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La debacle della scuola italiana

Gli anni passano e la crisi della scuola italiana si acuisce sempre di più. Il malato si può ancora salvare?

di Emanuele G. - mercoledì 15 settembre 2010 - 2546 letture

L’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha prodotto di recente un rapporto sullo stato della scuola in alcuni paesi, europei e non. Un rapporto dove si elenca in maniera impietosa le storiche criticità della scuola italiana.

Intendimento di questo articolo non è quello di discutere sul succitato rapporto, i mass media ne hanno già diffusamente parlato, ma di offrire al lettore alcune rapide considerazioni in merito alla tematica denominata “scuola italiana” .

Credo sia opportuno partire da una considerazione di fondo. La seguente. Gli anni passano e la crisi della scuola italiana si acuisce sempre di più. Il malato si può ancora salvare?

Nel corso degli ultimi decenni l’autorevolezza delle c.d. “agenzie formative” è andata viepiù affievolendosi. Chi sono queste “agenzie formative”? Mi riferisco alla famiglia, alla chiesa e alla scuola. Esse sono state scavalcate da una società che ha creato dopo la seconda guerra mondiale altri centri di interesse relegando a ruoli secondari le succitate “agenzie formative”. Un primo problema è, quindi, posto. Come rilanciare la scuola quando il suo ruolo non è più centrale?

Anche l’autorevolezza del corpo insegnante è venuta meno. In modo drammatico. Che autorevolezza può avere un insegnante, che esplica una fondamentale funzione formativa, allorquando giunge alla professione a seguito di anni di precariato? Il precariato non è una modalità che certifica la reale preparazione di un insegnante. Anzi dimostra che la professione è soggetta all’arbitrio di un meccanismo infernale chiamato “graduatoria”. Graduatorie sotto sequestro preventivo a Genova, Roma e Napoli per evidenti illecite modifiche. In soldoni, l’accesso alla professione è opera più del caso che di un reale percorso di formazione e progressione. Ciò inficia tutto. Prima di tutto, l’autorevolezza della figura dell’insegnante.

Vi rendete conto che lo stipendio di un insegnante è più o meno quella di una badante rumena regolarizzata? E’ il sintomo della caduta di prestigio dell’intero corpo insegnante italiano il cui salario si colloca in fondo della scala retributiva italiana. Sintomo che denota il sostanziale disinteresse della società e delle istituzioni pubbliche nei confronti del comparto scolastico. Ma anche l’incapacità del corpo insegnante del nostro paese a farsi sentire ed ad avere un peso. Come se si preferisse una misera paga piuttosto che il pieno riconoscimento di un ruolo fondamentale. Ora ci si accorge del problema. Un ritardo di reazione che appare ipocrita in quanto si è preferito non vedere negli ultimi decenni e non intervenire.

Che dire, poi, dei dirigenti scolastici? A partire dalla sciagurata iniziativa del Ministro Berlinguer riguardante la sponsorizzazione degli istituti scolastici il concetto di scuola è diventato un’enunciazione puramente economica. Tutto deve essere sottoposto non a un parametro di qualità culturale, ma finanziario. Si è in grado di fornire servizi scolastici di un certo livello solo se ci sono i soldi. Altrimenti… In questo contesto i dirigenti scolastici sono diventati degli amministratori delegati che non si sono più curati della didattica e della sua qualità.

Per non passare, infine, sotto silenzio lo scellerato ruolo dei sindacati. Grazie a loro registriamo la debacle dell’insieme della scuola italiana. Chi ha voluto le assunzioni pletoriche nella scuola? Loro, per motivi di puro interesse di parte. Vedete, un sindacato è ammesso alla contrattazione nazionale se rappresenta una certa quantità di lavoratori. Orbene, cosa hanno fatto i sindacati? Hanno messo su un giochetto che può denominarsi “adesione di scambio”. Io ti faccio l’adesione al mio sindacato e ti favorisco l’assunzione grazie alla mille leggi “ad personam” che hanno contraddistinto il mondo della scuola negli ultimi decenni. Assunzioni che hanno determinato l’enorme numero di precari. Assunzioni che non hanno permesso l’accertamento della preparazione etica e tecnica degli insegnanti. Pensate che ci sono più di 90.000 insegnanti di sostegno a fronte di 14.000 pediatri!

Il malato, in sede di conclusione, si può salvare? Credo sia un’impresa quasi disperata poiché la scuola dovrebbe riacquistare quel ruolo centrale che non ha. E non mi pare che la società e le istituzioni siano così interessate a che si verifichi tale evento. Lo si nota dal deserto che c’è attorno alla protesta attuatya in tutta Italia dai precari.

Vorrei chiudere con una piccola proposta. Ci sono docenti che svolgono allo stesso tempo una professione privata. Ingegneri. Avvocati. Dottori Commercialisti. Biologi. Geometri. Architetti. Agronomi. Proprietari di palestre di educazione fisica. Orbene, perché non imporre loro di lasciare l’insegnamento? Mi sa che si liberebbero molti posti…


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