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L’effetto zanzara, ovvero: Buona festa della repubblica

Ho avuto un’illuminazione che mi ha atterrita. E se fossimo finiti dentro quel terrificante racconto di Ray Bradbury, A Sound of Thunder (1952)?

di Alessandra Calanchi - lunedì 1 giugno 2026 - 443 letture

ZANZARA TIRE – PRONTI PER LA DISINFESTAZIONE. Questo il titolo apparso ieri su molte “civette” appese fuori dalle edicole, sulla Riviera Adriatica. La mia prima reazione è stata il sorriso – seguito da un lieve fastidio dovuto al vistoso refuso che evidentemente non era stato ritenuto abbastanza serio da giustificare la ristampa di qualche centinaio (migliaio?) di pagine. Che sarà mai? E poi zanzara tire è divertente – sembra un nuovo ceppo, probabilmente dal nome inglese, che dunque si pronuncerebbe [tàia:] come tired (stanco) o tyre (pneumatico)… o, in modo più fantasioso, potrebbe essere una mutazione del Tyrannosaurus Rex, detto T-rex – e dunque avremo la zanzara T-Rex!

Grazie al T-Rex ho avuto un’illuminazione che mi ha atterrita. E se fossimo finiti dentro quel terrificante racconto di Ray Bradbury, A Sound of Thunder (1952)? Quello dove il protagonista, viaggiando all’indietro nel tempo per un safari fra i dinosauri, schiaccia per sbaglio una specie di lepidottero e così facendo modifica tutta la Storia… e quando torna nel proprio tempo lo trova cambiato, seppure in modo non immediatamente percettibile?

Fu proprio quel racconto che ispirò a Lorenz la famosa teoria dell’“effetto farfalla”, ben nota a chi si occupa di climatologia e non solo. Meno persone conoscono Bradbury. Invece dovremmo, perché nel racconto si parla proprio di noi.

Al suo ritorno, Eckels (il protagonista) sospira di sollievo, perché gli sembra che nulla sia cambiato, nonostante durante il viaggio nel tempo si sia allontanato dal sentiero e abbia appunto fatto un danno. Eppure… eppure… guardandosi intorno, si accorge gradualmente che la società è cambiata, eccome. Leggendo un’insegna vede che lingua è piena di quelli che a lui sembrano errori, e poco dopo scopre che è appena diventato presidente non colui che ha appena vinto le elezioni, bensì il suo avversario – un uomo volgare, dispotico, antidemocratico – “an iron man, a man with guts!” (un duro, un uomo con le palle!”)

Ecco, mi sono immaginata che i sempre più numerosi errori che vedo nella scrittura – e anche nell’oralità (sui giornali, nei discorsi televisivi, nelle e-mail, ecc.) – non siano dovuti a un’analfabetizzazione di ritorno, o a distrazione, o a frettolosità, ma che siano in realtà la lingua (corretta, perfetta) di un’altra dimensione in cui qualche viaggiatore incauto del futuro ci abbia precipitati. E questo è tremendo, ma così tutto inizia ad avere un senso – le guerre, le invasioni, la corruzione, le pandemie, la crisi ambientale ormai fuori controllo, i toni arroganti di chi governa.

E a questo punto, allora, priva di qualsiasi altra possibilità, senza alcun potere, senza alcun piano B, senza nemmeno la certezza che qualcuno mi stia veramente leggendo e/o che mi creda, lancio un appello: se qualcuno, dal futuro, ha voglia di tornare indietro e riportare in vita quella farfalla, lo faccia, per favore. Subito.


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