La cultura russa non appartiene alla Russia
Sfatiamo un mito...
2° atto riflessivo a: "la banalità del male e della democratizzazione della bugia e della menzogna
Immagine del logo di quest’articolo, per libero apprezzamento e per accogliere l’invito di Vladimir Putin, che in occasione dell’inaugurazione a Napoli del murales di Jorit, disse: "prima o poi la verità si farà strada. ...in onore alla cultura russa...beh, almeno qui in Campania non l’avevamo mai persa....e dobbiamo sperare tutti che anche Lui la possa presto ritrovare!"(!?).
Per termine "cultura" si intende in generale qualcosa di fortemente legato all’esperienza sia dei singoli individui che dei popoli, sul piano intellettuale e morale e nell’acquisizione della consapevolezza del ruolo che compete, ad ogni singolo individuo nella società.
Forse vi ho già detto che tempo fa una mia cara amica, che ha vissuto a Mosca per diversi anni, mi disse che l’anima Russa è formata da due aspetti-componenti specifiche:
“Il sacrificio ed il miracolo”.
Definire l’anima russa come una tensione costante “tra sacrificio e miracolo” mi permette di riflettere meglio sul tema del perché considero falsa l’appartenza della “cultura Russa” ai Russi; e del perché la stessa "Anima Russa" non sia neppure poi così tanto diversa da quella nostra, almeno per noi del Sud Italia. Certo, in occidente in generale, resta semmai un po’ più razionalista e pragmatica, ma qui da noi nel sud Italia, resta un pò fatalista e filosofica. La richiesta ossessiva del miracolo a San Gennaro resta emblematica, da parte dei Napoletani, significativa per le secolari dimensioni sacrificali in cui molti vivono.
Ora, per riflettere meglio sul tema devo approfondire alcuni aspetti: perchè non appartiene alla Russia; perchè la “cultura Russa” abbia così tanto spaventato chi stava al potere (in Russia) nel corso della storia, da doverla sentire non solo estranea, ma addirittura da emarginare (è un eufemiso) e non solo.
Il Sacrificio (Podvig)
In russo esiste la parola "podvig", che significa "impresa” nel senso di un atto eroico, un’impresa straordinaria, così come, sacrificio eroico, spesso spirituale o silenzioso, e così possiamo meglio comprendere il rapporto stesso che c’è tra le due parole “sacrificio e miracolo”.
Cosa in verità che ha toccato tutti i popoli e non ultimo il caso anche degli stessi Stati Uniti con il suo Presidente Trump con la distribuzione della "sue immaginette sacre”, con le quali anche lui dopo essersi sacrificato per fare le guerre, adesso va in cerca del miracolo. Dalle parti nostre però sappiano, come ci diceva Massimo Trosi, che una cosa è "il miracolo", ed altra cosa è "U’Miracolooo!" quello vero, autentico; ed in questo caso, non ho capito ancora se in ciò, saremo tutti più benevolmente facilitati dagli effetti della propaganda e/o della pornografia(?).
Nel caso della Russia resterebbe la sofferenza che purifica:
Per Dostoevskij e molti pensatori ortodossi, il dolore non è un errore del sistema da eliminare (come vorrebbe il pensiero occidentale), ma una condizione necessaria. Solo chi accetta il sacrificio può davvero comprendere la condizione umana. Un’idea di "sacrificio per il tutto" (il popolo, la patria, l’ideale) che per certi versi ha permesso non solo ai Russi, ma anche ad altri governi e popoli di resistere ad invasioni feroci e regimi oppressivi, ma qui rientriamo anche nei casi di legittima difesa, come oggi resterebbe per il popolo Ucraino.
Il Miracolo (Avoś)
Quindi, al sacrificio si contrappone un’irrazionale e incrollabile speranza nel miracolo, in ciò che gli stessi Russi chiamano avoś , cioè l’idea, che in qualche modo, nonostante tutto vada male, alla fine succederà qualcosa di inaspettato che salverà la situazione. In questo c’è da dire che la resilienza secolare e la bellezza del Popolo Russo resta mitica.
La celebre frase di Dostoevskij: "La bellezza salverà il mondo", apre, per certi versi, alla speranza di un miracolo, non solo estetico e spirituale, come certamente lo intendeva di più lui, ma come un trascendere la logica della situazione data. Oltre ogni ragionevole dubbio, direbbe qualcuno, nel mentre noi qui (in Occidente) ci affidiamo al calcolo e alla legge, l’anima russa tende a saltare il passaggio logico, sperando, per quel che ho capito, nell’intervento divino o del destino, cosa però che non mi sembra neppure estranea ad altri popoli come nel caso che dicevo prima di noi, popolo del sud italia. Altra cosa resta l’attuale "concezione sacrale dei miracoli" da parte di Trump, in questo caso ci sarebbe bisogno più di un mago per farsi scomparire o di una scomunica. Ecco per quest’ultimo caso dobbiamo sperare anche noi, come lo stesso Tolstoj e Dostoevskij per raggiungere "la verità" o meglio "le verità", non attraverso un ragionamento, ma attraverso una folgorazione improvvisa, un miracolo interiore, semmai come dicevo prima di un atto psico-magico che dopo un lungo tormento e travaglio, lo facesse scomparire.
Per connessione potremmo dire che il miracolo nasce dal sacrificio cosi come in oriente, anche in occidente(!?).
Certo, questi due elementi non sono separati, ma ciclici: Il sacrificio estremo prepara il terreno al miracolo(!?).
In questo caso possiamo citare (lo dico in particolare per nostro benificio) i casi di quando tutto sembrava perduto per loro due (il patibolo per Dostoevskij, la scomunica per Tolstoj), avviene il miracolo della rivelazione o della sopravvivenza dello spirito.
Ciò forse spiega meglio anche questa dualità, del perché la cultura russa passi continuamente, da momenti di cupa disperazione, a picchi di estasi spirituale ed artistica. Pensavo alle matrioske.
Forse perché non c’è una via di mezzo "borghese"(?): o si soffre o si risorge. O ci si nasconde uno dentro l’altro o si rischia pesante.
Qualcuno di voi mi potrebbe chiedere, a questo punto, Nanos ti stai perdendo come al solito, dovevamo parlare del come tu riesca a sfatare il mito della cultura russa e ci parli dell’anima dei russi: "sacrificio e miracolo"(?)
Il problema è che mi chiedo da tempo, ma questa cosa del sacrificio deve essere per forza necessaria ed è ancora presente oggi nella “Cultura Russa” , oppure è rimasta confinata alla grande letteratura del passato?
In verità come lo stesso Walt Disney non è potuto che nascere in America, per le stesse storie fantastiche che ci ha raccontato, prese in prestito dall’animo gentile dei Nativi d’America, e del come gli stessi poteri russi (sia zaristi, che sovietici) hanno di fatto nutrito figure come Tolstoj e Dostoevskij, perché la “cultura russa” nasceva proprio dal fatto che in Russia, la letteratura non era solo arte, ma l’unico vero spazio di dibattito politico e morale, in una società priva di uno spazio libero di discussione critica e di riflessione sullo stato delle cose, ed ogni scrittore, poeta, artista che sia, veniva visto come un "secondo governo".
In un sistema autocratico dove non esistevano partiti o stampa libera, lo scrittore diventava l’unica voce capace di parlare alla coscienza del popolo.
Autorità morale: Tolstoj era talmente influente che il governo temeva una sua parola più di una rivolta contadina. La sua capacità di mobilitare le masse attraverso il pacifismo e la critica sociale minacciava direttamente le fondamenta del potere;
Supplenza politica: Gli intellettuali russi (l’intelligencija) si sentivano investiti della missione di guidare la nazione e denunciare le ingiustizie, trasformando i romanzi in veri e propri manifesti politici. Insomma il timore delle “idee contagiose" venivano sostituite con la propaganda, le bugie e la menzogna.
Cosi come anche oggi avviene in tutti i governi autocratici ed autoritari.
Ma ritorniamo al tema:
Il potere russo ha sempre percepito le idee occidentali (liberalismo, socialismo) come un veleno per l’identità nazionale e ciò ripeto vale anche per altre nazioni, come nel caso delle diverse espressioni di “nazionalismi”, per cui a volte resterebbe retorico parlare di chi è più democratico o (peggio) più nazista del Re/Zar, etc.
Ma torno alla “cultura russa” e non facciamoci distrarre.
Dostoevskij fu condannato proprio perché leggeva e discuteva testi proibiti che mettevano in discussione l’ordine costituito e la servitù della gleba; e mi sono sempre chiesto ,dopo averlo letto, come altri tanti scrittori e poeti russi:
se fossero vissuti oggi che fine avrebbero fatto?
Considerato che la loro capacità di analisi era quella di scavare nei tormenti dei "reietti" e degli oppressi e rendendo visibili le sofferenze che il regime preferiva nascondere, credo che avrebbe fatto anche adesso (oggi) una brutta fine, cosi come l’hanno fatta tanti altri artisti, scrittori e poeti russi prima sotto il regime comunista di Lenin e Stalin e chi sa oggi, se non anche adesso, considerato che al di là di decantare tanto la cultura russa citandoli, li farebbero scomparire come per magia anche oggi?
La sacralità del potere
Sia sotto gli Zar che nell’era sovietica, e pare anche oggi, con le censure "demoautocratiche" il potere aveva/ha sempre una forte componente ideologica, nazionalistica, religiosa assoluta (per religioso non intendo solo un dogma). Nel caso di Israele al contrario, molti religiosi Ebrei, sono assolutamente contrari al governo sionista di Netanyahu. Senza confonderci oggi sul significato dei due termini: sionismo e semitismo.
Lo Zarismo: Si basava sul legame inscindibile tra lo Zar (volontà divina) e la Chiesa Ortodossa; come quando Tolstoj criticava la Chiesa, non stava solo facendo teologia, ma stava colpendo un pilastro dello Stato. Non è il caso di Trump - docet?!sic, con le sue immagini sacre semmai non vedo differenze tra i guardiani della rivoluzione e l’ICI -per cosi come la Repubblica Islamica dell’Iran - che pone il primo la sua personale morale come Dio sceso in terra; nel caso del secondo il clero sciita; entrambi sempre al vertice del potere politico. Cosa diversa per Israele, per come riportato prima ma certamente ancora vivo oggi nell’animo Russo-Ortodosso che ha di fatto smaltito il suo ateismo.
I Soviet: Sostituirono la religione con l’ideologia comunista. Chiunque, come Bulgakov o Dostoevskij (spesso censurato dai bolscevichi per il suo misticismo), proponendo una visione dell’uomo diversa da quella "collettivista", sarebbe stato anch’egli visto come un sabotatore. Il controllo della verità (bugia e menzogna e la democratizzazione della manipolazione)
In verità non solo il potere russo ha cercato di imporre una narrazione unica della realtà, attraverso la menzogna e/o la riscrittura della storia come ad esempio anche nel caso dell’Ucraina.
Qui devo ricordare del come gli Stati Uniti sono maestri, e come ho già scritto in una precedente nella riflessione sul tema della banalità del male e sulla bugia e la menzogna , è necessario riflettere ancora una volta, che oggi nessuno più utilizza il termine “guerra”, modificando la realtà attraverso la menzogna, per convincere non solo gli altri, ma anche sé stesso, il governo, ed il suo popolo, che non sta facendo nessuna “guerra” ma una semplicissima “Operazione Militare Speciale”. Semmai non guasta anche in questo caso la benedizione di una chiesa.
Altro aspetto che richiamo è il concetto di prima, sulla esigenza di riscrittura della storia, nei regimi totalitari. Hannah Arendt osservava “come il Nazismo e lo Stalinismo non si limitavano a mentire sul presente, ma modificavano continuamente il passato.”
L’idea che l’Ucraina “appartenga” alla Russia è una tesi centrale della narrativa russa contemporanea (ribadita spesso da V. Putin), ma storicamente è smentita da una realtà molto più stratificata. La storia dei due Paesi è si un intreccio di radici comuni, secoli di dominazione imperiale, come di purghe stalianiani inflette ai contadini, ma anche una costante spinta del popolo Ucraino verso l’indipendenza, poi avvenuta nel contesto del collasso dell’Unione Sovietica, ponendo fine a decenni di "appartenenza" forzata all’URSS, cosi come tante altre nazioni dell’ex blocco sovietico.
O come la cancellazione dalla storia di Trotskij da parte di Stalin. Ciò a differenza degli scrittori, i poeti, i filosofi, che per loro natura, cercano sempre le verità individuali, che è quasi sempre in contrasto con quella ufficiale. Victor Serge, scrittore, rivoluzionario e oppositore di Stalin, ha raccontato la vita e la morte di Trockij. Lo stesso Trockij ha raccontato la propria versione degli eventi, in particolare nella sua Storia della rivoluzione russa (scritta durante l’esilio) e nel suo testamento, spesso pubblicato come "La vita è bella".
La censura, come la “glavlit” sovietica, non serviva solo a bloccare i libri, ma a impedire che la gente potesse immaginare un modo di vivere diverso e di riflettere sul mondo.
Il precedente Ministro della Cultura Russa Vladimir Rostislavovič Medinskij fu sanzionato sia dagli Stati Uniti dal 2017 che dal Canada dal 2022 per "coinvolgimento nella diffusione di disinformazione e propaganda russa". Specialista professionista in tecnologie di pubbliche relazioni, Medinskij fu definito da Forbes come "un uomo del clan ideologico" di Putin. Colui che idealizzava sembra un ritorno allo Zarismo e/o alla Grande Madre Russia a differenza del Ministro degli Esteri Sergej Viktorovič Lavrov che pare resterebbe piu "fedele alla linea - CCCP". La stessa nomina dell’attuale Ministra della Cultura Russa - Ol’ga Borisovna Ljubimova - nel gennaio 2020, fu controversa a causa di precedenti post dove lei pare affermasse che: non sopportava di andare a mostre, musei, opera; spiegando che si era stata al British Museum, alla National Gallery e ad alcuni dozzine di altri musei europei e russi ma che tutto sommato aveva perso tempo lì. Tuttavia, per la sua nomina, ricevette il sostegno da famosi critici d’arte. (Fonti diverse sul web).
Insomma più che ministeri della cultura si potrebbe dire misteri della propaganda?
Insomma, il potere temeva gli intellettuali perché sapeva che in Russia una grande idea può essere più pericolosa di un esercito.
Anche se Tolstoj e Dostoevskij vissero sotto gli Zar (prima della rivoluzione sovietica), e restano esempi perfetti di come il potere russo abbia storicamente tentato di piegare i suoi geni più grandi. Ma ciò certo, vale anche in tante altre nazioni del mondo.
Come si inseriscono in questo quadro di vessazioni e punizioni:
Fëdor Dostoevskij: Il condannato a morte. L’esperienza di Dostoevskij è forse la più traumatica della storia letteraria russa.
La finta esecuzione: Nel 1849 fu arrestato per aver frequentato un circolo di intellettuali socialisti. Fu condannato a morte e portato davanti al plotone d’esecuzione; solo all’ultimo secondo, quando i soldati avevano già le armi puntate, arrivò il "finto" contrordine dello Zar che commutava la pena. Passò quattro anni ai lavori forzati in Siberia (Regione della Russia molto famosa già all’epoca per le sue prigioni da confine dei mondi), un’esperienza che descrisse in “Memorie dalla casa dei morti” e che trasformò radicalmente il suo pensiero, portandolo a indagare la sofferenza umana.
Lev Tolstoj: Lo scomunicato e il sorvegliato
Nonostante fosse un conte e una celebrità mondiale, Tolstoj visse la fine della sua vita in aperto conflitto con le due massime autorità del tempo: la Chiesa e lo Stato.
La Scomunica: Nel 1901 la Chiesa Ortodossa Russa lo scomunicò per le sue posizioni critiche verso i dogmi e il clero. Per un Russo dell’epoca, era una forma di "morte civile" e isolamento sociale. In proposito auspico che lo stesso Trump sia scomunicato per le immagini blasfemiche, non certamente posto al rogo, sono contrario ad ogni violenza, o semmai in un campeggio in tenda in Groellandia, credo potrebbe andare bene per lui, cosi finalmente lo facciamo contento.
Censura e spionaggio: Le sue opere filosofiche e politiche come ("Il regno di Dio è in voi") furono bandite o pesantemente censurate perché predicavano la disobbedienza civile e il pacifismo radicale. La polizia segreta Zarista lo teneva costantemente sotto sorveglianza, temendo che la sua immensa influenza potesse scatenare una rivolta.
In sintesi
Mentre Dostoevskij subì la vessazione fisica (la prigione), Tolstoj subì quella ideologica e religiosa. Entrambi dimostrano che in Russia il grande intellettuale è quasi sempre stato percepito dal potere come un "corpo estraneo" o una minaccia da monitorare, punire o emarginare, altro che padri rivendicati dalla “cultura russa”.
Ora vi chiedo se potremmo azzardare a dire che “culturalmente parlando” esiste di fatto una “appropriazione indebita” della “cultura Russa” da parte del Governo attuale e/o anche del popolo Russo? ......
E’ per questo che ne rivendico come Campano, la proprietà intellettuale.
Ciò avendo perchè la maggioranza si è sempre ispirata attraverso il suo stesso governo a eliminarla o limitarla con tutti i mezzi possibili. E non basta definirla "cultura russa" solo per il semplice fatto gli autori sono nati in russia. Ecco perche sono convito che la cultura non può essere definita russa..(?).... e non può essere invece patrimonio di tutti almeno quelli come me, che l’hanno sinceramente adottata nell’esperienze quotidiane di vita, cosi come qualcun’altro di voi?
Insomma, potrei chiedermi oggi, se per favore potete dirmi semmai quanti Russi conoscete, (cosi come americani, iraniani, italiani, chi vi pare), che oggi, per il frutto della loro lotta silenziosa o di un martirio, sacrificio intellettuale esplicito, in attesa del miracolo e della resurrezione, manifestano e scrivono ancora oggi, qualcosa contro il potere di turno, per aspettarsi veramente il tanto agognato miracolo di liberarsi da ogni oppressione di sorta, affinchè anche ogni ministero della propoganda, come per magia, scompaia dalla faccia della terra? Personalmente ne conosco solo un paio: San Francesco e Ghandi e forse tanti altri scrittori, artisti, che hanno dovuto scegliere la fuga e l’esilio .
Per secoli, intellettuali, scrittori e artisti hanno creato le loro opere sotto la costante minaccia di censura, esilio o morte, rendendo la loro arte un atto di resistenza. E, non volendo convincervi di niente, rifletto ancora con voi e ritorno qui ad alcuni degli altri cosi detti “pilastri” della “cultura russa”.
La Letteratura del Dissenso e del Gulag
Molti dei capolavori Russi sono nati in condizioni di estrema sofferenza o sono stati pubblicati solo decenni dopo la loro creazione a causa della censura, un miracolo.
Aleksandr Solzenicyn 1918-2008: Fu il principale testimone dell’orrore dei campi di lavoro. La sua opera monumentale, “Arcipelago Gulag”, fu scritta clandestinamente e gli valse il premio Nobel, ma anche l’esilio. No so quale dei due fu il "premio migliore" per lui. Tornò in Russia solo nel 1994 dopo la dissoluzione della Unione Sovietica. Ma anche qui, nel suo periodo trascorso da noi in occidente scrisse: "l’anima umana desidera cose più elevate, più calde e trasparenti, rispetto a quelle offerte dalle abitudini di massa della vita odierna, introdotte da un’invasione rivoltante di pubblicità commerciale, da stupidi spettacoli TV e da musica intollerabile.".
Michail Bulgakov: Autore de “Il Maestro e Margherita”, visse gran parte della vita nell’oscurità editoriale. Il suo romanzo, oggi considerato un pilastro della letteratura mondiale, è un atto di accusa contro il controllo dello Stato sulla realtà.
Osip Mandel’štam: Uno dei più grandi poeti russi del Novecento, (a mia opinione e mio poeta preferito), morì in un campo di transito verso la Siberia dopo essere stato perseguitato per una poesia satirica contro Stalin. Scrisse: "son felice dell’offesa crudele e nella vita che assomiglia a un sogno, invidio tutti in segreto e di tutti in segreto m’innamoro". Cosi come è da leggere il suo saggio su Dante Alighieri, per capire finalmente chi era veramente Dante il nostro divino poeta.
Le Avanguardie Annientate (ne cito solo alcuni):
All’inizio del XX secolo, la Russia visse una stagione culturale straordinaria (l’Età d’Argento), bruscamente interrotta dalle purghe Staliniane nel 1930;
Vsevolod Mejerchol’d: Regista teatrale rivoluzionario, fu arrestato e giustiziato durante il Grande Terrore di Stalin;
Kazimir Malevič: Padre del Suprematismo, subì restrizioni e fu costretto a rinnegare l’astrazione per conformarsi al "realismo socialista" imposto dal regime;
Pavel Florenskij: Teologo e scienziato (definito il "Leonardo da Vinci russo"), scelse di non fuggire in esilio e morì in un Gulag Stalianiano.
La repressione fu particolarmente intensa nel 1937, quando, alla vigilia del processo di Sandarmoch, furono giustiziate anche migliaia di figure culturali Ucraine, all’interno di una politica di "deUcrainizzazione" e consolidamento del totalitarismo sovietico. Molti intellettuali furono inviati nei Gulag o fucilati in fosse comuni, come quella di Sandarmoch in Carelia.
L’Esilio come Scelta o Destino e/o Rinascimento fucilato"
La storia russa è segnata da ondate di "esiliati culturali" che hanno portato la loro arte in occidente per sopravvivere, e proprio per questo, che possiamo rivendicare il fatto che la "cultura russa" non appartiene ai Russi". Figuratevi che riepirono addirittura navi.
La Nave dei Filosofi (1922 - in russo filosofskij parochod):
Lenin ordinò la deportazione in massa di decine di intellettuali, scienziati e scrittori ritenuti ostili al nuovo regime sovietico. Furono, ironia della sorte, utilizzate navi mercantili tedesche, in particolare la Oberbürgermeister Haken nel 1922, per esiliarli dalla Russia. L’operazione organizzata da Lenin e dalla polizia segreta, mirava a epurare l’intellighenzia russa, costringendo i dissidenti a scegliere tra l’esecuzione e l’esilio permanente verso: Stettino, Berlino e Praga.
Fughe Celebri: Artisti come il ballerino Rudolf Nureyev o il poeta premio Nobel Josif Brodskij (processato per "parassitismo") hanno trionfato all’estero solo dopo aver abbandonato la patria per sfuggire all’oppressione.
La Situazione Contemporanea
Dal 2022 con "l’operazione militare speciale" di Putin, molti scrittori, registi, artisti russi di ogni categoria nel continuare a reagire all’autoritarismo, hanno scelto la via dell’esilio, in particolare nella (nostra) vecchia e tanto bistratta Europa e/o subiscono ancora oggi, pressioni interne a causa della loro opposizione alle politiche autoritarie e guerrafondaie attuali, nonostante che dal 1994 una Carta Costituzionale Russa ne tutelerebbe i diritti. Ma si sà la cosa più "rivoluzionaria" è applicare le leggi che lo stato fa, ma che ignora! La "rivoluzione (continua) a russare"(?!).
Quanti di questi nuovi esiliati ne conosciamo oggi?
Perchè io ho bisogno di aggiornare la mia agenda e la mia ricerca. Aiutatemi a trovarli o sono stati già fatti scomparire? Pare che ce ne siano molti gia in giro per l’europa. Si parla di migliaia di scrittori, aristi, cosi come di milioni di persone comuni che sono state costrette a fuggire per tanti e altri diversi motivi di dissenso al potere di turno.
Per fortuna che ci sono organizzazioni come Memorial che hanno lavorato per anni e lavorano ancora, per mantenere viva la memoria di queste vittime, anche se sto andando oggi alla ricerca di nuovi "esiliati della cultura russa", ma sebbene cerchi, spesso mi ritrovo difronte a tentativi maldestri di marginalizzazione di questa parte oscura della storia.
Spero solo che non dipenda dal fatto che li hanno fatti gia scomparire, senza manco più mandarli in esilio e/o espellere(!?)
Per questo voglio sfatare il mito che la cultura russa non appartiene alla Russia, ma è e resta (più che solo mia) almeno per ciò che ho decritto qui: un patrimonio della umanità!
Opinioni di Nanos (clown dotto al secolo Enzo Maddaloni)
Bibliografia ricerca e ricostruzione storica da diversi siti sul web; sarebbero troppi ad elencarli tutti, graziatemi per il libero apprezzamento come sempre: no profit!
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