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L’“autopsia verbale” per prevenire le morti di parto

In Africa sub-sahariana, quasi 200.000 donne all’anno muoiono di parto. In 3 contee del Kenya, Amref ha sviluppato un progetto che utilizza anche l’“autopsia verbale” a tutela della salute sessuale e riproduttiva delle donne.

di Redazione - mercoledì 6 ottobre 2021 - 1098 letture

In Africa sub-sahariana, sono quasi 200.000 le donne che ogni anno muoiono di parto. Amref, per proteggere la salute di mamme e neonati, lavora per aumentare l’accesso all’assistenza sanitaria, a gravidanze e parti assistiti da personale sanitario qualificato e permettere alle mamme di effettuare cure e visite pre- e post-natali, limitando così i fattori di rischio.

Nelle contee di Turkana, Garissa e Masabit, in Kenya, Amref ha sviluppato un progetto, sostenuto dalla FAI - Fondation Assistance International e dalla CEI - Conferenza Episcopale Italiana, a tutela della salute sessuale e riproduttiva delle donne. Le attività sono finalizzate a raggiungere 200.000 donne e ragazze tra i 15 e i 59 anni, per sensibilizzarle sulla salute femminile, le cure materne, le possibili complicazioni in gravidanza e il parto, come la fistola ostetrica: “Safe Motherhood”.

La fistola è una lacerazione da parto che mette in comunicazione la vagina della donna con la vescica, il retto o entrambi, favorendo il passaggio di urina e di feci con conseguenti problemi di incontinenza urinaria e/o fecale. Questa lesione è curabile e prevenibile ma, se trascurata, può avere conseguenze devastanti sulla vita della donna. Nel 90% dei casi è causata da svariati giorni di travaglio prolungati senza un intervento medico.

Nel periodo di avviamento del progetto, le contee coinvolte contavano numerosi casi di decessi materno-infantili e prenatali. Il progetto ha utilizzato l’approccio dello sviluppo delle capacità degli operatori sanitari sia a livello di struttura che di comunità al fine di migliorare gli indicatori RMNCAH (salute riproduttiva, materna, neonatale, infantile e adolescenziale). Con l’obiettivo di invertire la tendenza delle morti materne e prenatali, il progetto ha anche acquistato attrezzature mediche assortite per integrare le competenze teoriche degli operatori sanitari formati. Il progetto ha inoltre formato manager sanitari e operatori sanitari di comunità sull’ “audit”, ovvero un processo di indagine, sulla morte materno-infantile. L’audit sulla morte materna è uno strumento importante per prevenire queste tragedie e utilizza la conoscenza delle circostanze di un decesso per aiutare a prevenire decessi futuri.

A seguito del decesso della madre, l’audit sulla morte materna segue i seguenti approcci: inchiesta confidenziale sulla morte, revisione della morte basata sulla struttura e raccolta di dati basata sulle esperienze personali della comunità, chiamata anche “autopsia verbale”. Il team analizza cosa potrebbe essere andato storto, cosa potrebbe essere stato fatto dalla famiglia, dagli operatori sanitari della comunità e dalle strutture sanitarie, e quali azioni sono e non sono state messe in atto, e perché.

La comunità riceve il feedback durante il dialogo comunitario, in cui si definiscono i punti di azione concordati sulle aree di miglioramento.

Il coinvolgimento e la partecipazione della comunità agli audit hanno dimostrato che le comunità stesse hanno un significativo potenziale e riconoscono le proprie responsabilità nel ridurre la mortalità materna e neonatale quando sono coinvolte nella pianificazione e nell’attuazione di azioni comunitarie. Un operatore sanitario della contea di Marsabit ha dichiarato che “attraverso le iniziative a livello comunitario, è stato più facile identificare i problemi che possono causare la morte materna-infantile, neo e prenatale. Ogni volta che effettuiamo l’autopsia verbale, la comunità si responsabilizza, si sensibilizza. Le persone sono sempre più consapevoli di ciò che potrebbe mettere a rischio la vita delle giovani donne e dei bambini delle loro comunità, e partecipano attivamente alla tutela della salute sessuale e riproduttiva delle donne”.

Ad oggi, grazie al progetto e al sostenuto dalla FAI - Fondation Assistance International e dalla CEI - Conferenza Episcopale Italiana, è stato reso possibile l’acquisto e distribuzione di 33 letti di sala parto, 33 principali set di strumenti ginecologici, 30 divise per sala parto, 6 carrelli mobili per strumenti, nonché l’acquisto e distribuzione di 500 set completi per operazioni di fistola ostetrica.

Sono stati inoltre distribuiti 300 Mama Kit consegnati ad altrettante donne partorienti, costituiti da asciugamani, una bacinella, sapone disinfettante, un telo da bambino, mutandine e pannolini post-parto.


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