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L’ex "Casa del Fascio" di Lentini

Sorge proprio accanto alla chiesa cattedrale di Lentini, dedicata a sant’Alfio e a santa Maria La Cava. Un edificio "da sempre" vuoto. È l’ex Ufficio del Registro di Lentini, a suo tempo ex Casa del Fascio. Con una sua storia controversa...
di Ferdinando Leonzio - mercoledì 2 ottobre 2019 - 828 letture

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Ex Casa del Fascio e Monumento ai caduti - Lentini - © Girodivite, 2019.

Un edificio esistente a Lentini che merita un´attenzione particolare, quantomeno per la sua posizione „strategica“ nel cuore pulsante della Città, proprio accanto alla Chiesa Madre, è l´ex „Casa del Fascio“, detta anche ex „Ufficio del Registro“; esso, con la sua magniloquente imponenza, intonata agli indirizzi architettonici in voga durante il Ventennio, sembra ancora dominare la centralissima Piazza Duomo.

Questa la sua storia.

Al tempo della sua progettazione, presumibilmente nel 1935, e per alcuni anni successivi, il costruendo edificio pare dovesse ospitare – nelle intenzioni dell´Amministrazione Comunale - uffici municipali. Successivamente però, in vari atti pubblici, esso cominciò ad essere definito come „Casa del Fascio“ [1] o anche „uffici postali e telegrafici“. Segno questo che il Comune, forse in ciò sollecitato dal partito fascista [2], aveva modificato il suo orientamento circa la destinazione dei nuovi locali.

È incontestato, però, che le spese di costruzione e arredamento dell´edificio furono ad intero carico del Comune [3].

Il cambio di destinazione fu ufficializzato con delibera comunale del 21-8-1937 n. 280, con cui si stabiliva doversi destinare i locali del nuovo edificio costruito in Piazza Duomo – fatta eccezione per quelli in uso quale cabina elettrica – ad ufficio postelegrafonico, quelli del piano terra, ed a Casa del Fascio per quelli dei piani superiori.

Tuttavia, con successiva delibera del 6-10-1937 n.340, si ritenne opportuno affermare il diritto del Comune quale proprietario dell´immobile in parola, determinandosi in lire una l´ammontare del canone perpetuo che devono corrispondere l´amministrazione postelegrafica ed il Fascio di Combattimento , ognuno per la cessione d´uso della rispettiva parte dell´edificio comunale costruito in piazza Duomo.

La delibera precisava anche che il Comune ha provveduto al totale e completo arredamento della Casa del Fascio, intendendo con ciò riaffermare le ragioni di decorosa opportunità che hanno condotto alla risoluzione integrale del problema della „Casa del Fascio“.

Insomma, il Comune (fascista), cioè la collettività cittadina, si era accollate tutte le spese di costruzione e di arredamento dell´edificio, che ora affittava alla sezione fascista per un canone annuo simbolico (lire 1!); ma ci teneva a precisare che il tutto sarebbe rimasto di sua proprietà.

Ad eliminare ogni possibile equivoco in proposito, che sarebbe potuto nascere dallo stretto intreccio tra cosa pubblica e regime fascista, intervenne un´ulteriore e decisiva delibera (n. 11 del 3-6-1939), con cui l´Amministrazione Comunale, considerata la necessità di precisare meglio la natura della concessione che il Comune intende fare all´Amministrazione Postelegrafica ed al Fascio di Combattimento, decide di modificare ed integrare le proprie precedenti deliberazioni n. 280 e 340 del 1937, di cui sopra, nel senso che la concessione che il Comune intende fare al Fascio di Combattimento e all´Amministrazione Postelegrafica deve essere considerata in via del tutto temporanea, per ventinove anni ed eventualmente solo per il tempo in cui i locali in questione saranno destinati ad esclusivo uso rispettivamente di Casa del Fascio e di Ufficio Postelegrafico, con intesa espressa di restituirli al Comune nel caso dovessero cessare le destinazioni suddette; che il canone annuo di lire una deve essere corrisposto a titolo di affitto, restando a carico del Fascio di Combattimento e dell´Amministrazione Postelegrafica tutte le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria delle parti d´immobile loro concesse e dei mobili che eventualmente dovranno essere riconsegnati nello stato che risulterà dal verbale iniziale di consegna ed infine che la durata della concessione, permanendo i motivi per i quali viene ora fatta, dovrà essere espressamente rinnovata alle stesse condizioni.

È quantomeno curioso, da parte del Comune, questo suo continuo sottolineare il suo diritto di proprietà sull´edificio. Ancora più curioso appare perciò l´improvviso suo voltafaccia, messo in atto dodici giorni dopo, quando con una nuova delibera del 15 giugno 1939, accantonando la farsa della concessione dell´edificio al canone annuo simbolico di una lira - che gliene lasciava comunque la proprietà, anche se gliene toglieva la disponibilità - decise di donarlo (in proprietà) al Fascio di Combattimento di Lentini.

Il perché di questo incredibile mutamento di rotta è spiegato nella delibera, in cui si dice che in seguito a cortesi premure degli organi locali e provinciali del Partito si è considerata la opportunità di far luogo alla definitiva assegnazione in proprietà del Partito medesimo dell´intero edificio, senza alcun corrispettivo e con l´onere della gratuità della concessione all´Amministrazione delle Poste e dei Telegrafi e ciò in cordiale e doverosa spontaneità... Venivano perciò revocate le precedenti delibere e si passava alla donazione formale al fascismo lentinese.

Quali fossero state le cortesi premure dei fascisti locali e provinciali non è dato sapere, ma non è difficile immaginare.

I fascisti dunque, lasciato il pianterreno agli uffici postali e telegrafici, insediarono il Fascio di Combattimento nei bei locali che avevano avuto in „regalo“ e vi rimasero fino all´ingresso delle truppe alleate a Lentini (15-7-1943), a cui, dieci giorni dopo (25-7-1943) seguirà la caduta, a livello nazionale, del regime fascista, l´arresto di Mussolini e la sua sostituzione a Capo del Governo con il maresciallo Pietro Badoglio [4].

Il nuovo governo monarchico, con R.D. n. 704 del 2-8-1943 (pubblicato sulla G.U. del 5-8-1943), deliberò la soppressione del Partito Nazionale Fascista e di altre sue organizzazioni parallele [5] e stabilì anche la destinazione dei beni delle disciolte organizzazioni, in particolare con due articoli del detto R.D.: il n. 9, comma 1 (Alla liquidazione delle attività e delle passività del P.N.F. e delle organizzazioni di cui al precedente art. 1 provvede il Ministero delle Finanze) e il n. 10, comma 1 (Le attività residuate dalla liquidazione del patrimonio del P.N.F. e delle organizzazioni di cui all´art. 1 sono devolute allo Stato).

Di conseguenza anche la Casa del Fascio di Lentini, essendo di proprietà del P.N.F., venne devoluta allo Stato e, per esso, al Ministero delle Finanze. Il quale Ministero, successivamente, la destinerà a sede dell´Ufficio del Registro; nei locali del piano terra dell´edificio, invece, rimasero fino agli anni ´50 le Poste, le quali in seguito si trasferiranno in Via Conte Alaimo, dove tuttora si trovano.

Il Comune perciò rientrerà in possesso dei locali del piano terra, utilizzandoli direttamente (ufficio elettorale) o cedendoli in affitto a privati e/o in concessione ad enti senza scopo di lucro.

Il 13 novembre 1943, in sostituzione del dimissionario Bugliarello, venne dall´AMGOT nominato sindaco il dott. Vincenzo Magnano di San Lio [6], ex maggiore dei carabinieri di sentimenti monarchici [7], il quale il 23 dicembre 1943 venne affiancato da quattro assessori [8], costituendo così una Giunta Comunale [9], cioè un organo collegiale deliberante.

Il 5 gennaio 1944, nel corso di una riunione della Giunta Municipale, il sindaco Magnano di San Lio svolse una relazione Intitolata Rivendicazione al Comune del diritto di proprietà sulla ex Casa del fascio.

Vale la pena riportarla integralmente, così come risulta dai verbali:

Il sindaco riferisce circa gli atti compiuti dall´Amministrazione Podestarile del tempo ed in seguito ai quali il Comune si spogliò del diritto di proprietà dell´edificio costruito a sue spese in questa Piazza Duomo per trasferire tale diritto al Partito Nazionale Fascista, il quale lo avrebbe destinato, come in effetti lo destinò, a Casa del fascio e delle Organizzazioni del Regime. Fa presente che ciò avvenne non per atto spontaneo del Comune, ma per pressione della Federazione Provinciale Fascista, la quale era riuscita ad imporsi anche all´autorità tutoria; che quindi l´atto di cessione, mancando del requisito essenziale della libera volontà del donante (Comune) deve ritenersi nullo. Appare quindi doveroso svolgere le necessarie pratiche per la rivendica del diritto di proprietà sul predetto edificio, che è patrimonio del popolo di Lentini in quanto costruito con pubblico denaro e per la cui costruzione il Comune contrasse un mutuo che è in via di ammortamento ed inoltre, a causa dell´insufficienza del mutuo, ha delle scoperture da soddisfare; chiede ad ogni modo di conoscere il parere dei colleghi della Giunta.

Questa la conclusione: Dopo opportuna discussione, la Giunta ad unanimità dà mandato al sindaco di svolgere le opportune pratiche per la rivendica del diritto di proprietà dell´edificio suddetto.

L´argomentazione del sindaco era semplice e nello stesso tempo assai forte. La donazione fatta dal Comune al PNF era nulla (cioè non esistente ab initio), in quanto la volontà di donare non era stata libera; di conseguenza l´edificio non era mai giuridicamente entrato nella proprietà del P.N.F. e dunque non poteva ricadere nel R.D. del 2-8-1943 che assegnava allo Stato i beni del disciolto partito fascista. Di conseguenza lo Stato italiano avrebbe dovuto restituire l´edificio in suo possesso al suo legittimo proprietario, il Comune di Lentini.

È evidente che tutto il disegno del sindaco Magnano di San Lio si basa sulla premessa che la volontà del Comune-donante non fu libera. Del che il sindaco non cita nessuna prova o testimonianza, né gli assessori la chiedono. Il che fa pensare che il fatto, accaduto pochi anni prima, fosse notorio. Non vanno, inoltre, sottovalutate l´attendibilità e l´autorevolezza del sindaco, persona equilibrata, istruita e seria e probabilmente informata, come ex maggiore dei carabinieri.

Non sappiamo quali atti concreti per realizzare il suo progetto poté compiere il sindaco, tenuto conto che il suo mandato si svolse interamente in periodo di guerra, con bombardamenti, comunicazioni assai difficili, con l´Italia tagliata in due (a nord la Repubblica di Salò con Mussolini e, a sud, il Regno d´Italia col Re e con Badoglio) e con la capitale occupata dai tedeschi fino al 4 giugno 1944.

Rimane però il fatto che egli rese un gran servizio alla collettività già sollevando il problema [10].

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Lentini - ex Ufficio del Registro ed ex Casa del Fascio, © Girodivite, 2018

[1] Sede cittadina del locale „Fascio di Combattimento“ del Partito Nazionale fascista (PNF).

[2] Siamo in un periodo in cui la distinzione fra pubbliche istituzioni e partito unico era tutt´altro che netta. Ad esempio il Gran Consiglio del Fascismo, creato nel gennaio 1923 come organo supremo del PNF, il 9-12-1928 divenne organo costituzionale dello Stato, tanto che nella sua ultima seduta (notte 24-25/7/1943) fu determinante per la caduta del regime e l´arresto di Mussolini. Il famigerato squadrismo fascista, inoltre, era stato ufficializzato (1° febbraio 1923) nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN), vera forza armata agli ordini di un partito, ma inserita nell´Esercito Nazionale, con primo comandante Italo Balbo, ex quadrumviro della Marcia su Roma.

[3] Lo prova una cospicua documentazione, conservata nell´Archivio Storico Comunale di Lentini relativa al periodo 1938-39.

[4] Era allora Podestà di Lentini il colonnello Luigi Bugliarello, che l´AMGOT (Governo Militare Alleato dei Territori Occupati) riconfermò nella carica. Il 23-10-1943, fermi restando i medesimi poteri, la carica di Podestà venne sostituita con quella, più democratica, di sindaco. Bugliarello, però, dopo una ventina di giorni, si dimise dalla carica.

[5] I gruppi dei Fasci Universitari (G.F.U.), i Fasci femminili, l´Istituto nazionale di cultura fascista, l´Associazione fascista famiglie caduti, mutilati e feriti per la rivoluzione, l´Unione fascista del Senato.

[6] Il dott. Magnano di San Lio era nato a Lentini il 30-10-1892. In seguito , con decreto prefettizio n. 5076 del 23-12-1943, venne riconfermato nella carica dalle autorità italiane (governo Badoglio, effettivamente operante solo nel „Regno del Sud“, essendo stata nell´Italia centro-settentrionale occupata dai nazisti, insediata la Repubblica Sociale Italiana di Mussolini, liberato dai tedeschi).

[7] Il dott. Magnano, in occasione delle prime elezioni comunali democratiche del 17 marzo 1946, sarà a capo di una lista civica di centro-destra, a cui partecipavano elementi conservatori di varia estrazione politica, che non conquisterà alcun seggio in Consiglio Comunale. Il 2-6-1946 il dott. Magnano sarà candidato monarchico all´Assemblea Costituente.

[8] Dalle autorità italiane furono nominati assessori Gaetano Amore, Sebastiano Cicero, Il socialista Alfio Ferrauto e il preside dell´Avviamento Professionale prof. Alfio Moncada, che sarà (1952) il primo consigliere democristiano della città.

[9] Tale Giunta Comunale rimarrà in carica fino al 20-1-1945, data dell´insediamento del Commissario Prefettizio rag. Guglielmo Li Greci.

[10] Un figlio del sindaco, l´avv. Giovanni Magnano di San Lio, con studio a Roma, è autore del pregevole romanzo Le foglie d´acanto, edito da L´Autore Libri Firenze nel 2009, la cui vicenda ha come sfondo la Lentini borbonica del XIX secolo.

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