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La Brexit è in mano a Boris Johnson

Gli europeisti avevano sperato fino all’ultimo nel miracolo. Boris Johnson spezza definitivamente con l’Europa e l’UE da oggi è più debole e germanocentrica. L’Inghilterra riacquista il diritto alla guerra corsara e a "difendere i propri interessi" innestando nei rapporti internazionali nuova instabilità e sfiducia.
di Redazione - domenica 15 dicembre 2019 - 552 letture

Boris Johnson è in visita nel Nord dell’Inghilterra, dopo essere stato l’artefice della più grande vittoria elettorale dei conservatori negli ultimi 30 anni, spazzando via i laburisti nelle sue tradizionali roccaforti. Il suo ’tour della vittoria’ parte proprio dalle circoscrizioni strappate al partito laburista come Bishop Auckland, nel nord-est, che era territorio labour dal 1935, o Great Grimsby, laburista dal 1945.

"Il nostro Paese si è avviato in una meravigliosa avventura". Johnson parla della sua vittoria elettorale e della prossima, ormai sicura, uscita dalla Ue del Regno Unito, parlando ai sostenitori durante la visita a Sedgefield, nella contea di County Durham, distretto dove veniva eletto un tempo Tony Blair, ed ora, per la prima volta dagli anni ’30, conquistato dai Tories. Il premier, promettendo che il suo nuovo governo "farà alcune cose fantastiche", ha detto che con lui il Regno Unito "riconquisterà la propria autostima nazionale, la fiducia in se stessi e faremo le cose in modo diverso e migliore come Paese".

"Il nostro lavoro è servire il popolo di questo Paese e realizzare le nostre priorità", ha continuato Johnson, affermando che queste sono "fare la Brexit, ma anche dare risultati per la sanità pubblica, l’istruzione, strade più sicure, ospedali migliori ed un futuro migliore per il nostro Paese".

Johnson ora può contare su una larga maggioranza di 80 seggi alla Camera dei comuni, lo scarto più grande mai ottenuto dal suo partito dal 1987. Il premier dovrebbe annunciare un piccolo rimpasto probabilmente già lunedì mentre martedì i deputati torneranno a Westminster per il giuramento, prima che la regina inauguri ufficialmente il Parlamento giovedì. Il premier ha anche promesso di riportare in Parlamento la sua legge sull’accordo di recesso (Wab) prima di Natale e probabilmente lo farà entro la fine della prossima settimana, spianando la strada per l’uscita del Regno Unito dall’Ue entro il 31 gennaio 2020.

Johnson ha incontrato venerdì 13 la leader del Partito nazionalista scozzese Snp (che ha conquistato 48 dei 59 seggi in Scozia) Nicola Sturgeon e ha ribadito la sua contrarietà ad un secondo referendum per l’indipendenza della Scozia. Il primo ministro britannico Boris Johnson e il collega nord irlandese Leo Varadkar hanno convenuto, sempre venerdì sera al telefono, che le elezioni nel Regno Unito hanno creato "una significativa opportunità" per sbloccare lo stallo politico fra i repubblicani del Sinn Fein e gli unionisti del Dup che si trascina fin dal gennaio 2017. Johnson ha detto che il ripristino di un esecutivo funzionate a Belfast è in cima alle sue priorità.


Fonte: RaiNews.



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