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Justicia para Mimo

Questo avvenimento non deve essere nascosto.
di Sergej - venerdì 22 novembre 2019 - 481 letture

Daniela Carrasco aveva 36 anni. Era un’artista di strada cilena, tutti la conoscevano come "Mimo". Il 19 ottobre è stata fermata dai militari nelle proteste di piazza, poche ore dopo, il 20 ottobre, è stata trovata impiccata ad un recinto in un comune della città metropolitana di Santiago del Chile. NiUnaMenos e diverse reti femministe e di attrici cilene denunciano che Mimo è stata ammazzata, torturata e violentata fino alla morte. E poi esposta come un trofeo, per servire da "lezione" terrorizzando tutte le donne che in Cile nelle ultime settimane stanno sfidando il potere senza paura.

Questo avvenimento non deve essere nascosto.

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fonte: GirasoleBruciato


Aggiornamento del 24 novembre 2019:

Il 20 ottobre viene trovato il corpo, impiccato ad una recinzione di un parco, dell’attivista ed artista di strada Daniela Carrasco, conosciuta come ’El Mimo’, simbolo dei manifestanti cileni contro il governo del presidente Sebastián Piñera. Dopo un mese, il 20 novembre, tramite social si diffonde la notizia, rilanciata dai manifestanti, della morte dell’artista 36enne che sarebbe stata uccisa dalla polizia cilena, dopo essere stata violentata e torturata e poi lasciata appesa ad un’inferriata a Pedro Aguirre Cerda, a Santiago.

Notizia che giovedì sera viene smentita dalle avvocate cilene dell’associazione Abofema che seguono, per incarico dei familiari di Daniela Carrasco, fin dal primo momento il caso della morte dell’artista: El Mimo non è stata uccisa ma si è suicidata.

La notizia è stata diffusa da un articolo de ’Il Fatto quotidiano’ a firma Alessia Grossi. Nella nota le avvocate di Abofema scrivono sulla drammatica vicenda di Daniela Carrasco: “L’inchiesta sulle circostanze della sua morte è ancora in corso e le analisi di cui finora siamo in possesso indicano che avrebbe lasciato una lettera nella quale spiega i motivi di un eventuale suicidio e che non si sono riscontrati segni evidenti e palesi di tortura o di aggressione sessuale”.

I familiari di Daniela Carrasco chiedono che ci sia cautela nelle dichiarazioni sulla morte della loro congiunta mentre le avvocate di Abofema "chiedono al pubblico ministero che indaga sulla morte della mimo che faccia tutte le verifiche del caso per scartare l’ipotesi della partecipazione di terzi alla sua morte" ed esigono dai cittadini cileni e dai giornali di non condividere informazioni non verificate.

Fonte: RaiNews.



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