La cucina italiana patrimonio immateriale

di Sergej - giovedì 11 dicembre 2025 - 958 letture

Confessiamo un certo imbarazzo. Davanti a una notizia strombazzata da tutti i media e data come "voce unica", dominante, ammantata dalla retorica patriottica per cui "è una cosa che non si può rifiutare" pena essere tacciati di essere asociali o anti-italici. Questo è il clima retorico e militarista, in una parola "fascista" (ma anche sotto Crispi non è che fosse diverso, eh?) che domina l’Italia/Italietta da qualche decennio a questa parte, sapientemente creato e perseguito. Diamo intanto anche noi la notizia. Prendiamo da uno dei tanti media attivi per il rimbambimento collettivo in atto.

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Miseria e nobiltà (1954) con Totò nella parte di Don Felice Sciosciammocca

La cucina italiana patrimonio dell’umanità Unesco

La prima al mondo ad essere riconosciuta nella sua interezza. Entrata ufficialmente nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’Unesco. Lollobrigida: "proteggerà da italian sounding"

La cucina italiana entra ufficialmente nella Lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco. Il Comitato intergovernativo dell’organizzazione, riunito a Nuova Delhi, ha approvato l’iscrizione della candidatura della ’Cucina italiana fra sostenibilità e diversità bio-culturale’, confermando la valutazione preliminare positiva dello scorso novembre. Applausi sono arrivati all’annuncio dalla delegazione italiana presente in sala e guidata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

“È la prima volta che viene premiata una tradizione culinaria nella sua globalità”

La candidatura - avanzata nel 2023 dal ’Collegio Culinario Associazione culturale per l’enogastronomia italiana’ in collaborazione con Casa Artusi, l’Accademia della Cucina Italiana e la rivista ’La Cucina Italiana’ - mirava a promuovere principi e valori tipici della tradizione italiana, come il contrasto allo spreco alimentare e la riduzione del consumo di risorse. La decisione segna una svolta nella storia dei riconoscimenti gastronomici dell’Unesco: è la prima volta che viene premiata una tradizione culinaria nella sua globalità, superando l’approccio adottato in passato, incentrato su singole pratiche o tecniche.

Con l’ingresso della cucina italiana, salgono a 20 gli elementi italiani iscritti nella Lista del patrimonio immateriale, che comprende circa 800 elementi in 150 Paesi. Tra i precedenti riconoscimenti Unesco già attribuiti all’Italia figurano la Dieta Mediterranea (2013, bene transnazionale), la Vite ad alberello di Pantelleria (2014), l’Arte del pizzaiuolo napoletano (2017) e la Cerca e cavatura del tartufo (2021). Considerata un modello di inclusività e sostenibilità, la cucina italiana viene valorizzata come pratica quotidiana capace di unire comunità diverse, tutelare la biodiversità, ridurre gli sprechi e riflettere la ricchezza culturale dei territori.

Meloni: “Orgoglio per riconoscimento a cucina italiana, primi al mondo"

Il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio dell’umanita’ "è uno storico riconoscimento che onora il popolo italiano e celebra la nostra identità". Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un messaggio video trasmesso durante i lavori del comitato ingovernativo Unesco a Nuova Delhi. "E’ con grande emozione e orgoglio che l’Italia accoglie questa decisione", ha sottolineato Meloni nel messaggio.

Tajani: “Fieri della cucina italiana, è volano di crescita”

"Si vince quando c’è un grande gioco di squadra, oggi siamo fieri della nostra cucina, che non è soltanto un qualcosa che si realizza ai fornelli ma rappresenta la nostra identità, la nostra storia e la nostra cultura". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervenendo in India alla sessione in cui la commissione internazionale Unesco ha dichiarato la cucina italiana Patrimonio immateriale dell’Umanità. "A nome del governo italiano voglio ringraziare tutti coloro che si sono impegnati per raggiungere questo obiettivo - ha aggiunto - voglio ringraziare anche tutte le nostre ambasciate e i nostri consolati". Tajani ha messo in luce anche come la cucina italiana sia sia anche "salute, innovazione e uno straordinario volano di crescita e prosperità". "Nel 2024 il nostro export agroalimentare ha raggiunto il record di 68 miliardi, in crescita di oltre l’8% e nei primi mesi di quest’anno si è registrato un ulteriore aumento", ha concluso.

Colosseo illuminato e celebrazioni al Parco della Musica

Oggi il Colosseo diventa protagonista di un’illuminazione speciale realizzata in collaborazione con Enel, le celebrazioni proseguiranno in serata all’Auditorium Parco della Musica, dove prende vita una grande serata artistica organizzata con Enel e dedicata all’anima popolare, creativa e universale della cucina italiana. L’ingresso degli ospiti sarà accolto da un suggestivo omaggio coreografico ideato da Giuliano Peparini, uno dei direttori artistici, registi e coreografi italiani più talentuosi al mondo, che trasformerà la Cavea dell’Auditorium in una festa ispirata ai mestieri, ai riti e ai colori della nostra tradizione gastronomica.

Carabinieri del CUFAA a cavallo in alta uniforme, luminarie artistiche e tre mostre tematiche - dedicate ai prodotti DOP e IGP, alla fotografia storica del "Pranzo della Domenica" e alla nave scuola Amerigo Vespucci - accompagneranno l’arrivo delle istituzioni. In Sala Santa Cecilia, la serata si aprirà con un testo recitato dall’attrice Claudia Gerini, seguito dall’esibizione dei bambini del Coro Antoniano e del Coro Caivano insieme ad Al Bano, che interpreteranno "Vai Italia", brano scritto da Mogol e inno della candidatura della Cucina Italiana.

Il conduttore Nicola Prudente "Tinto" guiderà il pubblico in un racconto che unirà parole, musica e immagini. Non mancherà un momento solenne con l’esecuzione dell’Inno di Mameli, il Canto degli Italiani, interpretato dal tenore Alessandro Scotto di Luzio, che aprirà il grande concerto dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, affidato alla JuniOrchestra Young e alla Cantoria, dirette da Simone Genuini. Un programma musicale che spazierà da Rossini a Tchaikovsky, da Verdi a Puccini, in un crescendo di emozioni che celebrano il patrimonio culturale italiano.

Nel corso della serata, Paolo Scaroni presidente di Enel consegnerà una borsa di studio a un giovane musicista meritevole, e il solista Manuel Meledina con il coro della Peparini Academy chiuderà l’evento con Oh Happy Day, sigillo festoso di una giornata dedicata all’orgoglio e all’identità nazionale.

Slow Food: “Cucina italiana patrimonio Unesco valorizza biodiversità e artigianalità”

"La cucina italiana patrimonio Unesco è un riconoscimento che, celebrando la cucina italiana, riconosce anche la straordinaria agrobiodiversità che ne è la base. Una biodiversità su cui Slow Food lavora, valorizzandola, attraverso progetti come i Presìdi e l’Arca del Gusto, da quasi 40 anni". Così Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia. "Il riconoscimento - sottolinea Nappini - va anche all’artigianalità di contadine e contadini, cuoche e cuochi che con competenza e creatività hanno reso possibili le ricette conosciute in tutto il mondo, motivo di orgoglio, che continueremo a raccontare, tutelare e valorizzare".

Fonte: RaiNews.


Noi non ci troviamo nulla di trionfale né riusciamo ad aderire a questa notizia che notizia non è. Semplicemente ci sembra l’ennesima trovata di marketing di un popolo e di una classe dirigente che non hanno idea di cosa sia sviluppo e lavoro vero, all’interno di una realtà sociale. A noi sembra quella che un Fantozzi qualsiasi avrebbe definito "una boiata pazzesca" ovvero una minchiata sesquipedale. Persino triste: immaginare un intero Pase ridotto a un insieme di cuochi e camerieri - tutti attorno a un tavolo a servire e riverire il potente di turno. Se è questo l’immaginario politico della nostra classe dirigente, siamo messi davvero male.

Nella falsità evidente di tutta la faccenda ci sentiamo persino avviliti. Il nostro è un Paese che fino a tutti gli anni Cinquanta del Novecento ha fatto la fame. Altro che "tradizione culinaria"! Abbiamo cominciato a mangiare negli anni Sessanta del Novecento, attraverso esemplari cibi e metodiche che copiavamo da cucine più evolute (quella francese, quella svizzera) o dai nostri nuovi padroni vincitori della guerra: gli americani attraverso gli esemplari della cucina che ci proveniva dai nostri emigrati in quegli Stati, o a quello che avevano portato attraverso le truppe di occupazione: si pensi solo alla carbonara o alla "a" matriciana. Sì, ci è stato concesso di evolvere una cucina così come negli anni Sessanta ci è stato concesso di evolvere una industria delle lambrette e degli elettrodomestici (tutto fuorché occuparci di armi o di fisica nucleare). Un ricercatore statunitense andò in Sardegna a indagare il motivo dei centenari in alcuni paesini e tirò fuori l’ipotesi sulla "dieta mediterranea", peraltro falsa e smentita, e da allora sono tutti a riempirsi la bocca sulla "dieta mediterranea" e a inventarsi piatti che mai nessun povero o ricco abitante delle isole ha mai mangiato. In anni più recenti qualche monaco propugnatore della decrescita felice ha tirato fuori la faccenda dello slowfood e del "ritorno" al cibo legato al territorio: l’idea viene subito presa dai mercanti e dal potere dominante per spacciarlo come cibo da rifilare nei ristoranti dell’élite (a caro prezzo) e poi farlo diventare parte della retorica nazionalista e neofascista dominante.

Troviamo triste la moda di chi fotografa i piatti che mangia e li manda agli amici e parenti, quale prova dell’opulenza raggiunta e del fatto che (finalmente) "si mangia". La certificazione di un popolo che ha fatto la fame per decenni e che teme che da un momento all’altro il bengodi cessa e si ritorna tutti a fare la fame di sempre (tranne i pochi privilegiati).

Troviamo triste la supponenza di coloro che ogni settimana trovano la certezza del cibo giusto o del modo giusto e vero di prendere una determinata sostanza - un vino, una crema, un amaro... - le mode che si susseguono a ondate del "barricato", delle mozzarelle di bufale e poi della burrata, delle "pinze" e della birra spremuta a freddo ecc_ ecc_. Appena sentono qualcosa (senza neppure capirla) del marketing di turno, la fanno propria e si sentono subito super-esperti di tutta la faccenda, gonfi come tacchini, imbecilli come zombi allucinati.

Troviamo triste la gioia bambinesca esibita dai potenti, che imitano la tifoseria calcistica esultante per il goal della propria squadra, specie quando la realtà li vede sistematicamente lavorare contro la propria gente e la propria comunità. "Siamo arrivati primi!" gridano esagitati, con buona pace di Francia e Giappone che già sono nella lista da tempo.

Troviamo tristi i buonisti e finti democratici che indicano la botte piena, il presunto bene che comunque la faccenda dovrebbe portare, i buoni sentimenti che li ispira (non si premia tanto il cibo quanto lo spirito comunitario che sta alla base del cibo italico... come se il resto del mondo mangiasse in solitudine e tristizia) e che mostrano quella furbizia da poveracci, quel guardiamo all’aspetto positivo e incassiamo l’incassabile che è proprio di un popolo sempre più povero di idee e di dignità. E che non porta da nessuna parte.

Troviamo triste questo rimestare nella pentola, quando la pentola è ormai da tempo vuota.

Naturalmente le nostre sono solo parole al vento. Quando tuona la retorica le parole di chi indica la realtà delle cose viene messa a tacere - addirittura ascoltata con fastidio, con astio.

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Nella foto di gruppo, i volenterosi Meloni Salvini e Tajani esultano alla notizia della cucina italiana patrimonio immateriale dell’Unesco e si avviano a finire quello che è rimasto in pentola


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