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L’incredibile viaggio delle piante

L’incredibile viaggio delle piante / Stefano Mancuso ; acquerelli di Grisha Fischer. - Roma-Bari : Gius. Laterza e figli, 2019 ; quarta edizione. - 142 p., [IV], ril. ; 23,4 cm. - (I Robinson. Letture). - ISBN 978-88-581-3332-3.
di Sergej - domenica 4 agosto 2019 - 1186 letture

Bello, divulgativo, pieno di storie. Insomma, uno di quei libri che travalicano l’ambito settoriale da cui nascono per diventare immediatamente indispensabile punto di conoscenza e di informazione, in questo nostro mondo sopraffatto dalle mille notizie e dai contenuti spesso carenti.

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Copertina del libro di Stefano Mancuso: L’incredibile viaggio delle piante

Mancuso ha la passione dello scienziato e del divulgatore, esperto della sua botanica ma soprattutto curioso del mondo e di come le cose si intersecano - di come le narrazioni si intreccino, come in realtà ogni cosa è centro del mondo e del narrare. Come Sherazade, sarebbe capace di stare mesi interi a narrarci delle piante e di tutte le storie che vi sono connesse. Alcune di queste le ritroviamo in questo libro.

Abbiamo imparato molte cose da questo libro. Molte cose, aneddoti, cunti, "storie" legate a fatti reali della storia e leggende. Mancuso è uno scrittore felicemente leggibile e ci fa appassionare.

È emozionante quando parla delle piante "reduci" di Hiroshima. Mancuso ci fa emozionare, ci fa ridere, ci fa incuriosire con le storie delle sue piante. Così scopriamo come il "Senecio squallidus" (ha una infiorescenza bellissima, gialla splendente) nativo dell’Etna, arriva in un orto botanico di Palermo e di qui a Oxford. E poi, attraverso l’espansione delle strade e delle ferrovie con la "rivoluzione industriale" invade tutta l’isola britannica. Scopriamo la storia di Frederick R. Burnham, legata all’infestazione della "Eichhornia crassipes" che lui voleva contrastare negli Stati Uniti con l’allevamento di ippopotami (da mangiare poi, carne da allevamento). Si parla dei semi di datteri di Masada, la fortezza dei "sicari" zeloti. Sono decine le storie che si intrecciano.

Qui vorremmo soffermarci sull’abete di Campbell Island. Siamo a 600 chilometri a sud della Nuova Zelanda, in piena area subantartica. Qui non cresce nulla, tranne un albero, un abete, riuscito a crescere in condizioni estreme di vita. Questo "Pitea sitchensis" vi cresce dal 1902. Analizzandolo, gli scienziati di oggi hanno determinato che dal 1964 rileva chiaramente la presenza di carbonio-14, frutto degli esperimenti nucleari nel Pacifico. Da questa data, da questo albero, viene datato l’inizio dell’Antropocene. L’era degli uomini che hanno cambiato l’evolversi della vita su questo pianeta.

Io vengo da una terra che con gli alberi ci ha vissuto. Terra di "giardini", cioè di piccole proprietà in cui l’agrumicultura permetteva alle famiglie di vivere, crescere, di dare dignità ai propri figli. Tra il contadino e il giardino di arance si instaurava un rapporto particolare. Era la pianta a condizionare l’uomo o era l’uomo che amava così tanto il giardino da sacrificare tutta la sua esistenza e il suo amore per la terra? Chi non ha vissuto la civiltà dei giardini non può conoscere questo particolare rapporto. I contadini non si staccavano mai dai loro alberi, ci parlavano, fantasticavano sotto l’ombra dei rami (ne parla anche Guido Piovene, nel suo Viaggio in Italia). Poi è venuta la "crisi" dell’agrumicoltura, la trasformazione delle proprietà, un’altra era. L’Antropocene.

Con gli alberi tutti noi abbiamo "sempre" convissuto. Da un momento in poi c’è stata la separazione. Non sappiamo ancora cosa succederà alle nostre città, alla nostra civiltà senza alberi. Sappiamo solo che non sarà una cosa buona.

PS. Belle le illustrazioni acquarellate di Grisha Fisher. Ma qualche immagine in più delle piante di cui si parlava sarebbe stato anche meglio :-)


Sinossi del libro

Come le piante navigano intorno al mondo, come portano la vita su isole sterili, come sono state in grado di crescere in luoghi inaccessibili e inospitali, come riescono a viaggiare attraverso il tempo, come convincono gli animali a farsi trasportare ovunque. Sono solo alcune delle incredibili cose raccontate nelle storie che troverete in questo libro. Storie di pionieri, fuggitivi, reduci, combattenti, eremiti, signori del tempo.

Se le piante potessero parlare forse la prima cosa che ci direbbero è: «Vegetale a chi? Noi non vegetiamo, siamo dotate di tutte le facoltà sensibili e, udite, udite, non siamo immobili, solo che voi non ve ne accorgete».

Attraverso il racconto di storie straordinarie, uno scienziato di fama internazionale ci accompagna nel viaggio impercettibile, intelligente che le piante compiono per conquistare il mondo. Sì, perché esse sono la maggior parte di tutto ciò che è vivo sulla Terra, gli animali sono una minoranza risicata e gli uomini delle tracce irrilevanti.

«Spostarsi in lungo e in largo per il mondo, raggiungendo i posti più impraticabili: è un’attività difficile da associare a esseri viventi incapaci di muoversi, eppure le piante hanno mostrato una propensione all’esplorazione e alla conquista superiore a quella di qualsiasi giramondo umano» - Il Venerdì

Nel 1896 il botanico tedesco Wilhelm Pfeffer realizzò un filmato in time lapse per studiare il comportamento e i movimenti delle piante. Pfeffer mostrò, davanti ai volti sbigottiti dei colleghi, la fioritura di un tulipano e i movimenti esplorativi delle radici nel suolo. Per la prima volta fu possibile vedere quello che sino a quel momento si poteva solo immaginare: a muoversi non sono solo gli animali ma anche le piante. Esse si spostano e si muovono per procurarsi nutrimento, per difendersi, per riprodursi. Non potendosi spostare dal luogo in cui nascono, le piante hanno bisogno di aiuto per ricevere e inviare all’esterno… messaggi, polline o semi. Per questo hanno messo in piedi una specie di sistema postale. Le piante aviatori si affidano all’aria, le naviganti all’acqua, ma più spesso usano come postini gli animali, soprattutto quando si tratta di incarichi molto delicati come la difesa o la riproduzione. La bardana, ad esempio, produce dei semi dotati di uncini che si attaccano in maniera tenace al pelo degli animali. Se avete un cane e lo portate a passeggio in campagna sapete di cosa parlo. I semi delle naviganti possono percorrere migliaia di chilometri e passare anni in acqua prima di approdare in luoghi sicuri dove germinare: sappiamo di noci di cocco entrate nella corrente del Golfo e approdate sulle coste dell’Irlanda, oppure del giacinto d’acqua scappato da un giardino botanico di Giava che ormai abita quasi ogni continente.


L’Autore

Mancuso_150px Stefano Mancuso, scienziato di fama internazionale, dirige il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV) dell’Università degli Studi di Firenze. È membro fondatore dell’International Society for Plant Signaling & Behavior e accademico ordinario dell’Accademia dei Georgofili. È autore, tra l’altro, di Verde brillante (con A. Viola, Giunti 2013), Uomini che amano le piante (Giunti 2014), Biodiversi (con C. Petrini, Giunti-Slow Food 2015), Plant revolution (Giunti 2017) e Botanica. Viaggio nell’universo vegetale (Aboca Edizioni 2017).

Il suo ultimo libro, L’incredibile viaggio delle piante, è stato pubblicato da Laterza nel 2018.



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