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La Macchina dei Sogni

Il palazzo delle cento stanze
 Palermo 14-18 ottobre, Museo Archeologico Regionale A. Salinas
di Redazione - mercoledì 14 ottobre 2020 - 836 letture

La Macchina dei Sogni non è mai stata pensata per luoghi tradizionalmente deputati allo spettacolo, ma per spazi organizzati e allestiti per l’occasione. Gli ambienti del Museo Archeologico saranno, dunque, il genius loci del nostro progetto, che sarà ispirato da una delle più ricche collezioni archeologiche d’Italia, testimonianza della storia siciliana in tutte le sue epoche, che vanno dalla preistoria al medioevo e ci portano nel cuore del Mediterraneo, nel centro nevralgico della storia, luogo elettivo di innovazione e sperimentazione sociale, un territorio fluido nel quale i popoli si sono spostati da Est a Ovest e da Nord a Sud dando origine a un insieme di culture popolate da miti e da leggende antichissime, che raccontano di intrecci e contaminazioni e riconducono agli albori della civiltà occidentale.

Emblematico è il mito di Europa, la fanciulla rapita da Zeus su una spiaggia libanese e condotta a Creta. Dalla sua unione col padre degli dei, genererà tre figli. In questa figura femminile, la cui storia racconta le origini mitiche del nostro continente, si sintetizza la storia del Mediterraneo, dunque la nostra storia. Il mito di Europa è stato narrato e rivisitato innumerevoli volte e in anni più recenti ha assunto un significato multiculturale. Nell’arte figurativa, una tra le espressioni più belle la troviamo descritta in una piccola metopa selinuntina, conservata proprio al Museo Salinas, dove Europa attraversa il mare a cavallo di un toro bianco (Zeus) attorniata da grossi pesci zampillanti.

Dal mito di Europa a quello di Medusa il passo è breve. Medusa è legata all’immagine della nostra bella Isola, terra fertile e operosa. Il Museo ha dedicato la sua Agorà – nelle polis, per antonomasia, il luogo della democrazia e delle assemblee – proprio a Medusa, destinata dal Fato ad essere maledetta da una dea e immortalata nel suo ultimo respiro: un urlo soffocato che invoca l’amore degli uomini. Tutte le attività del Festival – mostre, spettacoli, installazioni – dialogheranno dunque con la ricca collezione archeologica custodita all’interno del Museo. La centralità del racconto orale, sostenuta da una variegata offerta culturale di qualità, sarà l’ingrediente principale di questa 37esima edizione, che come ogni anno sarà unica e irripetibile per temi, ambientazione e proposte.

Il perimetro della cultura classica è, per noi, «un serbatoio di valori nei quali possiamo ancora riconoscerci» (Salvatore Settis), «non un rifugio dal quale tenere sufficientemente lontani i pericoli e le incongruenze della contemporaneità, ma al contrario un metodo di confronto e di ricerca che può orientare la costruzione del futuro, per rapportarsi a ciò che ci è “estraneo” senza indulgere in negazioni ideologiche ed aprioristiche, né in identificazioni affrettate e superficiali» (Caterina Greco).

Il nostro progetto si rivolge soprattutto ai giovani, ai quali vogliamo dimostrare quanta corrispondenza vi sia tra le storie mitologiche e la vita di tutti i giorni. I fatti contemporanei si intrecciano col mito e con esso si confrontano, offrendo spunti di riflessione sui giganteschi drammi che vive l’uomo contemporaneo. I miti greci sono radicati nella nostra coscienza, si annidano in essa come archetipi, strutturano la nostra mente senza che noi ce ne accorgiamo. Le rappresentazioni prodotte e ospitate sono, dunque, legate al tema del mito.

Gli spettacoli L’ira di Achille e Medusa, in particolare, sono realizzati dalla nostra compagnia. Il primo si svolge su tre piani scenici: gli uomini/pupi, i sacerdoti/pupari e gli dei/attori, in una felice contaminazione tra diverse tradizioni orali e performative che è evidente sin dall’inizio. La drammaturgia, sempre lineare, segue passo dopo passo l’Iliade senza mai banalizzare o semplificare. La musica, il ritmo incalzante delle scene e dei dialoghi, ma soprattutto il piacere puro, intatto, assoluto del racconto, che riscopre l’antica arte dei rapsodi omerici, ci riporta indietro nel tempo e la storia prende corpo e voce attraverso i pupi, gli opranti e gli attori.

In Medusa convivono le tradizioni dell’opera dei pupi e dell’opera lirica. La trama prende spunto dai racconti mitici che narrano della Gorgone, precisamente quelli di età ellenistica, le cui fonti riferiscono di una bellissima fanciulla mutata in mostro dalla dea Atena, irata per la profanazione del suo santuario in seguito all’amplesso della giovane con il dio dei mari Poseidone.

Fagiolino Asino d’oro della compagnia Teatro del Drago di Ravenna è uno show d’arte varia, che richiama un decadente circo ottocentesco incentrato su una struttura “scenica-coreografica” di disorganizzati artisti ambulanti. La comicità semplice ed immediata è uno degli elementi che lega i tre differenti generi presenti nello spettacolo: il teatro dei burattini, l’arte antica dei cantastorie, la giocoleria degli artisti di strada. La rappresentazione è ispirata a L’asino d’oro di Apuleio, ma il protagonista della storia è Fagiolino, l’eroe dei burattini tradizionali dell’Emilia Romagna. Cassandra di Elisabetta Pozzi procede attraverso memorie letterarie che riguardano il personaggio mitologico, un collage di ricordi narrati in prima persona.

La drammaturgia dello spettacolo si avvale del contributo di Massimo Fini, con il quale l’attrice ha costruito il finale, una sorta di tragico epilogo in cui Cassandra vede il futuro dell’uomo moderno, che con la sua incapacità di porsi dei limiti è ormai diventato «un minuscolo ragno al centro d’una immensa tela che si tesse ormai da sola e di cui è l’unico prigioniero». Per i più piccoli, il programma prevede Fiabe africane e La forma delle storie, due spettacoli della compagnia La Voce delle cose di Bergamo. Le fiabe rappresentano la mappa del mondo che una società trasmette alle generazioni future. Ciò è ancor più necessario in quelle società dove non è presente una lingua scritta, dove le narrazioni fiabesca, epica e mitologica non sono completamente distinte e dove l’ascolto di ognuna di queste coinvolge l’intera popolazione.

Scilla e Cariddi della compagnia Teatro degli Spiriti di Palermo racconta la straordinaria avventura fatta di inseguimenti, di mari, di amori e di mostri marini che porterà Scilla a incontrare Cariddi. E infine, l’immancabile Pulcinella di Bruno Leone, un personaggio irriverente alle prese con gli imprevisti del quotidiano, protagonista assoluto, che affronta e sconfigge i suoi avversari, dispensando lezioni di vita e di buon senso.


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