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La favola di un ruggito nostalgico

Qui si parla di "Finalement, storia di una tromba che s’innamora di un pianoforte" e de "Il ruggito del topo".

di Evaristo Lodi - mercoledì 2 settembre 2026 - 606 letture

Finalement, storia di una tromba che s’innamora di un pianoforte (Finalement) 2024. - durata 127 minuti. - Regia, sceneggiatura e produzione di Claude Lelouch. - Interpreti: Kad Merard, Sandrine Bonnaire, Barbara Pravi, Elsa Zylberstein, Françoise Fabian, Michel Boujenah. - Visibile su Raiplay

Il ruggito del topo, (The Mouse That Roared) 1959. - durata 83 minuti. - Regia Jack Arnold. - Interpreti: Peter Sellers (tre personaggi), Jean Seberg, William Hartnell. - Visibile su Youtube (versione originale)

Pensavo fosse morto. Claude Lelouch, maestro del cinema francese, mi ricordava una certa noia ed una visione del mondo ormai sparita nelle nebbie del mio datato amore per il cinema d’autore. Per intenderci, è il regista principe del rapporto d’amore fra un uomo e una donna (Un uomo, una donna). La sorpresa è stata grande nello scoprire una pellicola che possiede un’eleganza, una raffinatezza e una leggerezza insospettabili. È una favola musicale con tratti ironici e nostalgici che mi hanno rapito e travolto. Certamente la mia età sarà complice del mio giudizio e le nuove generazioni non potranno coglierne a pieno gli aspetti più intimistici.

Quando ho visto le immagini relative alle deportazioni naziste degli ebrei francesi, mi sono detto “ecco la zampata del vecchio regista” verso il ricordo, la memoria. E invece non si ferma lì assolutamente ma, con un utilizzo sorprendente del flash back, riesce a descrivere gli avvenimenti del passato scevri da qualsiasi retorica e artificio demagogico. È la malattia del protagonista che, da avvocato di grido, si trasforma in girovago, apparentemente clochard, che nasconde la verità. Anche a lui capita di urlare in modo forsennato la sua malattia, mentre sembra imprigionato in un dedalo senza uscita. Spesso la maschera attraverso gli episodi che descrive, con minuzia di particolari, delle realtà che ha dovuto affrontare quando era principe del foro.

Kad Merad recita in modo sorprendente. Devo confessare che, negli ultimi anni, ho seguito il cinema francese solo nelle pellicole comiche e/o poliziesche. Per questo motivo ho scambiato il protagonista di Finalement con François Cluzet (per intenderci: Round Midnight – A mezzanotte circa, 1986; Chocolat, 1988; Quasi amici – Intouchables, 2011) e con Christian Clavier (anche lui indimenticabile: Che la festa cominci, 1975; l’ultimo film della serie I gendarmi di Saint-Tropez, dal 1964 al 1982 con protagonista Louis De Funès; due episodi di Asterix e Obelix, 1999 e 2002; tre episodi de I visitatori, 1993, 1998 e 2016; e infine le tre esilaranti pellicole de Non sposate le mie figlie, 2014, 2019 e 2021.

Kad Merad non è da meno: Giù al nord, 2008, a cui si ispira la nostra serie di Benvenuti al sud; Il piccolo Nicolas e i suoi genitori, 2009; Supercondriaco – Ridere fa bene alla salute, 2014. Nella fiaba di Claude Lelouch ci regala un’interpretazione magistrale che trasmette ogni emozione come il disorientamento, la rabbia, la vulnerabilità, la gentilezza, la generosità e la determinazione con una ventata di adolescenziale e nostalgica allegria.

È certo che invece Peter Sellers è morto. Tempo fa mi sono imbattuto negli scritti fantapolitici di Guido Fink che la nostra Alessandra Calanchi ha raccolto per Cinefilia Ritrovata, con la collaborazione della Cineteca di Bologna. Sono otto articoli e nel secondo, intitolato Il bottone, mi sono imbattuto nel Ruggito del Topo. Mi sono buttato a capofitto nella ricerca di questo film perché le indicazioni di Guido Fink mi hanno sempre aperto vortici interpretativi inaspettati.

Non è stato facile. Ma alla fine sono riuscito a vedere The Mouse That Roared e la soddisfazione è stata travolgente. Nonostante ci separino 67 anni, Peter Sellers riuscì a essere profetico e a tracciare una favola ironica ed esilarante come all’epoca non si poteva nemmeno lontanamente sospettare. Questo poliedrico attore comico riesce ad interpretare tre personaggi differenti per ruolo e per genere: la duchessa Gloriana XII°, il primo Ministro Conte Rupert di Mountjoy e Tullio Bascombe, il capo di stato maggiore che guida l’esercito all’assalto degli USA.

Forse è proprio per questo, che il mio indimenticato professore universitario incappò in un piccolo errorino: «dei reggenti (Peter Sellers e Margaret Rutherford!)». È sempre Peter Sellers che interpreta la duchessa reggente del piccolo stato. Forse la somiglianza con la regina Elisabetta II, nelle ricorrenze ufficiali di corte, lo ha tratto in inganno e non bisogna trascurare la somiglianza del comico, travestito da donna, con la simpaticissima diva inglese, premio Oscar nel 1964 per l’interpretazione della contessa di Brighton (International Hotel, 1963). Riusciva a mostrare una certa regalità anche nelle funamboliche indagini della sua insuperata Miss Marple.

Le situazioni comiche che si vengono a creare nella vicenda del Ruggito del topo sono incredibili e sarei curioso di leggere il romanzo, da cui è stato tratto il film, che narra le vicende del Granducato di Fenwick, il più piccolo stato al mondo e che molti individuano in San Marino. Che nostalgia che mi ha pervaso per un mondo che non esiste più nel quale anche i più piccoli e indifesi potevano dire la loro. Che sospiri si possono tirare nell’illusione adolescenziale di chi è convinto di poter sconfiggere i competitors, oggi si dice così, anche se molto più potenti.

Solo in una visione profondamente distopica del futuro si può ancora sperare di fare la guerra con archi e frecce anche se i potenti della terra hanno a disposizioni armi micidiali di distruzione di massa, o addirittura del pianeta. Una cosa è certa: se l’Italia dichiarerà guerra agli Stati Uniti, nonostante l’età, mi arruolerò volontario per difendere il made in Italy, dai dazi scomposti del mitico Donald, soprattutto da quelli sul vino e sul parmigiano. Alla faccia della ministra che ci faceva credere di salvaguardare l’identità italica, attraverso la nostra missione turistica nel mondo.

Parafrasando il gigante Sergio Leone che raccontava il West e l’America che non esistono più, con una visione fiera e nostalgica ma avvolta di bellezze italiche e cardinali, mi è venuta voglia di ruggire, di ruggire nostalgicamente la mia protesta, assieme ai fiabeschi personaggi interpretati da Kad Merad e Peter Sellers.

Che mi sia rimasta solo questa possibilità? Vedremo.


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