva questo e noi abbiamo terminato la cuccagna? Fortunatamente, per tutti loro, non era così perché trovare una pacchia come quella offerta del Pd non la trovavano più neppure a cercarla a Denver. Messina non aveva nessuna intenzione di mandar via nessuno. Il Pd gli aveva dato 100 mila euro e, quindi, lui era a posto.

Erano intervenuti in molti e tutti avevano la loro soluzione e la loro strategia, ovviamente vincente. Messina, pensieroso li ascoltava senza interromperli. Poi era arrivato il suo turno. Si era ravvivato i capelli biondicci e aveva cominciato con un’affermazione apparsa a molti come sibillina: “Le migliori soluzioni si basano sui migliori dati”. Ohibò che cazzo significa ‘sta frase? Messina, nuovamente, aveva posto lo sguardo su ognuno di loro poi aveva continuato. “I Big data sono il metodo che ha portato alla rielezione del presidente americano Obama”. A sentire pronunciare big data, Francesco Nicodemo, si era svegliato dal suo torpore da twitter. In realtà Messina aveva parlato anche di fare una campagna porta a porta. Al che Alessia Rotta l’aveva interrotto affermando che per andare da Vespa non era proprio necessario far venire uno dagli Usa e dargli 100 mila euro.

La statista di Montevarchi l’aveva interrotta: “Cara Alessia, Jim non intende quel porta a porta ma ’door to door’, cioè fare propaganda casa per casa”. Il fotografo Barchielli si era detto indisponibile ad andare a suonare tutti i campanelli di Rignano e anche altri avevano protestato.

Per cercare di portare ordine nella discussione che stava degenerando, era dovuto intervenire il Caro Leader. Con poche, taglienti, parole aveva messo a tacere tutti. Poi si era rivolto a Messina: “Caro Jim scusa la foga ma noi italiani siamo così, siamo viscerali, abbiamo sempre una visione settoriale mai globale. Io comunque vorrei farti una domanda molta precisa. Mi sembra che siamo deboli dal punto di vista delle testimonianze. I maggiori costituzionalisti stanno con il No. Noi abbiamo mezze cartucce tipo Amato o Bassanini. Secondo te come facciamo ad arruolare personaggi di rilievo per invitare a votare Sì?".

Messina aveva chiuso gli occhi. Pensava a come stava bene a Denver senza italiani fra i piedi anche se lui era di origini italiane. “Perché non utilizzate quello là… come si chiama…, quello della questione morale… il comunista…”. Vuoi dire Enrico Berlinguer, l’aveva interrotto Renzi? “Ecco sì, proprio lui”.

Ma Berlinguer è morto”.

Ma va! Non lo sapevo. Comunque a ben guardare è meglio così. Se è morto non può rispondere”.

La Madonna dei Boschi Fioriti si era illuminata d’immenso ed aveva esclamato: “Ecco l’uomo di Colombo. Bravo Jim! Possiamo assumere Berlinguer e, intanto che ci siamo, bando all’avarizia, assumiamo anche Pietro Ingrao e Nilde Jotti”. Francesco Bonifazi alla parola “assumere” si era preoccupato ma poi il vicino di sedia, il biondo Luca, l’aveva tranquillizzato: assumere in senso metaforico. A beh!

A quel punto tutti avevano sposato la tesi dell’uomo di Denver, Colorado. Era una furbata mica da niente arruolare questi personaggi alla causa del Sì. Il presidente-segretario aveva visto giusto. Solo un grande esperto di big data, un americano di Denver poteva pensare una cosa simile. In realtà, nella discussione, qualcuno aveva posto un problema: ma questi personaggi non hanno mai detto che volevano una riforma come quella che stiamo facendo. Questo è vero, aveva risposto Messina, ma siccome sono morti non possono negare che qualche volta, nella loro vita, hanno detto Sì.

La discussione era terminata con una bella mangiata al ristorante Antico Girarrosto Toscano. Un pranzo di lavoro, s’intende. E, quindi, i piddini della comunicazione lavoravano e mangiavano, mangiavano e lavoravano con la mente e il cuore. E così ognuno di loro aveva fatto un elenco delle persone da utilizzare per la campagna referendaria. L’elenco è molto lungo e non possiamo citare tutti i personaggi ma qualcuno sì. E’ stato inserito nell’elenco Giuseppe Garibaldi, Camillo Benso, Topolino ma non Pluto perché considerato troppo a sinistra, Agostino Depretis, l’arciduca Rodolfo D’Asburgo, Leone Bissolati ma non Angelica Balabanoff, Tex Willer, Cocco Bill. Fortemente gettonata la gallina Rosita ma cancellata perché ancora viva.

Poi, terminato il pranzo, erano tornati (si fa per dire) alle loro occupazioni con la soluzione in tasca. Intanto era arrivata la notizia che, spontaneamente, un importante industriale, Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda (Confindustria) aveva rilasciato al Corriere una dichiarazione a favore del Sì auspicando che “tutti gli industriali dovrebbero impegnarsi in questo senso”. Ma Rocca, uomo sofferto, pone un distinguo: “Con l’impegno di riproporre più avanti una riflessione sulle articolazione dei poteri centro e periferia”. E intanto che riflettiamo? “Non basta riaccentrare. Penso alla sanità, un settore in cui i risultati straordinari sono venuti proprio dalle Regioni”.

A proposito. Gianfelice Rocca è presidente del gruppo ospedaliero Humanitas. Naturalmente, è solo un caso. Beh non c’era bisogno di far spostare Jim Messina da Denver per capire questo. Quando ci sono gli interessi è necessario stare dalla parte di chi me li garantisce. Semplice no?

L’ha capito anche la gallina Rosita del Mulino Bianco che ha deciso di votare Sì.


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