L’insegnamento come atto creativo

di Ferdinando Gattuccio - martedì 21 settembre 2010 - 1531 letture

Nel corso della nostra vita, alterniamo fasi di apprendimento (nelle quali gli input vengono immessi nella nostra mente) e fasi nelle quali versiamo all’esterno il prodotto di questi input, rielaborati e arricchiti dal "valore aggiunto" dato dalle nostre conoscenze ed esperienze precedenti. Quando traiamo profitto economico da questi "frutti", possiamo affermare che si tratta del nostro lavoro (sia che si tratti della creazione artistica, sia che si tratti di costruire un muro di mattoni). Normalmente, le due fasi non possono coesistere temporalmente (o si impara o si crea). Quando nella nostra vita c’è stato uno sbilanciamento tra input e output, ne scaturisce la disarmonia in base alla quale difetti di output creativo generano degli eruditi o dei critici sterili, mentre difetti di input producono dei praticoni incompetenti. Orbene, esiste un solo ambito, nobilissimo, tra le attività umane, nel quale l’interazione tra l’esterno e l’interiorità è così forte che la fase creativa coincide con un momento di apprendimento per lo stesso "creatore": l’insegnamento. I bravi Maestri, quando raggiungono il giusto grado di interattività con i discenti, rendono davvero migliore il mondo (e, se ci si fa caso, sono davvero poche le attività umane redditizie - si fa per dire - che rendono il mondo migliore, e non soltanto più sporco e più ingiusto). Ma l’insegnamento, in Italia, è bistrattato, sottopagato, sottovalutato. Come si spiega? Su questo ho una mia piccola teoria, non "dietrologica". Si tende a pensare erroneamente che le nozioni già esistenti, da trasmettere alle nuove generazioni, appartengano al passato, passato che non farebbe altro che sottrarre tempo all’apprendimento delle "cose nuove". Oggi, a quanto pare, è ritenuto "cultura" sapere come funziona un telefono cellulare, ma non il saper utilizzare le parole giuste nella comunicazione. E’ ritenuto "cultura" saper scegliere un volo aereo su internet, ma non si saprebbe scegliere tra Praga, Lisbona e Palma di Maiorca (si va dove ci porta il low cost). Siamo sommersi da montagne di giocattoli che non sappiamo più usare, perché abbiamo perso il gusto di scegliere consapevolmente. Proprio quello che insegnano i veri Maestri. cav. avv. Ferdinando Gattuccio


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