La Rai vende e va in affitto

Salvini non guarda Report – Lo scoop del Fatto – Violenza di genere: attenzione a cosa si scrive – Giornaliste attaccate – Accordo fra Tiscali e quotidiano La Svolta

di Adriano Todaro - mercoledì 29 novembre 2023 - 639 letture

VIOLENZA DI GENERE: ATTENZIONE A COSA SI SCRIVE – Il 25 novembre del 2017 i giornalisti italiani avevano sottoscritto l’ennesima “Carta” deontologica contro ogni forma di violenza e discriminazione attraverso parole e immagini. Si trattava di 10 punti dove si sottolineava che «La violenza di genere è una violazione dei diritti umani tra le più diffuse al mondo: lo dichiara la Convenzione di Istanbul, approvata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa nel 2011 e recepita dall’Italia nel 2013, che condanna ogni forma di violenza sulle donne e la violenza domestica e riconosce come il raggiungimento dell’uguaglianza sia un elemento chiave per prevenire la violenza». Ora il Sindacato Cronisti Romani e il Gruppo Cronisti Lombardi, aderendo alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne del 25 novembre scorso, hanno proposto le Locuzioni da non scrivere. Luoghi comuni che perpetuano una cultura sbagliata e dannosa. Ad esempio non scrivere mai «La sua fidanzata» (la fidanzata non è sua), oppure che l’assassino è un «Mostro» (è un uomo che ha ucciso una donna), oppure, ancora, non scrivere mai «L’ennesimo femminicidio» (una donna uccisa ogni tre giorni è un’emergenza assoluta). E via di questo passo con esempi precisi.

OSSIGENO: ATTACCHI ALLE GIORNALISTE – Ossigeno per l’informazione ha presentato i dati che riguardano gli attacchi alle giornaliste. Da gennaio a ottobre 2023 in Italia hanno subito attacchi fisici, verbali e con azioni legali 353 operatori dei media. Novantuno di loro sono donne, il 26% del totale le quali hanno subìto attacchi discriminatori espressamente connessi al genere, nella forma di insulti, minacce e azioni sessiste. In provincia di Salerno, ad esempio, un uomo si è calato i pantaloni, ha minacciato, sputato e spintonato due giornaliste Rai, Tatiana Bellizzi e Barbara di Palma, e le loro troupe durante un servizio sull’omicidio di una donna. Alcuni utenti di Facebook, vicini alle posizioni dei no vax, hanno postato dei commenti denigratori e sessisti all’indirizzo della giornalista Linda Di Benedetto, collaboratrice di Panorama, La Notizia e di altre testate. In particolare, uno degli autori dei commenti ha condiviso le foto della cronista sul suo profilo Facebook e l’ha definita «modesta propagandista, giornalista di serie C», una «bonazza». Vuole mantenere l’anonimato la giornalista di Aosta insultata più volte da gruppi no vax. Un esponente del movimento, in particolare, l’ha seguita fino all’ingresso della toilette del Consiglio regionale, non solo rivolgendole insulti e turpiloqui sulla sua professione ma anche ledendo la sua privacy di donna. Ossigeno difende in giudizio Rossella Puccio, picchiata a Ferragosto del 2020 sulla spiaggia di Palermo, e nuovamente vittima di intimidazioni recentemente. Ignoti le hanno incendiato l’auto di famiglia. Il suo è un caso emblematico della condizione dei cosiddetti freelance che fanno cronaca per le strade, senza disporre di una adeguata protezione né di sufficienti mezzi per difendersi a livello giudiziario e per affrontare le conseguenze di gravi aggressioni.

DI CHI È LO SCOOP DEL FATTO? – Mercoledì 22 novembre scorso, Il Fatto Quotidiano ha denunciato come il Frecciarossa Torino-Salerno avesse fatto una fermata a Ciampino così da agevolare il ministro-cognato Francesco Lollobrigida. Gli autori dello scoop sono stati tre giornalisti (Vincenzo Bisbiglia, Carlo Di Foggia e Giacomo Salvini). Bisbiglia e Salvini sono giovani redattori, assunti da poco tempo al Fatto. Il primo segue la cronaca, il secondo la politica. Carlo Di Foggia, invece, è vicecaporedattore e responsabile dell’Economia. Il loro scoop ha conquistato le prime pagine dei quotidiani e anche un articolo sul Guardian del Regno Unito.

SALVINI NON GUARDA REPORT – A chi chiedeva al ministro un commento sulla puntata di Report dedicata al Ponte sullo Stretto, il ministro Matteo Salvini ha così risposto: «Con tutto rispetto per Report, guardo altro in televisione». Cosa guarderà? Non è dato sapere. Intanto l’ultima puntata della trasmissione di Ranucci, quella su Gasparri e Salvini, ha avuto 1.822.000 spettatori con il 9.5% di share. Fra questi, mancava il ministro Salvini. Pazienza! Forse è uno dei pochi che guarda Avanti popolo che sta sempre sotto il 3% di share e che costa, ogni puntata, 200 mila Euro a tutti noi.

ACCORDO FRA TISCALI E LA SVOLTA – Siglato un accordo fra Tiscali Italia (Gruppo Tessellis) e il quotidiano online La Svolta per dare vita a «una sindycation di contenuti ossia la creazione di un ecosistema editoriale e multimediale aperto, che coinvolge le properties editoriali del Gruppo Tiscali oltre ai portali e alle piattaforme indipendenti associate al sistema». A gestire la raccolta pubblicitaria sarà Veesible, concessionaria pubblicitaria del gruppo Tiscali. Il quotidiano La Svolta è diretto da Cristina Sivieri Tagliabue e dedica particolare attenzione all’ambiente e alle trasformazioni sociali ed economiche.

LA RAI VENDE E VA IN AFFITTO – La Rai ha bisogno di fare cassa e così vende le sue sedi. A fine anno l’indebitamento sarà di 600 milioni e in più con la riduzione del canone da 90 a 70 euro in bolletta, il futuro non è certo roseo. Per la diminuzione del canone non c’è problema perché la differenza d’introito sarà spalmata sulla fiscalità generale. E così ha messo in vendita 17 immobili. Si prevede d’incassare 250 milioni di euro per i 160 mila mq. Totali. I vari immobili (non tutti) saranno venduti a un acquirente che poi lo riaffitterà alla stessa Rai che, dopo un certo numero di anni, potrà tornare a riscattarlo pagando la differenza rimasta. Fra le tante sedi da “sbolognare”, quella di Milano che finirà al Portello mentre oggi è in corso Sempione nel palazzo “disegnato” da Giò Ponti. Il trasloco avverrà nel 2029 nell’area denominata MiCo Nord, grazie a un accordo con la Fondazione Fiera Milano cui la Tv pubblica pagherà un affitto di 5,9 milioni l’anno per 27 anni, circa 160 milioni in totale. In questa sede, nel 1954, era nata la Tv italiana dove si sono realizzati programmi che hanno segnato la storia (da Lascia o raddoppia? a Portobello, da Quelli che il calcio alla Domenica sportiva). E il primo Telegiornale. Nel 2029, dunque, andrà nel quartiere fighetto per ricchi denominato City Life.


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