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La Ragazza del Lago

Un film di Andrea Molaioli. Con Toni Servillo, Fabrizio Gifuni, Valeria Golino, Alessia Piovan, Heidi Caldart, Omero Antonutti, Nello Mascia, Denis Fasolo, Fausto Maria Sciarappa, Giulia Michelini e Anna Bonaiuto.

di Antonio Cavallaro - sabato 22 settembre 2007 - 4693 letture

Primo lungometraggio del regista Andrea Molaioli, prodotto dalla Indigo film e sceneggiato da Petraglia che adatta il romanzo della scrittrice Karin Fossum “Lo sguardo di uno sconosciuto”, mutuando le atmosfere norvegesi e i suoi fiordi con la provincia friulana e i laghi della Carnia.

Il ritrovamento del cadavere di una giovane donna sulla sponda di un lago da inizio all’indagine di un burbero commissario (interpretato dal bravissimo Toni Servillo) d’origine meridionale, trapiantato in questo profondo nord forse (forse, perché il racconto filmico non fornisce molti dettagli al riguardo lasciando spazio solo alle supposizioni) per restare accanto alla moglie ricoverata in un istituto per curare la progressiva degenerazione del sistema nervoso. Le indagini condotte dal commissario sulla morte della ragazza sveleranno le motivazioni dell’assassinio ma anche le ragioni di una morte, portando l’introverso protagonista su un sentiero che lo condurrà ad accettare il confronto con quello che sta accadendo nella sua vita privata.

La ragazza del Lago trae solo lo spunto dai film di genere “giallo”, per offrire intensi rimandi letterari. Oltre ai riferimenti del libro della Fossum le atmosfere, i luoghi, la stessa figura del commissario sono quasi durrenmattiani, la lievità arbitraria della vita nel confronto/scontro anche con gli accadimenti più nefasti. La trasposizione complessiva del film cela con proposito il mistero di ogni singolo protagonista, ogni ruolo è avvolto da un gioco di luce ed ombre che si nasconde nei segreti pronunciati a mezza voce, nella passioni appena intuite che attanagliano ogni interprete.

La struttura-famiglia sostituisce la rappresentazione della società ed è il modello con cui si raffronta ciascuno dei personaggi principali: il commissario con la figlia e la moglie che non riesce a ricordarlo, la ragazza morta col padre, la sorella e il fidanzato, la coppia separata che paga nella vita la tragedia del figlioletto, il matto del paese nel duro rapporto con il padre. Pur seguendo la vicenda dal punto di vista del commissario, il duo Molaioli/Petraglia offre allo spettatore uno spaccato su tutte queste vite, in alcuni casi in un modo appena pronunciato ma sempre profondo, ed è questo il valore preponderante di questa opera prima.

Senza forzature, senza sbalzi di tono, senza digressioni, Molaioli calibra il film con la sensibilità della semplicità assoluta, in un lavoro registico di continua sottrazione sapientemente congiunto all’utilizzo di uno schema speculare (ma inverso) di cui fa oggetto il protagonista nel rapporto con tutti gli altri interpreti ed in particolare con la vittima, che il regista, a dimostrazione di un buon talento, risolverà nella bellissima scena finale che conclude il film.


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