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LP live at Zafferana Etnea

Un’ora e mezza di buon pop/rock americano e una voce struggente che ti riaccompagna a casa. Questo e tanto altro, ieri sera all’Anfiteatro di Zafferana Etnea. (Un ringraziamento particolare al nostro collaboratore Orazio Leotta)
di Piero Buscemi - giovedì 19 luglio 2018 - 2823 letture

Prima la voce. Quella che dalle prime intonazioni, si infiltra dalle orecchie e prosegue dentro ogni cellula emozionale, che non riesce a respingere quel tono melodioso che conquista per sempre. Arrendevoli a quelle ottave dolci e tormentate, irraggiungibili, alte, che trascinano in un viaggio musicale che si pensava non si potesse più intraprendere.

Si, prima la voce. Poi si potrà parlare dei ritmi musicali, divagazioni da rock puro americano, ballate pop, accordi folk, tastiere accordate a pianoforte. E le parole. Nostalgia che si aggrappa ai sentimenti. Versi che abbiamo letto altrove, tante volte. Anche sui muri sgretolati delle città. Perché niente di nuovo si può scrivere sui sentimenti. Cantare, si.

LP ci riesce, col suo stile personale. Interpretativo. Uno sguardo che richiama il pubblico durante le sue esibizioni. Lo raggiunge, addirittura, sugli spalti. Per condividere il momento. Quella voglia di esternare l’emozione provata nel trasformare quei versi in occasioni. Contatti umani che diventano canzoni. Da cantare, in silenzio. Per paura di disturbare.

Si sprecano i paragoni. Quella ostinata necessità di riesumare un artista del passato. E’ un rischio con LP, neanche tanto calcolato. Lo stile del suo canto, che potrebbe ricordare... O forse, si forse... i testi delle canzoni... No, il look trasandato durante i suoi concerti... O magari...

E mentre si cerca un punto di contatto con il passato musicale internazionale, Laura Pergolizzi invade le case degli appassionati di musica. Stralcia, con un ritornello che occuperà per sempre un angolo del cervello, quel letargo musicale che, sempre più spesso, ci fa rispolverare i vecchi vinili e sostituire le cinghie logore dei nostri giradischi.

In quella ora e mezza di concerto, ieri sera a Zafferana Etnea, qualcuno si sarà sentito riportato agli anni della distinzione, quando ascoltare certa musica, era anche appartenere a una diversa cultura. LP ha aggiunto una nota d’eccellenza, a quella voglia di ritrovare certe tonalità, familiari ballate da intonare e un intramontabile sano e confortante pop americano.

LP ha arricchito tutto questo. Ha smembrato l’immagine ricorrente della cantante d’oltreoceano, o magari affacciata sul nostro Mediterraneo, della rock star, o pop che sia, che debba invadere la platea con un look provocante, a metà strada tra una pornostar e una seguace ex-vergine di Saffo.

Sono i tempi in cui viviamo, oggetto di critica e derisione delle prossime generazioni. Cicli storici che si ripetono nel tempo. Intanto, su questo percorso musicale, in attesa che qualcuno tenti ancora una volta, a ridisegnare un mondo, stanco di inutili ricicli, vogliamo perderci nella voce di LP, nei suoni sincopati del suo hukulele e l’armonica a bocca che, a tratti, ieri sera, ha riacceso un seppellito e mistificato sogno americano.

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