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La controriforma in atto nella scuola

La controriforma permanente : La scuola italiana tra mercato e guerra / a cura di Luca Cangemi. - 1 ed. - Bari: MarxVentuno edizioni, 2025. - 179 p., [5] : br. ; 21 cm. - (MarxVentuno ; 5/2025). - ISBN 979-12-82124-03-4.

di Sergej - domenica 21 settembre 2025 - 880 letture

Esce per le edizioni MarxVentuno l’importante contributo sulla discussione in atto sulla scuola in Italia. Curato da Luca Cangemi, che firma anche il primo saggio introduttivo, il volume collettivo si intitola: La controriforma permanente : La scuola italiana tra mercato e guerra. Già nel titolo i due cardini che hanno caratterizzato la deformazione politica e sociale avvenuta nel mondo della scuola negli ultimi decenni: da una parte la decostruzione della scuola e dei suoi obiettivi sociali a favore del sistema dello sfruttamento e dell’economia uscita fuori dalla ristrutturazione post-capitalistica a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso; dall’altra il suo addentellato, la sua logica conseguenza: la logica della guerra e l’asservimento della vita collettiva (compresa dunque la scuola) al "riarmo" in atto.

È un volume importante, che entra in un dibattito necessario che non sempre giornali o televisioni hanno voglia di affrontare - più interessati questi ultimi alla distrazione di massa che non alle cose che realmente riguardano non solo la vita reale delle persone ma soprattutto gli immediati destini collettivi.

Testi di: Luca Cangemi, Ferdinando Dubla, Lucia R. Capuana, Rossella Latempa, Marina Boscaino, Antonio Mazzeo, Francesco Cori, Pina La Villa.

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Copertina di La controriforma permanente, a cura di Luca Cangemi

Sinossi editoriale

Da decenni è in atto uno scontro prolungato, tremendamente asimmetrico, il cui oggetto è la scuola italiana, la sua funzione, la sua costituzione materiale, i suoi fondamenti culturali. Una lunga controriforma ha sfibrato la scuola, ha reso l’incertezza e la precarietà tratti essenziali e permanenti della vita scolastica, ha colpito e differenziato la funzione docente, ridotto il tempo scuola, sta progressivamente assottigliando la dimensione culturale dell’insegnamento, ha ristretto drammaticamente gli spazi di democrazia all’interno della scuola.

L’ultimo passaggio di un lungo percorso di funzionalizzazione radicale della scuola agli interessi e alle ideologie delle classi dominanti è nell’imposizione di un occidentalismo suprematista e bellicoso, in sintonia perfetta con i giganteschi piani di riarmo di UE e NATO. La scuola, largamente “deculturata”, verticalizzata, aziendalizzata, prodotta dalla lunga controriforma, approda ora alla dimensione di scuola come strumento del capitalismo armato. Ciò avviene sotto le insegne di un governo di destra che, dalla propria cultura politica profonda, recupera il colonialismo, il militarismo e l’antiegualitarismo. Come si può rilanciare, in questa situazione, un movimento che continui e sviluppi la lunga battaglia contro la distruzione della scuola pubblica in Italia, per la scuola della Repubblica? Questo libro (con i testi di Luca Cangemi, Ferdinando Dubla, Lucia Capuana, Rossella Latempa, Marina Boscaino, Antonio Mazzeo, Francesco Cori, Pina La Villa) si propone di offrire materiali per suscitare occasioni di confronto e contribuire a questo compito così necessario.


La permanente controriforma della scuola: libro collettaneo curato da Cangemi / di Pasquale Almirante

Si incominciò a parlare di “controriforma della scuola”, allorché Letizia Moratti, ministra dell’istruzione nel governo Berlusconi, (2001 – 2005), mise a soqquadro la riforma del suo predecessore del Partito democratico della sinistra (Pds), Luigi Berlinguer, contestato fra l’altro e costretto alle dimissioni, per il cosiddetto “concorsone”, una prova scritta, superata la quale, i prof potevano avere l’aumento di gradone stipendiale, stabilendo così un modo inusitato per premiare il merito.

L’idea comunque di riforma della scuola di Berlinguer conteneva alcuni punti chiave importanti, come il biennio comune alle superiori, altre materie nei professionali, la costituzione dei licei musicali, e altro ancora che Moratti liquidò, compresi gli esami di stato che le volle con commissari tutti interni: una panacea per le scuole private.

Esce i questi giorni, “La Controriforma permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra”, Marx Ventuno, 14,00€, curato da Luca Cangemi che coordina i testi Ferdinando Dubla, Lucia Capuana, Rossella Latempa, Marina Boscaino, Antonio Mazzeo, Francesco Cori, Pina La Villa, centrati tutti su un’analisi senza sconti della nostra scuola. I cui mali sono innumerevoli, ma, invece di sanarli si costruisce su di essi, secondo un gioco al ribasso, che in qualche modo, secondo gli autori di questo libro collettaneo, ha coinvolto un po’ tutti i governi, con più o maggiore responsabilità, tra scuola azienda, presidi sceriffo, istituti cadenti, programmi basati sulle esigenze dell’industria piuttosto che volti alla pari opportunità e alla conoscenza del mondo e alla sua interpretazione. E poi la massa dei precari, usati all’uopo e quindi lasciati a se stessi, in funzione di una formidabile forbice che taglia l’istruzione, pericolosa, perché induce a pensare, e non gli armamenti, per esempio, o prebende varie per un capitalismo che non vuole cedere potere, anzi, lo raffazzona perfino tra i banchi, sibilando, con la destra, la sua ideologia.

Una politica insomma che da decenni vede minata la scuola coi suoi fondamenti culturali e ideali, dove il dibattito deve essere limitato, con un taglio, non solo ai finanziamenti, ma anche alla partecipazione democratica che gli immigrati avrebbero contribuiti a mettere in discussione, con chiaro intento demagogico ma pure sovranista e autoritario.

Importante, e lo segnaliamo, l’intervento di Marina Boscaino sulla pericolosa “autonomia differenziata”, con una lucida analisi, nella quale si dimostra che regionalizzare la scuola significa smembrare il tessuto sociale della Nazione, quella tanto amata dai “patrioti”.

Un libro che forse mancava, nel panorama della politica scolastica, e che sarebbe pure il caso di intrattenersi con gli alunni su alcuni passaggi, secondo noi, importanti, anche per la riscoperta di una pedagogia troppo in fretta tralasciata e dunque di una possibile riforma che negli anni “60’ del 900 era abbondantemente veicolata da illustri intellettuali del tracollato Pci e in giornali di prestigio come Rinascita e la Riforma della scuola, per 35 anni la rivista di quel partito, nella quale era espresso un orientamento politico, certamente, ma il suo intento era quello di considerare l’istruzione una “leva fondamentale per modificare i rapporti di classe” e dunque di potere.

Fonte: Tecnica della scuola.


Altri articoli

Una "Controriforma permanente" / di Pina La Villa, associazione comunista Olga Benario, Girodivite 5 ottobre 2025.

La scuola italiana fra riforme mancate e militarizzazione, su Argo Catania, 8 novembre 2025.

La controriforma di lunga durata della scuola e i venti di guerra / di Luca Cangemi.

Info e altri link aggiornati: su facebook.


L’imperialismo culturale e la controriforma permanente della scuola / di Laura Baldelli

La recensione del nuovo libro curato da Luca Cangemi, dal titolo La controriforma permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra.

Fresco di stampa è uscito ad ottobre, per le edizioni di Marx-Ventuno, La controriforma permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra, raccolta di saggi curata dal compagno Luca Cangemi, lui stesso autore assieme a Ferdinando Dubla, Lucia Capuana, Rossella Latempa, Marina Boscaino, Antonio Mazzeo, Francesco Cori, Pina La Villa, autori che rappresentano la nostra scuola militante, anche se i media ignorano tutto ciò che riguarda il sistema d’istruzione e le conseguenze di tutte le controriforme perpetrate negli ultimi decenni nell’indifferenza generale.

Gli otto saggi sono un’analisi accurata e documentata sulla trasformazione della nostra scuola, nata dalla Resistenza e costruita sui principi della Costituzione, nello strumento più potente del tecno-capitalismo della sorveglianza, che ha visto da Luigi Berlinguer in poi una controriforma permanente in ogni ordine e grado d’istruzione, comprese l’università e la ricerca.

E questo approccio critico storico-politico è materia del primo saggio del volume, scritto da Luca Cangemi che ripercorre tutte “le controriforme”, un’analisi che ricostruisce il filo conduttore dell’assalto alla scuola pubblica da parte del capitalismo neoliberal, affinché si trasformasse sempre più in una scuola funzionale al mercato.

Le abiure degli ex comunisti e le scelte neoliberiste dei governi di sinistra hanno costruito in nome dell’Ue dei banchieri, della finanza e della Nato una scuola serva dell’impresa ed oggi purtroppo strumento del capitalismo armato. E della scuola snaturata dall’ideologia neoliberista negli ultimi trent’anni ne tratta accuratamente Lucia Capuana, che focalizza il suo intervento sui vari trattati dell’Unione europea, i dettami dell’Ocse-Pisa, rievocando anche i profetici avvertimenti di Piero Calamandrei, di Norberto Bobbio e di Federico Caffè.

Anche per questo il nostro Paese non è cresciuto culturalmente, nonostante le buone leggi approvate, durante la proficua stagione delle conquiste dei diritti sociali negli anni ’70, che non hanno avuto il necessario sostegno economico e culturale. E questo imbarbarimento culturale, avvenuto anche attraverso la pervasiva mistificazione delle parole, che hanno modificano la realtà con una penetrante propaganda, ci ha condotto, privi di consapevolezza, verso un capitalismo senza democrazia, perché la democrazia è nemica della libertà economica, come disse Nancy MacLean.

Di assoluta importanza è saggio n°6 scritto da Antonio Mazzeo, che ricostruisce tutti i passaggi storici della pericolosa entrata delle forze armate nelle scuole, fin dai tempi della ministra Pinotti, spianando la strada ai governi di centro-destra, fino ad oggi, che con i fascisti al governo, il capitalismo della sorveglianza è anche un capitalismo armato, che ha bisogno ancora una volta di carne da macello: i nuovi proletari-tecnologici. Infatti è in corso l’indottrinamento della cultura della difesa per militarizzazione della scuola e della società, che ricorda il modello israeliano.

Marina Boscaino scrive dei pericoli dell’autonomia differenziata, la legge Calderoli, che minaccia il principio di eguaglianza costituzionale, le cui premesse iniziarono con il centro sinistra in pieno governo Prodi con la riforma “Federalismo a Costituzione invariata”, legge n° 59/1997, che per essere attuata fu necessaria la riforma del titolo V della Costituzione con la legge n° 3/2001, opera del governo Berlusconi II, che riconobbe le autonomie locali, quali enti esponenziali preesistenti alla forma della Repubblica. In questo modo fu riconosciuta alle Regioni l’autonomia legislativa. L’autrice sottolinea quanto questa legge, che ha avuto un lungo percorso preparatorio, possa minare l’unicità della Scuola della Repubblica, a favore della scuola delle regioni e dei loro rapaci governatori, con diversi sistemi scolastici, subordinati alla ricchezza dei territori ed in barba al principio di sussidiarietà. Marina Boscaino racconta anche di una lunga ed estenuante lotta dei “Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della repubblica, l’uguaglianza dei diritti”, una militanza autofinanziata che ha lavorato faticosamente e pazientemente per informare quanto l’autonomia differenziata sia una deriva pericolosa e quanto possa condurre anche verso una privatizzazione della scuola, come è accaduto per la sanità pubblica. L’attacco del neoliberismo alle grandi conquiste democratiche del diritto universale alla salute e allo studio è ormai palese, solo gli sciocchi non lo vogliono vedere.

Perché un attacco così grande alla scuola? Perché è un organo vitale della democrazia, un lusso che il capitalismo della sorveglianza non può permettersi.

A questo proposito Rossella Latempa ci delucida sulle prove Invalsi, una vera e propria sorveglianza digitale, che in circa vent’anni hanno costruito l’impalcatura su cui si regge la scuola del neoliberismo basata sull’idea di capitale umano e sul principio di concorrenza. Un saggio dettagliato, ricco di dati e di riferimenti culturali, che lo valorizzano come una vera e propria ricerca scientifica, smontando il castello d’ipocrisie del metodo di valutazione Invalsi.

Sul piano culturale il testo di Pina La Valle è di grande attualità e necessità , in quanto è una importante riflessione che riguarda la questione di genere, come categoria di analisi che sottolinea l’importanza degli aspetti sociali e culturali, intesa come relazioni sociali e modi con cui si esprimono i rapporti di potere nella costruzione della differenza. Questo nuovo approccio e chiave di lettura incontra molte resistenze politiche e religiose, soprattutto quando si parla di donne come soggetti di Storia, che implica necessariamente rivedere i tanti stereotipi disseminati tra le discipline scolastiche e la cultura dominante; l’educazione ne è direttamente coinvolta e gli ostacoli diventano insormontabili soprattutto con un ministro come Valditara, che ci riporta a valori e modelli arcaici, patriarcali e guerrafondai.

Non poteva mancare tra i saggi un’attenzione al cronico problema del precariato nella scuola, un danno non solo ai docenti, ma alla scuola tutta e Francesco Cori ripercorre le odissee tra i perversi meccanismi burocratici, nonché dispendiosi, degli uffici scolastici e dei dirigenti scolastici, pedine efficienti di un sistema che umilia la professionalità dei docenti.

La parte più affascinante, che è la speranza su cui ricostruire la lotta, è quella dedicata alla pedagogia del Marxismo, scritta da Ferdinando Dubla, una lectio magistralis di pedagogia che spazia da L’Alternativa pedagogica di Antonio Gramsci, alla pedagogia come rapporto tra felicità e futuro di Lukàcs, ai grandi pedagogisti sovietici Nadezda Konstantinovna Krupskaja e Anton Semenovic Makarenko, ideatori della pedagogia della rivoluzione leninista, ovvero la pedagogia della prassi, che noi abbiamo conosciuto grazie ad Antonio Labriola e a Dina Bertoni Jovine.

Davvero una meraviglia rievocare la straordinaria rivista del Pci, Riforma della scuola, in cui scrivevano Lucio Lombardo Radice, Mario Alighiero Manacorda, Carlo Bernardini. Un ricordo di una grande stagione per la pedagogia italiana, di cui Dubla evoca i grandi maestri Bruno Ciari, Mario Lodi e Gianni Rodari e il Movimento di Cooperazione Educativa, l’Mce, e che chiama intellettuali-artigiani; senza dimenticare Paulo Freire e il suo Pedagogia degli oppressi, un testo-guida per noi docenti comunisti. Freire parlava di coscienzalizzazione e a questo noi dovremmo tornare per combattere le nuove terribili sfide del tecno-capitalismo della sorveglianza, perché l’imperialismo, prima che politico-militare, è culturale. Noi comunisti possediamo l’eredità di un grande patrimonio pedagogico, teorico e sperimentato sul campo da tanti maestri, che abbiamo dimenticato, che va invece riscoperto per riappropriarcene al fine di costruire la futura umanità e la futura società.

Questo volume, non è solo una preziosa analisi, è un documento ed un programma politico. Leggetelo!

Fonte: FuturaSocieta.org, 30 novembre 2025.


La controriforma permanente della scuola italiana: mercato, guerra, disuguaglianze. La necessità della lotta / di Stefania De Marco

È uscito a ottobre, per le edizioni Marx‑Ventuno, La controriforma permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra, una raccolta di saggi curata da Luca Cangemi e scritta da alcuni tra i più lucidi conoscitori della scuola italiana: Ferdinando Dubla, Lucia Capuana, Rossella Latempa, Marina Boscaino, Antonio Mazzeo, Francesco Cori, Pina La Villa.

Da decenni, politiche neoliberiste hanno trasformato l’istruzione in un apparato piegato alle logiche del mercato: il sapere ridotto a merce, il docente a dipendente, lo studente a “capitale umano”. La scuola, da luogo di formazione, è diventata un dispositivo di valutazione e selezione: INVALSI, competenze, strabica meritocrazia, competizione. Questa trasformazione non è neutra: è ideologica, parte di un disegno di classe che mira a subordinare l’istruzione alle esigenze del profitto, svuotandola della sua funzione emancipatrice. La scuola non è un servizio, non è un’azienda, non è un luogo neutro: è un organo di democrazia. E proprio per questo è oggi sotto attacco.

Ma oggi, a questa deriva mercificatrice, si aggiunge un’altra minaccia: quella della militarizzazione. Tematiche quali la politica di pace per un mondo multipolare, la critica al Rearm Europe e la militarizzazione della conoscenza, la decolonizzazione dello sguardo, la didattica della storia dei genocidi, la lotta per la demilitarizzazione del sapere, vengono scientificamente tenute fuori dal mondo scolastico. Di converso, la scuola tende, attraverso l’occupazione fisica e simbolica degli spazi educativi da parte delle forze armate, delle forze dell’ordine e delle industrie belliche, a normalizzare la guerra, rendere accettabile lo spostamento di risorse dal welfare al warfare, e consolidare l’identità nazionale. Questa doppia strategia non è casuale. È il frutto di una precisa programmazione politica, sancita dal Programma di comunicazione del Ministero della Difesa e rafforzata dalle direttive europee come il progetto ReArm Europe, che tende al Riarmo Cognitivo come base essenziale per la creazione del consenso.

La militarizzazione dell’istruzione non è solo una questione pedagogica: è una questione democratica, culturale, etica. È il sintomo di una società che ha smarrito il senso della sua umanità. E proprio per questo, oggi più che mai, è urgente resistere, denunciare, costruire alternative. Perché educare non significa addestrare. E formare non significa reclutare.

È in questo scenario che si colloca La controriforma permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra.

Luca Cangemi, apre il volume ricostruendo quarant’anni di controriforme: dagli anni Ottanta fino ai governi Meloni e Draghi, passando per Berlinguer, Moratti, Gelmini e Renzi. Cangemi mostra come l’autonomia scolastica, la managerializzazione, la valutazione e la subordinazione al mondo delle imprese siano diventate l’ossatura di una scuola funzionale al mercato e, oggi, sempre più integrata nel capitalismo armato. Le scelte dei governi di centrosinistra e centrodestra, allineate ai dettami dell’UE, dell’OCSE e della NATO, hanno costruito un modello di scuola che tradisce la Costituzione e la sua idea di uguaglianza sostanziale.

Il contributo di Lucia Capuana approfondisce la torsione neoliberista degli ultimi trent’anni, analizzando i trattati europei, le raccomandazioni OCSE-PISA e la retorica della competizione. Capuana richiama Calamandrei, Bobbio e Federico Caffè per mostrare come la scuola, nata dalla Resistenza, sia stata snaturata e come la mistificazione del linguaggio — parole come “merito”, “eccellenza”, “competenza” — abbia accompagnato un imbarbarimento culturale che ci ha condotti verso un “capitalismo senza democrazia”.

Rossella Latempa affronta il ruolo dell’INVALSI, mostrando come i test siano diventati l’infrastruttura della scuola neoliberale: classificazione degli studenti, certificazioni individuali, indicatori di fragilità, profilazione digitale, predizione algoritmica dei destini scolastici. Latempa documenta la trasformazione della scuola in un laboratorio di sorveglianza digitale, dove i dati contano più delle persone e la valutazione diventa strumento di governo.

Il saggio di Marina Boscaino analizza la minaccia dell’autonomia differenziata, dalla legge Calderoli alle sue radici nel centrosinistra (riforma del Titolo V del 2001). Boscaino mostra come l’autonomia differenziata rischi di frantumare la Scuola della Repubblica in venti sistemi regionali diseguali, subordinati alla ricchezza dei territori, aprendo la strada alla privatizzazione come già accaduto nella sanità. La lunga battaglia dei Comitati per il ritiro dell’autonomia differenziata dimostra quanto questa deriva sia pericolosa per il principio di uguaglianza.

Il contributo di Antonio Mazzeo è tra i più inquietanti: ricostruisce la progressiva militarizzazione dell’istruzione, dai protocolli Pinotti fino ai governi attuali. Mazzeo documenta visite alle basi NATO, PCTO in reparti militari, concorsi co-organizzati con la Difesa, la diffusione della “cultura della difesa” come educazione civica. La scuola-caserma diventa parte del capitalismo armato, che ha bisogno di nuovi proletari tecnologici, carne da macello per le guerre del futuro. La militarizzazione ricorda modelli come quello israeliano: normalizzare la guerra, disciplinare i giovani, costruire consenso.

Pina La Villa affronta l’attacco politico e culturale alla categoria di genere, trasformata in un fantasma ideologico per colpire diritti LGBTQ+, femminismo ed educazione alla parità. La Villa ricostruisce la genealogia dell’“ideologia gender” e mostra come, in un’Europa militarizzata e impoverita, parlare di uguaglianza diventi sospetto. La scuola, che dovrebbe decostruire stereotipi e prevenire la violenza, viene ostacolata e riportata a modelli patriarcali e autoritari.

Francesco Cori racconta l’odissea dei precari: concorsi inefficaci, percorsi abilitanti costosi, titoli esteri usati come scorciatoie, burocrazia umiliante. Il precariato non è un incidente: è un dispositivo politico che indebolisce la scuola, divide i lavoratori, produce alienazione e ricattabilità. Ma nei momenti di lotta collettiva, i precari ritrovano consapevolezza e conflittualità: il precariato è il termometro dei diritti di tutti.

Il saggio di Ferdinando Dubla offre infine un orizzonte di ricostruzione: la pedagogia marxista come pedagogia della prassi, della felicità collettiva, della trasformazione sociale. Dubla attraversa Gramsci, Lukács, Krupskaja, Makarenko, Labriola, Dina Bertoni Jovine, Bruno Ciari, Mario Lodi, Gianni Rodari e Paulo Freire, mostrando come questa tradizione pedagogica – oggi dimenticata – possa tornare a essere strumento di lotta contro il tecno-capitalismo della sorveglianza e contro l’imperialismo culturale.

Nel suo insieme, La controriforma permanente non è solo un’analisi: è un manifesto politico. Mostra come la scuola italiana sia stata trasformata in un dispositivo di mercato, controllo e guerra, ma indica anche la possibilità di un’altra scuola: costituzionale, democratica, emancipatrice, pacifista, cooperativa. Una scuola che formi persone libere, non sudditi. È un invito alla resistenza e alla ricostruzione.

Un testo da leggere e da usare come strumento di battaglia.

Fonte: InfoAlternative.it, 23 dicembre 2025.


La controriforma permanente della scuola tra mercato e guerra (un libro di Luca Cangemi) / di Mario Catania

Negli ultimi decenni la scuola è stata raccontata come un sistema inefficiente da riformare, un apparato da rendere competitivo, misurabile, performante. Raramente, però, è stata descritta per ciò che realmente è: un settore oggetto di scontro, tra conflitti politici, economici e ideologici. La controriforma permanente, saggio pubblicato di recente dall’editore MarxVentuno, rovescia questa prospettiva e legge le riforme scolastiche non come risposte neutre a problemi tecnici, ma come atti coerenti di una trasformazione strutturale che ha ridisegnato il senso stesso dell’istruzione pubblica.

Il volume, curato da Luca Cangemi, è un’opera collettiva che si colloca deliberatamente fuori dai confini della classica manualistica accademica e delle analisi istituzionali. Non nasce per offrire un bilancio delle riforme scolastiche, ma per leggerle come un processo storico coerente, lungo e stratificato, che ha progressivamente ridefinito il ruolo della scuola pubblica nella società italiana. Gli autori non parlano da una posizione neutra né omogenea: provengono dal mondo della scuola, della ricerca, del giornalismo, dell’attivismo culturale e sindacale, e condividono un punto di vista critico maturato dentro l’esperienza concreta dei conflitti educativi. Una pluralità di voci che cerca di restituire la complessità della scuola come spazio politico reale, attraversato da interessi divergenti, trasformazioni imposte e resistenze spesso invisibili.

È lo stesso Luca Cangemi, insegnante e saggista, ad aprire il libro con un contributo che rilegge gli avvenimenti degli ultimi anni alla luce di un disegno portato avanti sia dalla destra che dalla sinistra, descritta come complice o incapace di contrastare la deriva che sta impoverendo la base culturale su cui si regge un Paese, che dovrebbe formare i cittadini di domani. Secondo Cangemi tutto ha origine con i governi Amato prima e Ciampi poi, che iniziano ad operare tagli lineari alle risorse, a imporre una nuova gerarchizzazione e a creare le basi per quella che Cangemi descrive come «autonomia scolastica interpretata in senso manageriale». Provvedimenti che si concretizzeranno due anni più tardi con l’Ulivo e il ministro Luigi Berlinguer e vedono la realizzazione dell’autonomia scolastica, della legge di parità scolastica e la nascita dell’INVALSI, che diventeranno punti fermi del ministro successivo, la Moratti con il governo Berlusconi, che con la sua attività decreterà l’attacco al tempo scuola, il largo spazio ai poteri delle regioni, un’accentuazione del potere regolamentare del governo (che sarà ampiamente usato in seguito); in più, sottolinea l’autore, «viene dato largo spazio all’ideologia dell’impresa, e per la prima volta viene eliminato, in riferimento al termine “istruzione”, l’aggettivo “pubblica”». Il tutto in un’azione di continuità con la ministra Gelmini che, secondo Cangemi, porterà al «più grande ridimensionamento nella storia del sistema dell’istruzione in Italia: un brutale downsizing neoliberista applicato a una struttura che ogni mattina incrocia la vita di milioni di persone». Altro colpo da non sottovalutare è stato quello della riforma Renzi, passata alla storia come “Buona scuola”, però solo nel titolo. Se il M5S si limita ad abrogare alcune parti di questa legge, il problema odierno, con il ministro Valditara, è che «da un lato è un fedele continuatore della pluridecennale controriforma, dall’altro prova a trasformare il MIM nel vero centro ideologico della destra al potere». Tanto che, secondo Cangemi, «l’anticomunismo diventa ideologia ufficiale, con essa, chiaramente, si punta a sostituire l’antifascismo, rovesciando l’orizzonte storico della Repubblica, ma anche (ed esplicitamente) a sostanziare ideologicamente la lotta occidentale contro la Repubblica popolare Cinese». L’ultima riflessione è dedicata al momento attuale, al tentativo sempre più frequente di portare nelle scuole la retorica bellicista e militarista che si inserisce perfettamente nella narrazione dominante, quella che afferma che il riarmo è l’unico modo per ottenere la pace.

Gli altri contributi compongono un quadro corale che indaga la trasformazione della scuola italiana come processo politico di lunga durata.

Ferdinando Dubla affronta il nodo teorico del rapporto tra marxismo e pedagogia, opponendo alla scuola delle competenze una pedagogia fondata sull’emancipazione. La didattica formale e burocratica viene letta come strumento di selezione di classe, funzionale alla formazione di lavoro precario e flessibile. Riprendendo Gramsci e Freire, Dubla ricorda che «educare è giocare a ricostruirsi: ma è una ricostruzione che porta l’insieme a contribuire alla trasformazione sociale», e che l’educazione resta un terreno centrale del conflitto sociale. Lucia Capuana ricostruisce invece il lungo assedio neoliberista alla scuola pubblica, mostrando la continuità delle riforme dagli anni Ottanta a oggi. Autonomia, valutazione e aziendalizzazione non sono deviazioni occasionali, ma strumenti coerenti di uno svuotamento progressivo della funzione costituzionale dell’istruzione, sempre più subordinata al mercato e sempre meno orientata all’uguaglianza.

Rossella Latempa smonta il mito dell’oggettività dei test INVALSI, analizzandoli come dispositivi di governo. La standardizzazione della valutazione sottrae centralità al giudizio collegiale dei docenti e costruisce gerarchie tra studenti e scuole, alimentando una cultura della competizione e della punizione più che della conoscenza. Marina Boscaino concentra invece l’attenzione sull’autonomia differenziata, definendola una minaccia diretta al principio di uguaglianza. La frammentazione regionale del sistema scolastico rischia di istituzionalizzare diseguaglianze territoriali già profonde, colpendo in particolare il Mezzogiorno.

Antonio Mazzeo documenta l’avanzata del militarismo nella scuola italiana: PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento), protocolli con le forze armate, presenza capillare dell’apparato militare. La scuola diventa così uno spazio strategico di normalizzazione della guerra e di costruzione del consenso. Francesco Cori analizza il precariato come elemento strutturale del sistema: non un’anomalia, ma un dispositivo che produce ricattabilità, frammentazione del corpo docente e indebolimento collettivo. Chiude il volume Pina La Villa, con una riflessione storico-culturale che mette sotto accusa l’idea stessa di istruzione prodotta dalle riforme recenti: una scuola sempre meno critica, che ha smarrito la propria funzione umanistica.

Fonte: L’Indipendente, 8 gennaio 2026.



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