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La Spagna e il folle volo

Gli affari oscurano la discussione in Europa e il progresso rischia di lasciare una scia di tragedie su cui non si riflette in modo profondo, questo è il male del nostro tempo terribile.

di Salvatore A. Bravo - mercoledì 21 gennaio 2026 - 372 letture

L’incidente ferroviario che in Spagna ha causato 41 morti e più di cento feriti è meritevole di attenzione. Le indagini dei tecnici ipotizzano la rottura di un giunto quale causa del tragico incidente. Ciò malgrado possiamo ipotizzare due livelli di causa. La causa immadiata ancora da accertare, ma l’ipotesi più accreditata è l’usura del giunto e una causa remota. La causa profonda è anch’essa una ipotesi sostenuta da un dato rilevante che non possiamo ignorare: la Spagna è stata oggetto di un’autentica rivoluzione infrastrutturale, le linee ferroviarie interessate dall’alta velocità sono oltre 4mila chilometri  e gestite da Adif.

La Spagna è seconda solo alla Cina, è questo è un dato inquietante e sbalorditivo. La Cina ha ben 50000 KM di rete ferroviaria ad alta velocità e ciò può essere giustificato con l’estensione della Cina e le sue distanze siderali. La Spagna ha distanze molte contenute a confronto, ciò non toglie che per sanare il ritardo infrastrutturale essa è oggetto di massicci investimenti statali, europei, privati.

L’alta velocità collega le principali città: Madrid, Barcellona, Siviglia, Valencia e Malaga e i viaggi spesso hanno una percorrenza di meno di 3 ore fra i capoluoghi a velocità di 300 Km/h, operati da Renfe (Ave e Avlo) e da operatori privati come Iryo (partecipata da Trenitalia) e Ouigo, quest’ultima si collega anche alla Francia. Per incentivare l’uso del treno il sistema è stata liberalizzato e, dunque, la competizione fra le compagnie ferroviarie private hanno fatto abbassare i prezzi dei biglietti e hanno moltiplicato le corse dei treni. Meno aerei e più treni, il green che diventa un affare per i privati in competizione è ancora una volta il centro della questione.

Nel secondo trimestre del 2025 hanno utilizzato l’alta velocità (AVE) 11,8 milioni di passeggeri ben il 15,2% in più, secondo i dati comunicati dalla Commissione nazionale per i mercati e la concorrenza (CNMC). Anche le aziende italiane sono presenti nel mercato dell’offerta ferroviaria dell’alta velocità spagnola. Il treno coinvolto nell’incidente è italiano, non a caso la società italiana che ha varato il treno Iryo ha affermato di aver effettuato l’ultimo controllo pochi giorni fa, il 15 gennaio. L’Adif sui social aveva registrato almeno otto problemi tecnici sulla tratta ad alta velocità dove si è consumato l’incidente. Sui social erano stati segnalati i disguidi tecnici, ma c’è di più nell’agosto del 2025 i sindacati dei macchinisti avevano denunciato all’Adif dossi e buchi nelle linee elettriche aeree, le quali erano stati causa di guasti. Al Senato il Partito popolare aveva chiesto informazioni sui guasti e sui disguidi. La senatrice Cristina Casanueva ha spiegato che uno dei problemi riguardava:

“una delle nuove piastre installate sui giunti di dilatazione”.

Il problema era stato risolto, ma i problemi si sono ripresentati nei mesi successivi. Da tali dati facilmente reperibili in rete non possono che sollevarsi domande. La corsa dei privati e la conseguente competizione fra compagnie private e pubbliche per favorire l’uso del treno ad alta velocità e gli affari conseguenti certamente usurano l’infrastruttura in modo celere e, forse, i controlli non sono adeguati al ritmo di sviluppo e di uso dell’alta velocità. Dal 2005 seguendo le normative europee che puntano sempre alla liberalizzazione dei settori pubblici in Spagna l’infrastruttura ferroviaria è stata scorporata dalla gestione delle merci e dei traffici ferroviari e ciò ha favorito l’ingresso dei privati, i quali hanno come obiettivo il guadagno con i minimi costi. Il traffico e il peso dei treni non possono che gravare sull’infrastruttura e usurarla.

Probabilmente siamo dinanzi all’ennesimo caso di infrastruttura statale che non regge gli appetiti dei privati. Ciò che è pubblico ormai è al servizio dei privati i quali investono per ottenere plusvalore, mentre il pubblico non riesce a rispondere in modo adeguato al tumultuoso mercato dell’alta velocità. La contraddizione tra sviluppo dei traffici e inadeguatezza dell’infrastruttura potrebbe essere la causa profonda dell’incidente.

Si tratta di un’ipotesi, ma è cosa giusta porre dubbi e domande al fine, si spera, di neutralizzare il ripetersi di incidenti mortali. Treni che impattano a 200-300 Km non lasciano scampo alcuno e di questo non si discute mai in Europa. L’alta velocità può trasformarsi in un “folle volo”. Si è abbagliati dalla velocità, per ridurre i tempo di percorrenza e spostarsi in modo sempre più accelerato fra distanze sempre maggiori, ma sui rischi potenziali vi è silenzio.

Le parole di Ulisse nella Divina Commedia nel Canto XXVI dell’Inferno dovrebbero farci riflettere:

e volta nostra poppa nel mattino,
de’ remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino
”.

L’alta velocità è un affare e dunque è spesso idolatrata e omaggiata senza discussione sui rischi e sulla sostenibilità delle infrastrutture. Gli affari oscurano la discussione in Europa e il progresso rischia di lasciare una scia di tragedie su cui non si riflette in modo profondo, questo è il male del nostro tempo terribile.


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