L’impossibilità del ritorno
Meglio così / Amélie Nothomb ; traduzione di Federica Di Lella. - 1 ed. - Roma : Voland, 2026. - 120 p., [12] : br. ; 21 cm. - (Amazzoni ; 152). - Tit.orig.: Tant mieux. - ISBN 978-88-6243-625-0.
L’impossibile ritorno / Amélie Nothomb ; traduzione di Federica Di Lella. - 1 ed. - Roma : Voland, 2025. - 106 p., [14] : br. ; 21 cm. - (Amazzoni ; 141). - Tit.orig.: L’impossible retour. - ISBN 978-88-6243-566-6.
04:55
Cara Amèlie, eccomi dunque a quest’ora della notte che non è ancora mattino - sveglio e davanti al compiuter a sapere che anche tu lo sei, in questo stesso orario ma in tutt’altro luogo. In questo silenzio, e nella frescura che penetra dalla finestra aperta. Debbo dire che la sveglia a quest’ora, e soprattutto il pensiero e la scrittura a quest’ora sono davvero piacevoli - e concentrati. E sapere che c’è qualcun altro, altrove, che ha acceso la luce e è attivo - nel suo piccolo, un’altra piccola luce accesa, un’altra mente attiva. In questo silenzio si ha davvero la possibilità di ritrovarsi. La stessa solitudine è concentrazione. Le cose attorno sono distese, sembrano avere una diversa consistenza - una diversa personalità. Da qualche giorno pensavo dopo aver letto ancora tuoi libri (stavolta: “Meglio così” e “L’impossibile ritorno”, entrambe nella traduzione di Federica Di Lella) di voler provare anch’io questa cosa della scrittura alle quattro della notte mattutina. Oggi mentre mi alzavo per andare poi in bagno e al frigo per bere del té fresco alla pesca e ingoiare un paio di cucchiaini di melassa (un barattolo con caramello al burro che ho comprato nei giorni scorsi alla Lidl) un po’ vomitosi ma spero anche diano energia sufficiente fino alla colazione che dovrò poi fare tra qualche ora - oggi dicevo mi è venuta questa cosa di volerti scrivere. C’è questa cosa che nei tuoi libri pubblicati in Italia - a imitazione di quelli in francese pubblicati in Belgio e Francia, credo - la casa editrice che qui da noi ti pubblica utilizza foto di te sulle sovraccoperte dei tuoi libri. E così io ho anche accanto, mentre scrivo, la tua immagine - e le tue più diverse espressioni in questo “dialogo” tra me e te, in questo momento. In queste foto tu ammicchi sorridente, sorniona, come un’amica che si diverte con il bambino che le scrive; oppure guardi severa, attenta, concentrata. Le tue diverse espressioni mi accompagnano in questo momento e sottolineano le parole che faticosamente imbarco in questi pensieri che trovano la forma della scrittura. Credo di aver scritto in passato il modo in cui ho scoperto i tuoi libri - eravamo io e Pina, mentre passeggiavamo poco fuori la stazione Termini di Roma, capitati per caso davanti a un garage in cui si esponevano qualche libro: non una libreria, ma esattamente un vano garage. Qui abbiamo incontrato una signora che ci ha detto che quella era la sede da poco tempo della casa editrice Voland, che pubblicava libri diversi - che noi che provenivamo dalla periferia del mondo, non avevamo mai visti prima - lei era decisamente fuori posto in un garage come quello, ci fece vedere alcuni dei tuoi libri appena pubblicati da questa casa editrice. E così scoprimmo la tua scrittura, e ci innamorammo di questa cosa strana che è Amélie Nothomb. Amore letterario a prima vista, una ventata di bambina freschezza, da allora non abbiamo più abbandonato il tuo mondo seguendoti fedelmente e piacevolmente, ogni volta ritrovandoti - e ritrovando quella freschezza e quell’alterità che tanto ci era affascinata la prima volta che ti avevamo incontrata. Leggendoti ogni volta è entrare in mondo tutto tuo, in cui autobiografia e scrittura si intrecciano. Sei tu, e nello stesso tempo sappiamo che è letteratura. Tu e la letteratura.
Questa cosa strana che è la scrittura. In cui ogni volta che si dice io sappiamo che è sì “io” ma anche non lo è, che la parola è pensata, è dosata, è gesto - noi che non riusciamo proprio a prenderci sul serio a questo punto abbiamo dentro di noi l’immagine di Carmelo Bene che in una delle sue intervista che erano anche letteratura (nel suo caso, teatro) con voce nasale parlava di come ogni volta compiva sotto il naso dello spettatore un singolo gesto, il piegare di un polso accompagnato da una qualsiasi vocalizzo, “dietro” c’erano secoli della tradizione, del mestiere, dell’arte e dell’artificio, della finzione. Ma noi apparteniamo a una generazione della demistificazione, non riusciamo proprio a prenderci sul serio, e ci prendiamo in giro da soli. Anche in questo silenzio, non riusciamo a non autosabotarci nel mentre parliamo con te - nella finzione di questa lettera che è anche una cosa vera - e non può esserlo.
“Meglio così” (Tant mieux) è uscito presso Albin Michel nel 2025, e ora da Voland nel 2026. Vi si parla di una figura femminile bambina, formalmente tua nonna da parte di tua madre. Assolutamente strepitosa la vicenda di lei con il cucchiaio-bambola. In qualche modo provi a fare una ricomposizione letteraria del mondo che ti proviene dalla tua parte materna, con spietata tenerezza. Ogni volta ci ricordi che si sopravvive solo con la spietatezza verso noi stessi e con la tenerezza del ricordo - o viceversa. Il mondo in cui ogni volta entriamo ha sempre a che fare con la favola, cioè con il manuale di sopravvivenza del bambino (o della bambina) che vuole continuare a essere bambino (o bambina).

- Copertina di Meglio così, di Amélie Nothomb
“L’impossibile ritorno” (L’impossible retour, uscito da Albin Michel nel 2024, e da Voland nel 2025) è in qualche modo lo specchio dell’altro, nel momento in cui il punto viscerale è la morte di tuo padre. Il momento formale è il “ritorno” in Giappone. Il ritorno dell’assassino sul luogo del delitto, il ritorno di Ulisse nella sua Itaca, il rebour huysmansiano, - l’impossibilità del ritorno. A me è capitato con un posto che ho molto amato, la “mia” Senigallia - in cui avevo vissuto per qualche intensissimo anno, poi lasciata e poi, quando ho avuto occasione di tornarvi - dopo diverse esitazioni, e lunghi anni lasciati correre -, scoprire di non riconoscere più i luoghi. Una amnesia totale. Tanto da dover dubitare: ma davvero io sono stato qui, ho fatto qui delle esperienze, ho creduto di avere dei ricordi? Non trovare le persone che avevo conosciuto - un po’ per casualità o forse più precisamente, sfuggendo a cercarle per il terrore di demolire il ricordo che ne avevo con la realtà mutata di volti e consistenze - probabilmente ha rafforzato questo senso di estraneità. Ma non riuscire a riconoscere le strade che avevo percorso migliaia di volte, su questo non ero davvero preparato. Mi era capitato con i luoghi della mia infanzia, a Roma: ma lì, pensavo, erano passati davvero tantissimi anni, io ero una persona completamente diversa - e anche il mondo era completamente diverso. Con Senigallia invece non ero davvero preparato. Ci sono stato male, dopo - ci sto male anche adesso. Mi sono sentito proprio come quel fantasma che torna nei luoghi in cui era stato vivo e che - i secoli sono passati ma lui non può averne coscienza - non riesce più a riconoscere. I vivi fanno questo proprio per impedire ai fantasmi di tornare: cambiano le carte in tavola, demoliscono gli edifici, manipolano le strade. Nel mio caso, le strade e i luoghi erano gli stessi - ma io non li ri-conoscevo.

- Copertina di L’impossibile ritorno, di Amélie Nothomb
Con levità, ironia, sei riuscita a fare scrittura di tutto questo. Grazie.
Nella tua scrittura riesci per un qualche inesplicabile miracolo a non cadere nella trappola: conosco scrittori capaci di in-filare perle di sciocchezze dette con la convinzione di cose argute e inaspettate, increspature dell’ovvio, con eleganza e con la consapevolezza che qualcuno comunque abboccherà. Perdonami di queste mia increspature.
Dicevo che ogni volta che leggo un tuo libro è un ritrovarti. È la forza della tua scrittura, della tua voce. È quanto di dice dello “stile” di una autore che è una marca inconfondibile - ciò che distingue un autore, ma che in qualche modo lo limita perché lo costringe in una forma unica e ripetitiva: ciò per cui a volte qualche autore cerca di sfuggire creandosi degli alias (tipo Pessoa) o cercando di ricollocarsi di volta in volta in maniera diversa (tipo Calvino) in universi diversi. Ritrovare l’universo Amélie è rassicurante - i gironi sono sempre portatori di notizie di guerre e di dissonanze nel mondo reale degli umani. Questi sono i pensieri che mi sono venuti in mente in questo primo mattino. Nel frattempo il buio della notte si è schiarito. L’alba. Lo stridio degli uccelli che si precipitano in volo alla ricerca del cibo scrollandosi di dosso il torpore del nido. Sono già le sei.
"Ben più che leggere, rileggere è un atto d’amore" (Amélie Nothomb, L’impossibile ritorno, p. 53).
Amélie Nothomb all’interno di Girodivite
Scheda biografica su: Antenati, storia delle letterature europee.
Amélie Nothomb, Biografia della fame / Intervista di Monica Capuani (L’Espresso) ad Amèlie Nothomb, ripostato su: Girodivite/Sherazade, 3 maggio 2005.
Stupore e tremori di Amélie Nothomb / di Pina La Villa, su: Antenati.
La metafisica dei tubi / di Pina La Villa, su: Antenati.
Amélie ritorna a Pompei, su: Antenati.
L’infanzia e l’anoressia in Amélie Nothomb / di Pina La Villa, in: Della felicità e d’altro, su: Girodivite/Segnali di fumo, 6 giugno 2005.
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