L’eccidio di Gaza: domande che esigono risposte
Impotenza e fatalismo sembrano governare i destini dei dominati. Mentre tutto questo accade, le immagini dei potenti con i loro amorazzi estivi scorrono in video...
Domande che esigono risposte
Il genocidio del popolo palestinese è in mondovisione. L’umiliazione di un popolo costretto alla fuga e a sopravvivere tra le macerie è sotto il nostro sguardo a pranzo e a cena. I loro figli muoiono di fame e si spara su coloro che in fila ricevono il necessario, quando arriva, per sopravvivere.
In Ucraina l’Occidente continua la guerra e a finanziarla. Continuano a circolare ancora le immagini del video in cui la futura Gaza è trasformata in una località per turisti. Nel video i giovani mangiano e sorridono, mentre Trump e Netanyahu con consorti ridono felici in una leggera passeggiata romantica a tutto ciò si aggiungono tagli al sociale, sempre più vertiginosi, per finanziare la guerra dell’Occidente contro l’Oriente.
Sul lavoro sfruttatati e precarizzati si muore, gli ultimi tre morti a Napoli in un cantiere per la ristrutturazione di un condominio sono passati come meteore nei media e, forse, anche nella mente dei lavoratori che vivono la medesima esperienza di precarietà.
Impotenza e fatalismo sembrano governare i destini dei dominati. Mentre tutto questo accade, le immagini dei potenti con i loro amorazzi estivi scorrono in video e le parole del dominio invadono ogni spazio con la loro volgarità gestuale. Tutto questo si consuma sotto i nostri occhi.
I fatti nella loro crudezza sono svelati nella loro tragica verità, malgrado ciò, nulla accade. Per strada si assiste al circo estivo solito, sembra che a nessuno interessi molto dei crimini che attraversano l’Occidente e l’Oriente. Il turista annoiato e gaudente è forse si simbolo del nostro tempo. Non è un giudizio ma un dato di fatto. La verità è dinanzi a noi.
Articoli critici che svelano gli interessi economici e oligarchici sono reperibili con facilità estrema in rete, ma gli stessi responsabili dei crimini, ormai non si celano più sotto il mantello dei diritti, dichiarano a viva voce che l’unica legge è la darwiniana legge del più forte. Dinanzi ad una realtà terribile e strutturalmente criminale, non succede nulla, l’estate prosegue la sua corsa e si rincorre il divertimento. Forse, al di là delle innumerevoli e pregevoli letture dei fatti empirici, dovremmo cominciare a porci il problema più inquietante:
“Perché tutto questo? Perché tanta indifferenza alla propria e all’altrui sorte?”
La domanda è profonda, o vorrebbe essere tale, in quanto se non ci si pone il problema inquietante e terrifico della grammatica dell’indifferenza che attraversa l’Occidente dinanzi a un genocidio e agli eccidi quotidiani non riusceremo a trasformare nulla. Rimarremo nelle nostre nicchie a produrre articoli. Questa domanda, per me è decisiva, e ho cercato di darmi una risposta, probabilmente è banale, ma è una risposta. Per poter porre le condizioni per la prassi, bisogna affrontare il mostro che logora l’Occidente: in nichilismo crematistico, il quale non è nella struttura economica, è dentro il corpo e i pensieri degli occidentali. Persa la bussola del bene, del male e del sacro, non ci si scandalizza di nulla, non ci si indigna di niente.
L’economicismo non è una risposta, la riduzione della lotta a solo conflito di interessi economici non è la risposta, credo, se non vi è un progetto fondato a livello metafisico non ci sarà l’indignazione che muove alla prassi politica. La denuncia degli interessi di classe delle oligarchie non è sufficiente a causare l’indignazione e, forse, non la provoca, in quanto la lotta di classe l’hanno vinta, al momento, i dominatori con l’egemonia culturale. In ogni manifestazione “social, culturale e mediatica” il nichilismo crematistico e narcisistico campeggia. La ragione non è mai razionalità oggettiva, ma sempre razionalità strumentale che inneggia a godere senza limiti.
Contro tutto questo bisogna lottare, e non è dunque sufficiente denunciare quanto accade nel tempo del male ordinario, ma è necessario ricostruire il senso del bene e del male definirlo e testimoniarlo e cosa più difficile assediare l’egemonia culturale degli oligarchi. Sono risposte vane, forse, ma il problema dev’essere posto per capire la tragedia in cui siamo.
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