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La famiglia italiana clonata

La famiglia terra di conquista dell’industria domestica è stata poi smembrata in piccoli lotti, con la clonazione di tante monofamiglie

di Ornella Guidi - mercoledì 5 aprile 2006 - 5650 letture

La famiglia terra di conquista dell’industria domestica è stata poi smembrata in piccoli lotti, con la clonazione di tante monofamiglie.

In Italia, il periodo che va dagli anni ’50 ad oggi è stato testimone di un progressivo e incessante mutamento del rapporto che a livello abitativo la famiglia ha instaurato con oggetti creati per soddisfare bisogni antichi e moderni, tesi a migliorare la qualità della vita domestica, sociale, economica.

Oggetti funzionali immessi nel mercato, con il significato di alleggerire il peso domestico degli impegni e al tempo stesso capaci di rispondere a necessità nuove spesso penetrate da realtà economicamente avanzate rispetto alla nostra.

Un serbatoio di "desideri" dalle potenzialità immense che le industrie interessate hanno gestito attraverso una sollecitazione continua, all’inizio e per lungo tempo, rivolta espressamente al nucleo familiare, punto di riferimento quale soggetto di marketing.

Tutto questo è percepibile dalle stesse immagini pubblicitarie di quegli anni e dai primi spot televisivi da cui era assente una qualsiasi traccia di contenuti trasgressivi, anzi in quelle immagini che sembravano suggellare composizioni familiari aliene da ogni forma di inquietudine, l’oggetto reclamizzato veniva inserito in modo da essere percepito dagli spettatori quale strumento indispensabile per realizzare una felicità familiare all’insegna del vivere moderno.

Quasi si fosse di fronte ad un nuovo Illuminismo "domestico" teso a far individuare nel possesso di nuovi e moderni simboli: la lavatrice, il frigorifero, il telefono, l’automobile etc. un segno di immagine positiva in grado di depositarci alle soglie di un benessere prima sconosciuto.

Pressioni culturali più dirette e in un certo senso più ingenue rispetto alla cultura pubblicitaria sviluppatasi in seguito.

In questa Italia anni ’50 domina a livello socio culturale un marcato provincialismo mentre sul piano economico si contrappongono il Sud povero e rurale e il Nord forte di un sistema industriale in ripresa.

I tempi sono comunque maturi per un salto industriale della società che all’inizio degli anni ’60 porterà un’ondata di benessere tale da far parlare di "miracolo economico" che tuttavia non si consoliderà con quelle proporzioni di crescita.

L’embargo petrolifero degli stati arabi produttori di greggio creando un’emergenza energetica accellerò una crisi economica già in essere accompagnata da una forte conflittualità sociale che trova espressione nel Movimento del ’68 con i suoi protagonisti: gli studenti, il mondo operaio e quello intellettuale.

Questo movimento al di là delle vittorie e (maggiormente) delle sconfitte ha avuto la forza di provocare un reale mutamento ed evoluzione del costume e dell’atteggiamento del singolo nei confronti dei condizionamenti istituzionali a tutti i livelli, innescando a livello sociale un’apertura irreversibile ai bisogni dell’individuo facendo sentire l’assoluta necessità di una maggiore libertà personale.

Con il Movimento del ’68 c’è stato un rafforzamento delle libertà individuali. Le persone si sono tolte quella corazza stratificata nel corso del tempo, facendo esplodere bisogni nuovi concepiti nell’ottica di un nuovo modo di vivere.

In termini economici, semplificando al massimo grado, si può affermare che tutto questo si è trasformato in un "business di ritorno" proprio per quel sistema industriale che con i suoi rigidi rapporti di lavoro e di produzione rappresentava uno dei principali bersagli della contestazione.

La famiglia come entità unica ad un certo punto non sarebbe stata capace di assorbire un’offerta continua di prodotti ad un livello elevato e costante, come avviene in un mercato formato da singoli individui.

C’è da chiedersi quanto la progressiva perdita di potere della famiglia nei confronti del singolo sia stata frutto di un’evoluzione spontanea e quanto invece sia stata indotta o favorita o semplicemente assecondata da un mercato guidato o da un mercato che ha la forza di autorigenerarsi per istinto di sopravvivenza in quanto somma di desideri, di bisogni di una grande massa di persone.

Il mercato corre veloce e mette radici laddove c’è la possibilità di espandersi e con la sua intrinseca potenza espande tutto ciò che è espandibile in una mutua simbiosi fra ciò che viene chiesto e ciò che è conveniente offrire.

I cambiamenti del modo di vivere, nel tempo, hanno inciso profondamente sulla famiglia che da struttura cristallizzata con spazi comuni, centrali ben definiti si è trasformata in una struttura più elastica dove il senso di appartenenza non si identifica più con un luogo circoscritto come poteva essere la cucina, simbolo familiare per eccellenza.

Questi cambiamenti inerenti alla spazialità dell’aggregazione familiare hanno conseguentemente mutato la funzione e l’uso di tutti quegli oggetti moderni che caratterizzano il nostro vivere quotidiano presenti come elettrodomestici o complementi d’arredamento, simboli ormai della nostra società e cultura.

Basti pensare al telefono che in una normale abitazione era (unico apparecchio della casa) presente nell’ingresso; strumento adibito a conversazioni brevi e veloci, lontano da quello strumento di comunicazione che oggi ce lo fa paragonare a un laico confessionale o a un lettino freudiano e che per questa ragione è presente proprio in quegli ambienti della casa che permettono una maggiore riservatezza.

Oggetti inizialmente esclusi dalle stanze deputate al riposo, camere da letto utilizzate solo per dormire mentre oggi gli spazi della casa sono vissuti in modo tale da annullare la differenza fra zona giorno e zona notte; ora in camera si sta al telefono, al computer, si fa ginnastica, si guarda la TV, si mangia...la camera è diventata una casa in miniatura, luogo sacro e inviolabile soprattutto per gli adolescenti.

Tante stanze tanti televisori tanti telefoni tanti computer...e la famiglia sempre più vissuta unicamente come punto di riferimento fisico mentre a livello affettivo ed emozionale ci si rivolge all’esterno; si comunica più all’esterno e meno in famiglia e gli oggetti simbolo della comunicazione acquistano il significato opposto cioè quello di modificare il modo di vivere dell’individuo tale da renderlo sempre più autosufficiente rispetto agli altri.

Anche l’amicizia ormai corre on line, viene meno la necessità di vedersi, presto forse verrà a mancare una delle ragioni antropologiche di aggregazione familiare, in una società dove ognuno può bastare a se stesso.

Ognuno con i suoi spazi all’interno di uno spazio comune, questo nella teoria, in realtà ognuno con i suoi spazi e basta.

Questo stimolare l’aspetto individuale della libertà di cui siamo tutti bene o male complici ha portato ad un impoverimento della famiglia come struttura sociale, zoccolo duro nei confronti di un qualsiasi tipo di potere al di fuori del suo.

Oggi c’è il singolo da una parte, con la sua monofamiglia, e il Potere dall’altra, il potere legale dello stato, quello paralegale delle multinazionali, quello illegale della mafia...e in questo contesto l’individuo, singolo appunto, si trova svantaggiato ed è molto facile scivolare in un pensiero nihilista, non tanto come approdo ad un cammino cosciente quanto come risultato di una sfiducia totale nei confronti del mondo per la consapevolezza della propria impotenza, in quanto singoli.

In ultima analisi ci si può chiedere quanto convenga ad una qualsiasi forma di potere creare una società di singoli non solo per avere doppi, tripli quadrupli...fruitori di tutti quei beni che caratterizzano la nostra vita ma per tenere sotto di sè soggetti indeboliti, chiusi nel loro egoismo perciò indifferenti anche alla vita politica che passivamente fanno gestire a persone a cui non riconoscono valore ma accettano.

"Divide et impera" celeberrimo consiglio, in questo caso, è stato applicato all’ultimo degli stati, la famiglia.


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ma secondo Lei
9 aprile 2006

Ma secondo Lei le persone sono imbecilli ??? A sentire Lei sembra che il film Matrix sia realtà anzichè fantascienza. (a proposito: è un film davvero bello, uno dei miei preferiti) Però tutto il suo ragionamento langue sotto un profilo spirituale: si ricordi che il consumatore ha un’anima, l’occidentale medio consumista e nichilista ha un’anima, ebbene si ! E non credo la sfoderi nell’atto dell’acquisto, per cui se è questo che cerca forse ha sbagliato il luogo dove cercare. Il ’68 ha contribuito a creare molte libertà personali. W il ’68 ! Ma non quello italiano, con il suo strascico di terrorismo stragismo statalismo etc... io mi riferisco al ’68 parigino e soprattutto a quello americano,agli hippy ai beat. Vede : io credo che il ’68 ci abbia in realtà liberato dalla politica, perchè l’individuo è piu importante della politica. Viva l’individuo !