L’odio non è mai un’opinione
Ci sono notizie che non dovrebbero mai smettere di farci paura. Non perché siano eccezionali, ma perché raccontano un Paese che, pezzo dopo pezzo, si sta abituando all’odio come se fosse un’opinione qualsiasi.
Un padre spara al figlio perché è gay. Poi spara alla moglie perché aveva scelto di amare quel figlio invece di rinnegarlo. Quando lo arrestano dice soltanto: «Mi sono liberato di loro». E fa ancora più male sapere che quel ragazzo aveva già raccontato in un video una verità spaventosa: «Per mio padre sarebbe stato meglio vedermi morto che omosessuale».
Ogni volta che un politico si alza in piedi per spiegare che una persona omosessuale non sarebbe “normale”, non sta semplicemente esprimendo un’opinione. Sta regalando una patente culturale a chi quell’odio lo trasforma in uno schiaffo, in un pugno, in un proiettile. Le parole non sparano. Ma spesso indicano a qualcuno contro chi puntare l’arma.
E non venitemi a raccontare che tutto questo non c’entra con la politica. C’entra eccome. C’entra con un clima costruito negli anni, con l’idea che ci siano cittadini più degni di altri, famiglie più rispettabili di altre, amori da applaudire e amori appena da sopportare. C’entra con chi continua a dire che i diritti vanno bene, purché non diventino troppi, purché qualcuno resti sempre un gradino più in basso.
Poi arriva il solito commento: «È il gesto di un folle». No. Un folle preme il grilletto. Ma prima c’è quasi sempre una cultura che gli ha insegnato chi meritasse di essere considerato diverso, sbagliato, inferiore. Per questo non riesco a considerare questa tragedia un episodio isolato. È un tassello di un mosaico molto più grande, fatto di parole, slogan, ammiccamenti e silenzi.
E, come accade sempre quando la storia prende una brutta piega, arriva il momento in cui non basta più indignarsi. Bisogna decidere da che parte stare. Io continuerò a stare dalla parte di chi viene insultato, discriminato, picchiato o ucciso semplicemente perché ha avuto il coraggio di essere sé stesso.
“Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la mia vita perché tu possa dirlo». Era questa la lezione dell’Illuminismo: più libertà, più diritti, più umanità. L’oscurantismo in cui invece stiamo precipitando fa molta più paura. Divide le persone tra normali e anormali, tra degni e indegni, tra chi merita rispetto e chi deve accontentarsi della tolleranza. E ogni volta che una società imbocca quella strada, la violenza arriva sempre qualche passo dopo le parole.
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