La Divina Commedia ai tempi del Covid-19

Una testimonianza insolita e un omaggio al sommo poeta che ci viene da una lettrice di Messina. Un contributo che merita la pubblicazione e il premio previsto dal nostro contest. Un ebook della casa editrice Zerobook.
di Martina Famulari - giovedì 9 aprile 2020 - 1687 letture

Da questa parte cadde giù dal cielo;
 e la terra, che pria di qua si sporse,
 per paura di lui fé del mar velo,

Ti svegli una mattina e il mondo è travolto, buio. Scoppia una pandemia, la realtà nella quale ci troviamo è del tutto diversa dai normalissimi giorni che vivevamo ieri. Obiezione: nessuna passeggiata, nessun sole, nessun abbraccio. Nessuna lezione all’università in cui nascondi o speri di incrociare lo sguardo di un docente. Nessun sorriso svanito all’interno di una libreria, nessun “ci vediamo più tardi”.

e venne a l’emisperio nostro; e forse
 per fuggir lui lasciò qui loco vòto
 quella ch’appar di qua, e sù ricorse».

Ti svegli una mattina eppure lì fuori i fiori continuano a fiorire, i bocciali a schiudersi. E’ il ventuno marzo, è arrivata la primavera.

LA LIBERTA’ E’ SCHIAVITU’

Tutti in casa, “per il bene comune”, la forza del singolo è la vita dell’altro. Tutti ad interrogarci se una vita ha lo stesso valore di un’altra. I sindaci in preda a guerre mediatiche, urla per strada, corse in preda ad un delirio di panico, dall’altra ci sei TU , con i tuoi figli, tuo marito, tuo padre, tua madre o semplicemente sola.

Lo duca e io per quel cammino ascoso,
 intrammo a ritornar nel chiaro mondo;
 e sanza cura aver d’alcun riposo,
 salimmo sù, el primo e io secondo,
 tanto ch’i’ vidi de le cose belle
 che porta ’l ciel, per un pertugio tondo.

I contagi aumentano, televisori accesi, altri spenti per presa di coraggio, medici e infermieri chiamati all’appello, il resto non conta, non conta il senzatetto, il ragazzo che rincorre un sogno dietro una data, non conta il padre che non può recarsi a lavoro per poter comprare il cibo ai propri figli, non contano i perimetri di lontananza tra le persone e le relazioni umane che sono stati imposti. Stavamo lì a guardare gli animali dietro una gabbia, in cattività, ora ci troviamo costretti ad osservare tutto dietro una finestra a cercare di imparare una lezione dove ci vede coinvolti a scaturire bellezza nelle nostri menti e dentro di noi. Dentro le nostre case. Serviva una pandemia per imparare la lezione? Rileggendo dei pezzi del capolavoro immortale di Dante Alighieri, La Divina Commedia, diviene il mezzo con cui osservare la realtà attuale che ha visto l’intero mondo coinvolto. Improvvisamente non esiste nessuna differenza tra il nero, il bianco, il cinese, l’americano, il povero, il ricco, l’appartenenza, lo status sociale è stato accantonato, siamo tutti magicamente “aliens” - “straniero” . Adesso l’unica cosa che conta davvero è l’infinita tenerezza, la fragilità della vita e la caducità del tempo. Tutti vorremmo più tempo e invece adesso, non si può. Tutto è stato improvvisamente arrestato, le giornate sembrano scorrere nella medesima maniera e per sopravvivere devi organizzarti la giornata, però dall’altra faccia della medaglia, quel preziosissimo istante, secondo e superficiale momento, ha assunto valore. In schiera trapassiamo ogni giorno le bolge, i gironi, dove le piattaforme comunicative sono diventate il mezzo per trasmettere odio, schieramenti politici, frasi poetiche riportate e strappate alla loro meravigliosa autenticità. I supermercati si affollano, devi sincronizzare gli orologi e svegliarti in tempo, altrimenti chiudono, devi aspettare l’orario adatto per seguire una lezione o una riunione mentre lì fuori qualcuno sta lottando tra la vita e la morte. Ironia della sorte. Non siamo all’interno di un romanzo, di un capolavoro come quello di Dante, o Gabriel Garcia Marquez o in Cecità di Saramago e, nonostante ci sforziamo ogni giorno di mantenerci lucidi, pazienti, dall’altra stiamo riscoprendo il Valore Umano. Qualcuno prima di noi però per secoli, ha tentato di svegliarci, riportarci a quello che giorno dopo giorno stiamo riscoprendo, la semplicità dell’impasto casereccio, le mani stanche che lo accompagnano nella lavorazione, l’amore che una madre ci mette per crepare il dolce ai propri figli, lo stupore dei bambini, l’importanza dei nostri talenti. Anni di filosofia ed è servita una pandemia per riportare tutti quanti sullo stesso livello. Adesso chi è il razzista? Il debole e il forte? Chi è sensibile e insensibile? Chi è padre e madre? Lentamente tutto è stato spogliato, ciò che abbiamo sempre dato per scontato, quello di cui vantavamo, o semplicemente disprezzavamo, è stato messo su una bilancia che soppesa la debole fragilità umana.

«Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave sanza nocchiere in gran tempesta, / non donna di provincie, ma bordello!», vv. 76-78).

Dante si chiede perché l’imperatore Giustiniano (imperatore dal 527 al 565) abbia creato il Corpus Iuris Civilis – raccolta di tutte le leggi esistenti fino a quel momento – se poi nell’Impero non c’è nessuno che le faccia rispettare?

Il nostro paese non è cambiato così tanto

Gli articoli, i giornalisti che come proiettili sono pronti ad essere scagliati, le dirette governative, le opinioni dei partiti politici, il ridicolo coinvolgimento della popolarità improvvisamente è diventato il pane di chi si trova in questo cammino, che non è una lotta da combattere da un divano di casa, non può ritenersi tale. Stare dentro un reparto ospedaliero e non poter piangere, è combattere. Improvvisamente l’opinionismo e la politica hanno coinvolto l’Italia in un tranello in cui bisogna riconoscere l’autenticità dei fatti, dove cariche governative e leggi vengono meno, la psiche viene messa in discussione e la propria città è divenuta terreno fertile per costruire un impero personale, allora scegliere e RICONOSCERE la linea sottile tra il bene e il male, il giusto e sbagliato, è divenuto per tutti un atto di gran coraggio.

E quindi uscimmo a riveder le stelle.
 Canto XVIII, 136 - Inferno

Così conclude il canto dantesco, Virgilio e Dante finalmente riescono ad emergere dalle tenebre e a rivedere la luce, casualità vuole che tutti gli studenti ad un certo punto del loro percorso scolastico, debbano imbattersi in questo canto, c’è chi lo vive per senso del dover scolastico e chi invece lo porta con sé come un prezioso dono lasciato in regalo da un buon docente. Sarebbe bene rivivere le vesti di uno studente che sta vivendo un momento storico come quello che ci ha appena coinvolti e far a patti con le tenebre come Dante per poter riscoprire la luce. Ad ognuno il proprio atto rivoluzionario da COVID-19 con lo sguardo sulle preziose pagine che le nostre grandi e immortali menti ci hanno lasciato in eredità.

Martina Famulari - Messina


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