La fortezza greca di Monte Turcisi

Siamo stati in escursione su Monte Turcisi, in Sicilia. Qui sorgeva una fortezza greca (sotto Ierone II tiranno di Siracusa che in questo modo proteggeva il suo dominio e la Valle del Simeto).
di Sergej - domenica 23 febbraio 2014 - 6104 letture

Monte Turcisi, lo diciamo subito, si trova in Sicilia, dalle parti di Castel di Judica. Posto a guardia della confluenza tra il Gornalunga (e dunque la valle dei Magi che va in direzione di Palagonia) e il Dittaino. Il Dittaino fu per certo tempo confine tra le province romane al nord (Centuripe) e il dominio di Ierone II che, da Siracusa aveva esteso il suo potere su tutta la valle del Simeto, fino a Morgantina. Fu Ierone II a volere un sistema di fortificazioni e di vedette lungo il confine settentrionale del suo dominio. Monte Turcisi, che sappiamo frequentato fin in epoca neolitica (anche grazie alla presenza di abbondanti selci che venivano usate per farne strumenti di lavoro e di impiego nella vita quotidiana), su fortificato con una doppia cinta muraria. Tra le fortificazioni di epoca greco-ellenistica è sicuramente tra i siti più interessanti da visitare.

Ci siamo stati grazie a una iniziativa dell’associazione Natura Sicula, e alla guida esperta di Italo Giordano (che sulle fortificazioni di Monte Turcisi ha svolto indagini archeologiche per anni). E’ stata l’occasione per una splendida escursione non solo archeologica ma anche naturalistica, graziati da un tempo splendido.

Fa piacere che l’associazione Natura Sicula sia così ben attiva. Per chi, come noi, che abbiamo conosciuto l’associazione Pro Natura (la più antica associazione ambientalista italiana alla metà degli anni Ottanta del secolo scorso - Pro natura Senigallia e quella di Fano, si faceva allora anche un giornale e decine di iniziative ambientaliste, compresa una fiera dell’agricoltura biologica - è stato un doppio piacere.

Si giunge al Monte Turcisi dall’autostrada Catania-Palermo, si esce allo svincolo per Sferro. Poco dopo il rifornimento di benzina di Sferro si svicola attraversando il passaggio ferroviario. A circa 5 Km sulla destra si arriva in zona. Noi abbiamo abbandonato le macchine a circa 3 Km dal Monte Turcisi, e poi a piedi attraverso una ex arteria borbonica, e sù arrampicandoci per una salita non difficoltosa tra cardi borragine e sassi. In cima, il paesaggio è splendido, dominando le due valli e avendo l’Etna innevata davanti.

Certamente questa è la migliore stagione per visitare il luogo.

In cima è possibile ammirare oltre ai grandi massi della fortificazione ellenistica, e il vano della porta delle cinta interna, anche i ruderi dell’eremo seicentesco che in epoca recente fu impiantato.


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Scheda: L’associazione nazionale Pro Natura (storia)

Alle origini dell’ambientalismo italiano

L’alba dell’ambientalismo in Italia sorgeva nel giugno del 1948.

In Valle d’Aosta veniva fondato il Movimento Italiano Protezione della Natura (oggi Federazione Pro Natura), mentre con il Congresso Internazionale di Fontainebleau, a ottobre, vedeva la luce l’IUCN, di cui Pro Natura è stato socio fondatore. In quello stesso momento storico la Costituzione Repubblicana balbettava ancora di natura e di paesaggio intesi come quadri soggettivi di una non meglio precisata "bellezza", con l’art. 9 della Costituzione e con la precedente legge n. 1497 del 1939.

I gruppi attenti alle componenti naturali del pianeta, operanti sino ad allora, erano indirizzati più allo studio scientifico e agli aspetti culturali che a un vero e proprio indirizzo politico verso un impegno a tutela dell’ecosistema.

Così era per le associazione con radici ottocentesche come la Società Zoofila Piemontese, la Società Botanica Italiana, l’Unione Zoologica Italiana, il Club Alpino Italiano, il Touring Club Ciclistico, la Societè de la Flore Valdôtaine, la Pro Montibus et Silvis, il Gruppo Naturalistico Ragazzoni, l’Associazione per i paesaggi e i monumenti pittoreschi d’Italia, la Lega Nazionale per la Protezione dei monumenti naturali, come per quelle nate l’indomani del secondo conflitto mondiale quali l’Unione Italiana Naturalisti o la Società Naturalisti Veronesi.

«L’idea di radunare in Italia alcuni fra i rari e sparsi uomini che sono valorose e appassionate forze nel campo della protezione della natura (...) mi è nato dopo aver visto e constatato come all’estero, in questo campo, si sia tanto lavorato e raccolto e come troppo poco sia stato fatto in Italia. (...) In pratica, è tre anni che cerco i più disparati aiuti umani per poter così salvare l’esistenza del Parco nazionale Gran Paradiso. (...) L’esperienza secondo me dimostra che le troppo cerebrali, troppo scientifiche società naturalistiche, non sono riuscite e non potevano certo raggiungere nemmeno parzialmente questi scopi. Sono convinto che il cuore pulsante, può essere un ben diretto Parco di protezione della Natura. Attorno a una realtà visibile, a bellezze rare e solitarie, di monti, di alberi, di fauna, si devono raccogliere le migliori umane forze operanti, non rese limbo da un sublimato ed astratto pensiero scientifico, ma rese nobile vita da una creativa interpretazione poetica, dei fatti misteriosi del mondo naturale, che ci è diventato soffocante solo perché troppo artefatto anche dall’arroganza dell’umanità. (...)

In quest’Italia che ha dato tante persone valorose nel campo naturalistico operante, non ci dobbiamo scoraggiare. Dobbiamo almeno tentare, dobbiamo trovarci per discutere, alla buona, litigarci da amici, se necessita, ma senza ordini del giorno, ma senza sperperi né di quattrini né di energie per il superfluo e per la forma. (...) questa nostra discussione preliminare è urgente e serve anche per la probabile Conferenza internazionale di Parigi, sotto l’egida dell’Unesco».

Era almeno un anno che queste idee maturavano nella mente di un gruppo di persone lungimiranti in contatto tra loro da Trento, Milano e Torino.

Alla testa Renzo Videsott, già grande alpinista dolomitico poi giunto a Torino per assumere incarichi universitari alla Facoltà di veterinaria e direttore soprintendente del Parco Nazionale Gran Paradiso, dopo che nel periodo bellico aveva contribuito in maniera decisiva alla salvezza degli ultimi esemplari di stambecco delle Alpi. Tra i suoi principali interlocutori il compagno di tante strepitose salite dolomitiche Domenico Rudatis, e il Conte Gian Giacomo Gallarati Scotti studioso e protettore degli ultimi orsi bruni delle Alpi e promotore del parco Adamello-Brenta-Stelvio. Fu proprio nella villa di quest’ultimo, a Oreno di Vimercate, che fu tessuto il primo filo di quella che sarebbe diventata la capostipite delle associazioni ambientaliste del nostro paese, quella Pro Natura che ha sicuramente svolto un ruolo di primo piano nella maturazione di una coscienza collettiva verso i problemi ambientali.

L’occasione dell’incontro fu creata dalla lettera di Renzo Videsott di cui abbiamo riportato alcuni stralci. Tra i partecipanti alla riunione, in veste di cronista amico del padrone di casa, Dino Buzzati che ne scrisse sulle colonne del Corriere della Sera: «Ci pare molto civile che nell’anno 1948 ci sia ancora qualcuno che si interessi sinceramente di queste cose. Di fronte alla natura, se si riesce a guardarla con animo sincero, le miserie si sciolgono, gli uomini si ritrovano l’un l’altro dimenticando di avere questo o quel colore; (...) Ma che importa -dirà qualcuno- se l’orso scomparisse dalle Alpi? E’ un po’ come chiedere perché sarebbe un guaio se il "Cenacolo" di Leonardo andasse in polvere. Sarebbe un incanto spezzato senza rimedio, una nuova sconfitta della già mortificatissima natura...». Il giorno successivo, trasferimento a Torino e quindi a Sarre (Valle d’Aosta) alle porte del Gran Paradiso. Fu lì che Il 25 giugno 1948 Renzo Videsott, il fratello Paolo, i fratelli Bruno e Nino Betta, Fausto Stefenelli, Benedetto Bonapace, Raffaello Prati, Fausto Penati, Alberto Deffeyes, Mario Stevenin, Giulio Brocherel e Alberto Durandi fondarono, nelle sale del castello che raccoglie i trofei di caccia dei Savoia, la prima associazione ambientalista del nostro paese, il Movimento Italiano per la Protezione della Natura, che assunse poi il nome di Pro Natura Italica e che oggi è attiva come Federazione Nazionale Pro Natura, con oltre 120 sedi in tutta la penisola. Ma il programma di Videsott non si fermava lì. Degna conclusione la salita alle amate praterie del parco «fusi nella vita ammonitrice e incitatrice dei monti». Affinché fosse cementata nella natura «questa presa di contatto tra gli uomini di buona volontà, che vogliono generosamente impegnarsi, se occorre, battersi ad ogni modo collaborare, pur di realizzare una vitale protezione della Natura». Nei giorni successivi vennero coinvolti altri personaggi e l’idea del MIPN venne presentata alla stampa in una conferenza tenutasi a Torino presso la sede provvisoria del MIPN a Palazzo Cisterna, sede della Provincia di Torino, e del Parco Nazionale Gran Paradiso.

Un Comitato Direttivo provvisorio, provvide a stilare un primo statuto la cui introduzione contiene concetti ancora attuali: «Il MIPN nutre la certezza che, se la sua opera troverà il consenso e l’appoggio che merita, si formerà anche in Italia una coscienza naturalistica su un piano pratico, popolare, attivo. Esso infatti, contrariamente alla facile e ristretta interpretazione sentimentale dei suoi scopi, intende esercitare un’azione pratica di vasta portata, per riattuare l’equilibrio fra uomo e natura, equilibrio rotto da una violazione continua ed oggi particolarmente pericolosa. Lo sfruttamento irrazionale del suolo, depauperandolo dei suoi fattori chimici, il disboscamento, la persecuzione di specie utili all’uomo, l’alterazione perfino dei cicli idrologici ecc fanno pesare su di noi e sulle generazioni future un terribile conto da pagare. Basti pensare che per la sola erosione del suolo, causata o aggravata dall’ignoranza dell’opera dell’uomo il pianeta perde 20.000 ettari di terra coltivata ogni 24 ore. La popolazione del globo si accresce invece di 35.000 creature al giorno ! Se spetta ormai ad organismi tecnici e di governo attuare le misure necessarie per far fronte al pericolo che sovrasta le generazioni future, spetta a noi convincere l’opinione pubblica a crearsi una nuova coscienza della natura. Noi dobbiamo intraprendere dunque una battaglia per educare a un riequilibrio e al rispetto delle condizioni vitali per l’uomo, non misconoscendo le sue necessità economiche ma armonizzandole e coordinandole ai bisogni futuri, per non lasciar creare, con l’egoismo utilitaristico immediato, irrimediabili conseguenze. Nello stesso tempo otterremo che, mediante una più viva conoscenza, un diretto contatto, un rinnovato amore della natura, l’uomo attinga una spiritualità più elevata, nuovi valori morali, educativi, estetici. Si attende a questo fine il concorso delle scienze naturali, di quelle filosofiche e sociali, dei movimenti artistici, della scuola, del turismo, dello sport venatorio, dell’alpinismo».

L’ambientalismo italiano spiccava il volo, segnando il passaggio dall’attenzione scientifica verso le singole componenti delle natura e del paesaggio, all’impegno per la loro tutela e conservazione a beneficio delle future generazioni. Non più solo una visone naturalistica e naturofila dell’ambiente, ma la richiesta di una politica che tenesse in debito conto il valore delle risorse naturali del pianeta, contro gli sprechi e il rapido consumo e contro la loro compromissione da parte degli inquinamenti prodotti dall’attività umana. Erano le stesse motivazioni che pochi mesi dopo avrebbero portato alla fondazione, a Fontainebleau, dell’Unione Internazionale per la Protezione della Natura (denominazione mutata, dal 1956, in Unione Internazionale per la Conservazione della Natura). Anche in quella occasione, a rappresentare l’Italia alla conferenza internazionale Renzo Videsott come esponente del Parco Nazionale Gran Paradiso e dell’Associazione Nazionale per i Paesaggi ed i Monumenti Pittoreschi d’Italia, mentre il MIPN fu rappresentato dal fratello Paolo e dalla signora Antonia Pruner, e lo stato italiano dall’alto funzionario Michele De Tomasso. L’atto costitutivo della più importante organizzazione internazionale di tutela dell’ambiente reca le firme dei delegati di 18 governi, di 7 organizzazioni internazionali e 107 associazioni nazionali impegnate nella protezione della natura. Era il 5 ottobre 1948 e il MIPN venne ufficialmente riconosciuto quale membro fondatore dell’UIPN. Renzo Videsott fu chiamato a far parte del Comitato esecutivo. Il 1948 segnò dunque un momento di straordinaria importanza per un movimento ambientalista, che ha contribuito a far sì che gradualmente si affermasse e si rafforzasse una coscienza internazionale delle responsabilità dell’uomo nei confronti del pianeta.

fonte: http://www.pro-natura.it/index.php?c=storia



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